Se l’arte è energia vitale, Michelangelo Pistoletto non è secondo a nessuno. A 92 anni, si confronta ad armi pari con scienziati del calibro di Guido Tonelli, uno degli scopritori del bosone di Higgs al Cern di Ginevra, con il quale ha recentemente rivisto l’interpretazione del suo più recente cavallo di battaglia, il simbolo del Terzo Paradiso. Ma nella sua vita ricca di eventi, Pistoletto ha fatto anche molto altro. Con i suoi Oggetti in Meno e con la Venere degli Stracci, è stato tra i fondatori dell’Arte Povera. Con i suoi specchi, ha inaugurato un modo nuovo di fare pittura. Ha ricevuto il Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia, il Premio Wolf per le Arti e il Premio Imperiale del Giappone. Per il suo impegno nei confronti della pace e del dialogo interreligioso, è stato candidato al Premio Nobel.
In dialogo con Picasso
Attratti dal suo pensiero e dal suo interesse nei confronti della scienza e della tecnologia più avanzata (ha scritto anche un libro “a quattro mani” con l’intelligenza artificiale), lo abbiamo incontrato alla vigilia della mostra UR-RA – Unity of Religions – Responsibility of Art, un’antologica che si svolgerà dall’1 novembre alla Villa Reale di Monza. Quando lo abbiamo raggiunto, nel giro di tre o quattro giorni era già stato nell’ordine: a Londra, dove aveva incontrato Leonardo DiCaprio e Mick Jagger, per una mostra che lo mette in relazione con Pablo Picasso; a Roma, dove aveva incontrato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; a Modena per la presentazione di un suo libro; alla Scala di Milano per gli Stati Generali della Cultura e infine alla Fondazione Sozzani, dove lo abbiamo intervistato. Chi scrive, che lo ha seguito nelle ultime tre tappe, era più stanco di lui. Per non parlare dello staff che lo accompagna in tutti gli spostamenti. Ma a parte l’energia fisica, quel che stupisce davvero è la lucidità mentale, l’originalità del pensiero e – in un mondo sempre più chiuso e arroccato in sé stesso – l’apertura mentale, la capacità di mettersi in discussione, la fiducia nella tecnologia, negli esseri umani, nel futuro.

Che cos’è per Lei la scienza, nella Sua opera, nel suo essere Michelangelo Pistoletto?
Ho cominciato a cercare la mia identità con i quadri specchianti. Il quadro specchiante è fatto di un fondo che è illimitato, perché è lo specchio della realtà. Quindi non ha limite, così come non ha limite la realtà. Nell’opera, io inquadro lo specchio, nel senso che lo taglio e ne faccio un piccolo particolare di questa immensità. Però nello specchio quello che vedo è l’immensità dell’esistente. L’ho fatto come autoritratto; e dunque ho posto la mia immagine, che normalmente dovrei dipingere sulla tela, come ritratto sullo specchio. Con la mia immagine sullo specchio, vedo me stesso non più soltanto raffigurato, ma mi vedo dipinto in tutta la realtà esistente. E quindi scompaio come propositore di immagine, perché l’immagine viene proposta dall’universo stesso. Nel quadro, lo spazio non è più dipinto da me, e non è uno spazio fisso. È il tempo che lavora. Tutti gli elementi dell’universo si combinano davanti ai miei occhi. Quella che ho rappresentato è la fenomenologia dello spazio-tempo; che è infinita, in quanto ciò che vediamo in un istante non c’era prima, c’è solo in quel momento e poi non c’è più. Quel momento, che è irripetibile, però rimane fisso nella memoria. Lo specchio non ha memoria. Ma io come essere umano so che ho memoria, perché fissando un’immagine la rendo attuale in ogni momento futuro. Questa è fenomenologia. Non è più pittura voluta, è pittura ricevuta. È arte ricevuta dalla scienza attraverso la specularità.
Quindi, attraverso lo specchio, Lei indaga la realtà; proprio come fa la scienza. In un’altra occasione, però, Lei ha rotto lo specchio. Perché?
L’ho rotto perché non c’è soltanto la virtualità. Non illudiamoci che lo specchio esista di per sé, avulso dalla realtà. Perché lo specchio non ha un’immagine propria. È un’immagine “zero” che può contenere tutte le immagini possibili. Quindi abbiamo una dualità, che è la stessa che permette agli algoritmi di funzionare per mezzo di zero e di uno, dove l’uno è il tutto e lo zero è il niente. Il mio è un lavoro fenomenologico, arte e fenomenologia. Arte nel senso della rappresentazione, perché tutto è rappresentato. Ho permesso alla natura di autorappresentarsi, in modo che non fossi io a dire che cos’è, ma che fosse lei a farlo.
Nel 1961 sono giunto a trasformare la tela del mio autoritratto in superficie specchiante. Il mio autoritratto è diventato l’autoritratto del mondo e ogni persona è divenuta con me protagonista dell’opera. (Michelangelo Pistoletto)

Dal Suo punto di vista, che cosa può dare la scienza all’arte?
La scienza mi dà la conferma o meno di quello che faccio. Per questo è stato per me importante l’incontro con Guido Tonelli, con il quale ci siamo confrontati su un tema a me molto caro, il simbolo del Terzo Paradiso. L’ho chiamato così per il seguente motivo. Il primo paradiso rappresenta il periodo in cui eravamo totalmente integrati nella natura. Il secondo è quello artificiale, che ci ha portato a estremi tali da confliggere in maniera drammatica e quasi catastrofica con la natura. Bisogna quindi trovare un terzo stadio, in cui la natura e l’artificio trovino un equilibrio: questo è per me il terzo paradiso. L’ho raffigurato con un simbolo in cui c’è la natura da una parte, in un cerchio, e l’artificio nel cerchio opposto; al centro, tra i due, un altro cerchio rappresenta l’equilibrio tra natura e artificio, ed è quello che dobbiamo cercare (natura + artificio = armonia). Questo è il mio progetto. E qui arriviamo a Tonelli, perché al Terzo Paradiso dò anche altri significati. Per me è un simbolo di relazione (io + tu = noi) e di creazione. Infatti, sulla base della mia esperienza con gli specchi, lo avevo inizialmente pensato così: in un cerchio va lo spazio, nell’altro il tempo e al centro lo spazio-tempo (spazio + tempo = spazio-tempo). Guido Tonelli, però, quando gliene ho parlato, mi ha detto: è vero quello che dici, ma bisogna mettere lo spazio-tempo in un cerchio, nel cerchio opposto la massa-energia e al centro l’universo (le equazioni di campo di Einstein che descrivono l’universo, infatti, stabiliscono l’uguaglianza tra lo spazio-tempo e la massa-energia, ndr). E io immediatamente ho reagito: “È evidente”. Perché quando guardo il quadro specchiante, io sono la massa-energia che entra nello spazio-tempo. E lo spazio-tempo non esisterebbe senza la mia massa (spazio-tempo + massa-energia = universo). Quindi c’è voluto quell’incontro per stabilire la perfetta relazione tra ciò che avevo fatto e quello che Tonelli riportava come i risultati più avanzati della scienza.

E l’arte che cosa può dare alla scienza, invece?
L’arte può dare alla scienza questa continua intuizione. L’intuizione però ha bisogno di capitare nel caso. Per me l’elemento centrale è il vuoto, perché se non ci fosse il vuoto non ci sarebbero le combinazioni. Ecco perché lo specchio, essendo vuoto, permette tutte le combinazioni possibili. Non è qualcosa di già dipinto, ma è materia che di per sé ha questa qualità di essere talmente vuoto da raccogliere tutto. È il percorso dell’arte: se non ci fosse stata tutta la raffigurazione artistica del passato, non sarei in grado oggi di dare significato di rappresentazione allo specchio. Avrei continuato a dire “devo farlo io”.
Tonelli direbbe che il vuoto può generare interi universi.
Da questo punto di vista, non vado oltre quello che sono capace di asserire come verità. Nello specchio, nel quadro specchiante, c’è la verità. Perché lo specchio non può mentire.
Le religioni sono ridivenute indispensabili per l’arte poiché essa adesso ricongiunge l’individuo al mondo. Infatti religione significa “religare”, cioè unire, connettere, collegare. (Michelangelo Pistoletto)
Tornando alla domanda di prima, che cosa si può dire ancora su ciò che l’arte può dare alla scienza?
L’arte può dare alla scienza la capacità di immaginare. Ma la scienza ha già in sé questa capacità, perché senza l’immaginazione e senza ricorso alla raccolta di dati non c’è progresso. I dati vengono scoperti per caso, e quindi il caso esiste sia per l’arte, sia per la scienza. E c’è l’intuizione, che l’arte segue nella raffigurazione, mentre la scienza nella concreta fisicità. Ma in fondo è la stessa cosa. Sono due binari dello stesso treno.
Link e approfondimenti
• L’articolo su Josway in cui Guido Tonelli parla di arte, scienza e del suo incontro con Michelangelo Pistoletto.
• Una breve biografia di Michelangelo Pistoletto, e una più lunga.
• Un’intervista in occasione della sua candidatura al Premio Nobel per la Pace.
• La mostra UR-RA – Unity of Religions – Responsibility of Art, che si svolgerà alla Villa Reale di Monza dal 1° novembre 2025 al 31 ottobre 2026.
• Il libro La formula della creazione (Cittadellarte Edizioni), sul Terzo Paradiso.


