Il ritorno dell’LSD

Il più emblematico degli allucinogeni torna sotto i riflettori della scienza. Ecco perché.

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Il ritorno dell’LSD

Il più emblematico degli allucinogeni torna sotto i riflettori della scienza. Ecco perché.

Era il 19 aprile 1943 quando un chimico svizzero chiese al proprio assistente di accompagnarlo a casa perché non si sentiva bene. La strada che separava il laboratorio dalla sua abitazione diventò uno dei tragitti più famosi – e sicuramente il più psichedelico – che sia mai stato percorso in bicicletta. Il chimico svizzero era infatti Albert Hofmann, e quel giorno aveva scoperto gli effetti di una molecola che sarebbe diventata famosa, l’LSD. Circa cinquant’anni più tardi, un professore universitario dell’Illinois di nome Thomas B. Roberts coniò il termine Bicycle day per ricordare quel trip memorabile. E da allora il 19 aprile è noto in tutto il mondo come “la giornata della bicicletta”. Ma fu, soprattutto, la giornata dell’LSD.

Da un parassita della segale

L’LSD o “dietilammide dell’acido lisergico” era stato sintetizzato per la prima volta da Albert Hofmann nel 1938 nei laboratori svizzeri dell’azienda farmaceutica Sandoz, assieme ad altri composti creati come possibili stimolanti del sistema respiratorio e circolatorio. Venne però accantonato per cinque anni in una provetta etichettata come “LSD-25”: la venticinquesima variante di una serie di nuove molecole derivate da un fungo parassita della segale. Un inizio in sordina che mai avrebbe lasciato presagire quello che sarebbe accaduto negli ottant’anni successivi.

Albert Hofmann
Albert Hofmann nel 2006.

Cinque anni dopo, il 16 aprile del 1943, Hofmann si ricordò di quel composto e aprì la provetta. Per il solo fatto di aver toccato la sostanza con le dita, venne investito da “una rimarchevole irrequietezza, combinata con un senso di vertigine”, come ha raccontato egli stesso nel documentario La sostanza. Storia dell’LSD, prodotto nel 2011. “Una volta a casa, sprofondai in una condizione simile all’intossicazione, caratterizzata da un’immaginazione estremamente vivida, come in uno stato di sogno. Tutti i miei pensieri si trasformavano in immagini. Fu un’esperienza meravigliosa”. 

“Ebbi visioni meravigliose, piacevoli e persistenti, giochi di forme e colori caleidoscopici, immagini fantastiche che mi comparivano davanti agli occhi chiusi alternandosi, variando, trasformandosi in cerchi e spirali, esplodendo in fontane colorate, riarrangiandosi e ibridandosi in un flusso costante…” (Albert Hofmann)

Morte e rinascita

Incuriosito da quell’effetto così singolare, tre giorni dopo Hofmann decise di assumere per via orale una quantità cautelativamente molto bassa di quella sostanza: 250 microgrammi, un decimo della massa di un granello di sabbia, una dose alla quale la maggior parte dei farmaci sono completamente inefficaci. L’LSD era però estremamente potente e gli effetti si fecero presto sentire. Nel già citato documentario, un Albert Hofmann ormai vicino ai cent’anni, intervistato nel giardino della sua abitazione, riferisce di essere stato catapultato in una dimensione a lui interamente sconosciuta. L’esperienza vissuta sessant’anni prima è ancora impressa nella sua mente e vivida nel suo sguardo: mentre racconta, chiude gli occhi e agita le mani. “Pensai che fosse arrivato il mio momento. Fu un’esperienza molto angosciante, terribile, una vera e propria tortura. Pensavo di essere finito, di essere morto”. Ma una volta terminati gli effetti, il giorno successivo, “ebbi la netta sensazione che la mia vita ricominciasse da zero, di essere come rinato”.

Questa testimonianza, tanto incredibile quanto lucida, si riferisce alla prima assunzione volontaria di LSD della storia, riportata da una persona che non aveva la minima idea di quali potessero esserne gli effetti. Per quanto ne sapeva Hofmann, poteva trattarsi di un veleno con tossicità mortale per l’organismo, e dunque l’esperienza che stava vivendo, così densa di distorsioni percettive, allucinazioni ed emozioni, poteva essere l’anticamera della sua morte. Il racconto mette i brividi anche perché la durata degli effetti non è esattamente breve: dalle 6 alle 10 ore, durante le quali si alterano i sensi, le emozioni, la memoria, il tempo e la consapevolezza di sé. 

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Un’immagine allucinogena creata con Gemini.

Come funziona la molecola

L’LSD agisce, come gli altri psichedelici, principalmente sui recettori 2A della serotonina (anche se è stata registrata un’azione importante sui D2 della dopamina). Il legame che si forma tra i 2A e l’LSD è così solido da modificare temporaneamente la conformazione del recettore stesso, il quale nell’“aggancio” sviluppa un’estensione che va a coprire la molecola, cioè forma un cappuccio che la mantiene per ore nel suo alloggio. 

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La struttura della molecola di dietilammide dell’acido lisergico (LSD).

Pseudoallucinazioni e bad trip

Caratteristiche dell’LSD come di altri psichedelici sono le cosiddette pseudoallucinazioni. Si tratta di esperienze sensoriali che, pur avendo la stessa vividezza delle vere allucinazioni, sono riconosciute dal soggetto come da lui stesso prodotte. In altre parole, queste immagini non vengono collocate da chi le vive nello spazio esterno, perché ne viene riconosciuta l’origine “interna” e quindi l’assenza di realtà oggettiva. In alcuni casi, però, possono verificarsi i cosiddetti bad trip, cioè situazioni nelle quali l’utilizzatore è spaventato dall’esperienza che sta vivendo (spesso per il fatto di non poterla controllare o fermare) e può quindi provare agitazione, ansia, panico e paranoia.

Interesse scientifico

Dopo gli anni della scoperta, l’LSD è stato a lungo dimenticato dal punto di vista scientifico; ma già da diversi anni è tornato a essere oggetto di studio, principalmente per i potenziali benefici legati alla sua assunzione sotto controllo medico psichiatrico. A causa dello stigma esistente sull’acido lisergico, però, negli studi in ambito clinico è attualmente preferita la psilocibina, una variante naturale presente in alcuni funghi, che è in grado in grado di produrre sostanzialmente gli stessi effetti in virtù di un meccanismo d’azione molto simile. Ricerche recenti hanno confermato quelle svolte negli anni ‘60 e hanno mostrato come i postumi dell’assunzione siano caratterizzati, a differenza di altre sostanze come l’alcool, da un miglioramento dell’umore e dello stato mentale, così come descritto dallo stesso Hofmann nella sua intervista. Questa condizione può durare per giorni o addirittura per settimane, e può rappresentare una possibile base per il trattamento degli stati depressivi (ovviamente sotto controllo medico). 

Contro l’alcol

Sicuramente l’LSD induce un profondo stato alterato di coscienza che può essere pericoloso per la propria incolumità e per quella altrui. Tuttavia, uno studio realizzato nel 2007 e pubblicato su The Lancet ha analizzato i potenziali danni di 20 diverse sostanze: l’LSD è stata classificata in 14° posizione in quanto a potenziale di dipendenza, 15° come “danno fisico” e 13° come “danno sociale”. Il potenziale di dipendenza è stato valutato essere assai inferiore a quello dell’alcol e pari a meno della metà di quello del tabacco (che è allo stesso livello della cocaina). In effetti, tanto l’LSD quanto la psilocibina si sono rivelati promettenti, in vari studi clinici, proprio per trattare la dipendenza da alcol (Qui un analogo studio più recente).

Una lunga vita

Albert Hofmann ha ammesso di aver continuato ad assumere LSD in piccole dosi per tutto il corso della sua vita. Morì il 28 aprile 2008 all’età di 102 anni. In occasione del suo centesimo compleanno, riguardo alla molecola che aveva scoperto, dichiarò: “Si tratta semplicemente di uno strumento per diventare quello che dovremmo essere”.

Link e approfondimenti

• Il documentario La sostanza. Storia dell’LSD.

 

Gionata Stancher
Gionata Stancher
Gionata Stancher è un ricercatore e divulgatore scientifico che lavora come curatore della sezione di Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Laureato in Biologia evoluzionistica e dottore di ricerca in Neurobiologia, ha conseguito una successiva specializzazione in giornalismo scientifico. Ha svolto attività di ricerca e didattica presso le Università di Trento, di Trieste e di Roma. È stato allievo del neuroscienziato Giorgio Vallortigara ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali; cura inoltre mostre e organizza eventi pubblici su tematiche relative alle neuroscienze e alle scienze naturali.

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