Cari amici di Josway,
Nell’augurarvi un felice 2026 – o, come dice il nostro Furio Honsell, un felice (9x8x7+6-5)x4+3x2x1 – mi fermo un attimo per ripercorrere come al solito i momenti più significativi del nostro viaggio nell’anno matemagico che si appena chiuso. Tra l’altro, questo appuntamento annuale potrebbe trasformarsi in una newsletter: per favore, fatemi sapere chi è interessato, chi non lo è, e in generale che cosa ne pensate, all’indirizzo josway.it@gmail.com
Sette anni alle Svalbard
L’anno si è aperto e concluso con due articoli di Francesco Tomasinelli dedicati alla natura. Nel primo l’autore ci fa scoprire, con la sua solita ironia, le virtù del più flessuoso degli amanti, il polpo. Purtroppo, dopo le sue performance con l’ectocotile (non chiamatelo tentatocolo), il maschio è destinato a una brutta fine, come tanti altri maschi del regno animali del resto. Il secondo articolo, pubblicato da pochi giorni, è invece un’intervista a Stefano Unterthiner sul suo ultimo progetto in mostra, Una finestra sull’Artico, e sui 7 anni di appostamenti alle isole Svalbard che il fotografo italiano ha impegnato per realizzarlo, raccogliendo innumerevoli testimonianze del clima che cambia in una delle aree più vulnerabili del pianeta.

Sempre a gennaio, Giorgio Scozzafava si è infilato nei cunicoli del Passetto di Borgo, il “passaggio segreto dei papi” che collega Castel Sant’Angelo al Palazzo Apostolico in Vaticano, a Roma, raccontandoci in anteprima i dettagli di questo percorso ricco di storia, che in quei giorni riapriva le porte al pubblico. Nello stesso periodo, Adriano Monti Buzzetti Colella ci ha raccontato la straordinaria avventura umana di Guido Keller, “l’ardente disperato”, aviatore anticonformista che come e più di Gabriele d’Annunzio cercò di trasformare la sua vita in arte.

Dalla Terra alla Luna
A proposito di arte, il 2025 ci ha regalato alcune esperienze e alcuni incontri veramente straordinari, che nel prossimo anno potrebbero portare a nuove iniziative. Su questo fronte, l’anno si è aperto con un’intervista a Tommaso Ghidini, capo dell’Ingegneria meccanica dell’Agenzia Spaziale Europea, e all’astronauta Luca Parmitano. Entrambi ci hanno parlato dei rapporti tra arte e scienza – un tema che Josway segue da vicino ormai da anni – dal loro particolarissimo punto di vista. Parmitano, che ci ha parlato anche del suo ruolo nel progettare gli interni della futura stazione spaziale Lunar Gateway, ci ha lasciato con queste parole: «Il genio dell’artista sta nel trasformare concetti mai pensati prima in qualcosa che parla a tutti. E la scienza fa la stessa cosa».

Kiefer e la teoria delle stringhe
Sui rapporti tra arte e scienza, abbiamo chiesto anche agli artisti. Innanzitutto siamo stati a La Ribaute a Barjac, in Francia, nella casa-atelier di Anselm Kiefer: un mondo straordinario che si sviluppa tra templi sotterranei, anfiteatri, tunnel, torri all’aperto. Qui abbiamo scoperto che Kiefer è un appassionato di teoria delle stringhe, alla quale ha dedicato alcune opere gigantesche custodite in un hangar denominato “Mesopotamia”. Kiefer sarà tra non molto a Milano con la sua mostra Le Alchimiste; ci siamo fatti promotori di un suo incontro con Gabriele Veneziano, padre della teoria delle stringhe a cui l’artista ha dedicato l’opera Ampiezza di Veneziano (ne abbiamo parlato anche qui).

Come ragni in una ragnatela
Abbiamo poi finalmente incontrato e intervistato un artista contemporaneo che abbiamo citato diverse volte in passato, Tomas Saraceno, appassionato di ragni, ragnatele, ragnatele, meccanica quantistica e onde gravitazionali. Abbiamo scoperto che al centro del suo modo di vedere il mondo c’è l’idea di Umwelt, che ci ricorda come la nostra percezione della realtà sia fortemente influenzata dalla nostra interazione con l’ambiente in cui ci troviamo e dai sensi con cui la percepiamo. L’occasione dell’incontro con Saraceno è stata una mostra a Venezia, The Quantum Effect, che ha esplorato con il linguaggio dell’arte l’intricato mondo della meccanica quantistica.

Nel Terzo Paradiso
Più o meno nello stesso periodo, a settembre, abbiamo incontrato Michelangelo Pistoletto, che ci ha stupito per la sua vitalità, la sua passione e il suo entusiasmo per la tecnologia. Un entusiasmo raro e tutt’altro che ingenuo, basato sulla fiducia nell’uomo – anzi nell’umanità, che è cosa diversa e più grande di ogni singolo essere umano, per quanto potente e ambizioso possa essere. Tra le tante cose che ci ha detto, ci ha tenuto a raccontarci come abbia recentemente rivisto uno dei tanti significati del suo iconico simbolo, il Terzo Paradiso, in seguito all’incontro con il fisico Guido Tonelli protagonista della scoperta del bosone di Higgs. Avevamo già pubblicato la versione di Tonelli (la trovate anche su Focus n. 394), ora abbiamo chiuso il cerchio con la testimonianza dell’artista.

Seguendo le vie imperscrutabili del destino, l’incontro con Pistoletto ci ha portato, sempre a settembre, nell’Appennino pistoiese, dove in cima e una montagna, in mezzo a un bosco popolato da cervi, ha preso vita uno straordinario progetto di integrazione tra arte e natura, Oasy Contemporary Art and Architecture.

Abbiamo esplorato questo luogo permeato di spiritualità e bellezza guidati dal suo ideatore Emanuele Montibeller, uno dei fondatori di Arte Sella. E abbiamo incontrato altri protagonisti come l’architetto Michele De Lucchi e la poetessa Mariangela Gualtieri, che hanno letteralmente dato vita a un’architettura nata da una poesia. Parole che si fanno pietra e legno, rito, contemplazione.

Pirandello e l’inconoscibilità del reale
Anche da qui sono nati innumerevoli spunti, che abbiamo appena cominciato a vivere e a raccontare. Ma attraverso la poesia vorrei subito entrare nel mondo della letteratura; perché grazie a Gian Italo Bischi, nell’anno della meccanica quantistica, abbiamo sviluppato un filone a mio parere molto significativo e originale, che meriterebbe un ulteriore sviluppo, quello dei rapporti tra scienza e letteratura. In particolare abbiamo indagato come – ed è questo che personalmente mi affascina – l’immaginario letterario abbia prodotto nel corso della sua storia millenaria idee, metafore, trame e suggestioni che ricordano da vicino le idee più ardite della fisica contemporanea. Perché? Il motivo, questa è l’ipotesi, è che tutto nasce nella nostra mente, nel cervello, e quindi non deve forse sorprendere che si possano trovare schemi mentali simili in una commedia di Pirandello e nel principio di sovrapposizione degli stati, nei molti mondi di Hugh Everett III e in quelli di Jorge Luis Borges, negli integrali di cammino di Richard Feynman e nei piani di fuga del Conte di Montecristo in un racconto di Italo Calvino. Certo, con tutti i distinguo e le distinzioni del caso, e con la consapevolezza che ci potrebbero essere esempi più calzanti e migliori… se vi vengono in mente, per favore segnalateli (sempre a Josway.it@gmail.com)!

La mente è forse il più ampio dei territori che Josway si sforza di esplorare, mettendo in discussione anche i concetti più radicati della nostra esperienza quotidiana. Lo abbiamo già fatto in passato, indagando quel che dice la fisica sulla natura dello spazio. Quest’anno siamo tornati sul tema dal punto di vista delle neuroscienze, raccogliendo una preziosa intervista a Vittorio Gallese, uno degli scopritori dei neuroni specchio, sui meccanismi con cui il nostro cervello genera la percezione degli ambienti in cui ci muoviamo e su come li vive.
La ricetta degli sciamani
Un viaggio altrettanto interessante e straordinariamente variegato è quello negli stati alterati di coscienza, in cui ci ha portato con grande entusiasmo e competenza Gionata Stancher, dando vita in pochi mesi a una delle serie più ricche e sistematiche di Josway finora. A partire dalla puntata introduttiva, il giovane ricercatore della Fondazione Museo Civico di Rovereto ci ha condotti in un percorso che meriterebbe di diventare un libro, attraverso una carrellata delle sostanze psichedeliche più significative, dal peyote all’acido lisergico, dai funghi allucinogeni all’ecstasy, dall’ayahuasca alla ketamina di Elon Musk. Sempre ricordando che parlarne non vuol dire incoraggiare all’uso, che l’uso come sempre se c’è deve essere consapevole, che queste come tante altre sostanze possono fare male alla salute, che poche sostanze fanno male come l’alcol (certo, al peggio non c’è mai limite), che le sostanze allucinogene sono usate fin dall’antichità spesso in ambito religioso, che oggi la ricerca ne riscopre l’utilità a scopo terapeutico ma che bisogna distinguere per esempio tra ricerca e terapia… e tante altre cose che non sto a dire, perché diventerei noioso e non sarei comunque completo, ma che l’autore ha tenuto in considerazione con grande scrupolo.

Nel cuore di un buco nero
Le novità di maggior rilievo forse finiscono qui. Su un lato più scientifico, abbiamo recentemente ricordato il lancio del James Webb Space Telescope della Nasa, quattro anni fa, con l’intervista che facemmo alla vigilia di quello storico evento al padre della missione, il fisico e premio Nobel John Mather. Abbiamo anche intervistato Carlo Rovelli su un tema che ci sta molto a cuore e di cui non si parla spesso, quello della complessità. Nel mondo reale, infatti, la complessità è la regola. Le leggi della fisica, che hanno una straordinaria capacità di descrivere il mondo nel dettaglio, però, sono semplici. Perché? È più fondamentale la semplicità o la complessità? Onestamente, non credo che sul tema sia stata detta l’ultima parola (e forse un’ultima parola non ci sarà mai), ma vale la pena di sentire che cos’hanno da dire sul tema scienziati come Rovelli.

Un’altra preziosa intervista che abbiamo raccolto è quella del fisico teorico francese Thibault Damour, uno dei massimi esperti di relatività al mondo, che abbiamo incontrato a Como e che ci ha raccontato che cosa accadrebbe se ci avventurassimo in un buco nero come quello al centro della nostra galassia.

ESO/José Francisco Salgado – josefrancisco.org, EHT Collaboration).
Come certamente saprete, il viaggio in un buco nero è uno dei cavalli di battaglia di Josway, che proprio quest’anno abbiamo raccontato in una serie basata sull’ebook Viaggio all’interno di un buco nero, questa volta con l’accompagnamento di una colonna sonora composta da Daria Baiocchi. Ora grazie a Fabrizio Saccomanno di Ura Teatro, abbiamo anche una voce narrante e un teaser. Grazie all’incontro con artisti, musicisti e attori, quest’opera si sta trasformando. A me piacerebbe renderla un’esperienza, ovviamente da vivere in modo virtuale (sarebbe troppo radicale, seppur non impossibile in linea di principio, come esperienza reale). In attesa di novità, torno a proporvi gli auguri di Furio Honsell, che come sempre sono in più versioni (in passato ne avevo scelta una, tralasciando le altre).
Buon (9x8x7+6-5)x4+3x2x1
Buon 2^11- 2×11
Buon 7EA
… Tutto chiaro? Be’, devo ammettere, per decifrare l’ultimo numero ho dovuto ricorrere all’intelligenza artificiale, che mi ha risposto così: “Si riferisce alla conversione esadecimale del numero decimale 2026. Spiegazione della conversione: 7EA in esadecimale (base 16): Le cifre A, B, C, D, E, F rappresentano rispettivamente 10, 11, 12, 13, 14, 15. Per convertire 7EA da base 16 a base 10, si usa la formula: (7 x 16^2 + E x 16^1 + A x 16^0). Sostituendo i valori: (7 x 256) + (14 x 16) + (10 x 1) = 1792 + 224 + 10 = 2026).
In ultima analisi, buon 2026 a tutti!


