L’universo è una ragnatela, e questa è la sua musica

Laser, onde gravitazionali, suoni e vibrazioni nell'ultimo concerto dell'artista Tomás Saraceno a Roma. Uno spettacolo da vivere con tutti i sensi.

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L’universo è una ragnatela, e questa è la sua musica

Laser, onde gravitazionali, suoni e vibrazioni nell'ultimo concerto dell'artista Tomás Saraceno a Roma. Uno spettacolo da vivere con tutti i sensi.

La notte del 31 dicembre 2020, dal quadrante est di Roma salivano al cielo tre raggi laser, unico segno visibile dell’evento How to hear the universe in a spider web: a live concert for/by invertbrate rights di Tomás Saraceno. Tre suggestivi ponti luminosi che collegavano idealmente tre luoghi simbolo della città con altrettante sorgenti astronomiche, coordinate precise dello spazio legate alle prime rilevazioni dirette di onde gravitazionali effettuate dagli osservatori Virgo e LIGO. È in questa cornice che ha preso vita l’innovativo concerto multisensoriale del visionario artista argentino. Non semplice musica, ma una vera e propria esperienza immersiva che vale la pena di raccontare.

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Nel montaggio, i raggi laser connettono simbolicamente tre aree di Roma selezionate dall’artista ad altrettante sorgenti astronomiche (T. Saraceno).

Lo spettacolo prevedeva tre livelli di coinvolgimento del pubblico: sonoro, tattile-percettivo e visivo.

Protagonisti del primo livello sono stati i ragni e le onde gravitazionali. Con l’aiuto degli scienziati coinvolti e di un team di oltre cinquanta persone, Saraceno ha elaborato la campionatura di una serie di suoni che corrispondono a fenomeni che avvengono nello spazio, come esplosioni di stelle e collisioni di buchi neri, con una tecnica di sonorizzazione inventata e perfezionata dall’astronoma portoricana non vedente Wanda Díaz-Merced (qui un suo TED), che ha partecipato al progetto. “Gli astronomi di solito usano gli occhi”, ha detto la scienziata. “Io ho iniziato a usare le orecchie per esplorare l’universo”. Il risultato è stato poi armonizzato con i suoni e le vibrazioni generati dal movimento dei ragni sulle loro ragnatele, dai suoni ambientali prodotti dal pubblico presente e persino da quelli prodotti dal pulviscolo che attraversa l’aria che respiriamo.

(Nel video, il trailer del concerto. Da ascoltare con un buon paio di cuffie).

L’app “Arachnomancy”, lanciata in occasione della Biennale di Venezia del 2019, è stata invece la chiave d’ingresso al secondo livello. Lo smartphone ha permesso al pubblico di percepire per via tattile le vibrazioni che, aggiunte così al suono, sono diventate parte integrante dello spettacolo. Saraceno ha perfino invitato i partecipanti ad avvicinarsi, ove possibile, a un ragno e alla sua tela per condividere con l’animale l’esperienza del concerto, tante sono le analogie che ha voluto mettere in evidenza tra la modalità di comunicazione degli aracnidi e di diffusione delle onde gravitazionali.

Un momento dello spettacolo (© Photography by Studio Tomás Saraceno, 2020).

Il terzo livello, quello visivo, è stato garantito da un video documentario prodotto dall’artista stesso nel quale venivano illustrati i fenomeni astrofisici all’origine dei suoni ascoltati e il ruolo dei ragni e delle ragnatele nella sua ricerca.

Alla fine, il concerto è stato un viaggio sensoriale vertiginoso all’interno di un universo mutevole e dinamico, fatto di suoni, di vibrazioni e di immagini. Un benvenuto al nuovo anno in una forma nuova, quasi un invito a riflettere sulla necessaria armonia da ristabilire con la natura, anche e soprattutto di fronte a una pandemia della quale noi stessi siamo una delle cause.

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Un’esposizione di ragnatele (T. Saraceno).

Per Saraceno, l’arte ha una missione sociale, un messaggio civile. Da qui l’esigenza di mettere insieme conoscenze e linguaggi diversi per connettersi e connetterci, proprio come una ragnatela, sentendoci “parte di una famiglia estesa del vivente”. La sensazione alla fine del concerto è che l’artista stia suggerendo un cambio di paradigma nelle nostre relazioni con la natura e l’ambiente fino al raggiungimento di una più profonda consapevolezza del livello di interdipendenza tra tutti gli esseri umani.

Per saperne di più
• Il sito www.arachnophilia.net, ricchissimo di approfondimenti, in particolare sul mondo dei ragni e delle ragnatele.
• La app Arachnomancy su App Store o Google Play Store.
• Un TED di Wanda Díaz-Merced.
• L’immancabile suono della first detection di LIGO, lo scontro tra due buchi neri tradotto in suono (il suono basso è alle stesse frequenze delle onde gravitazionali rilevate, quello alto è a frequenze più elevate e meglio udibili, che lo rendono simile a un cinguettio).

 

Andrea Capozucca
Andrea Capozucca è docente di Matematica e Fisica presso l’I.I.S. Leonardo da Vinci di Civitanova Marche e insegna Tecniche della comunicazione della scienza presso l’Università di Camerino. Lavora da oltre dieci anni nella comunicazione della scienza. È membro dell’International Coalition of STEAM Educators e rappresentante italiano dell’Experience Workshop Global STEAM Network. Dal 2018 è membro del Consiglio Scientifico di “Matematita”, centro interuniversitario di ricerca per la comunicazione e l’apprendimento informale della matematica, e collaboratore del Centro Pristem Bocconi. È ideatore e organizzatore di eventi come “Matematica sotto l’ombrellone”, “Matematica Informale: aperitivi con la scienza”, “Math&Co: la matematica tra arte e gioco”. È autore di libri e collabora con la rivista Focus Scuola (Mondadori). Dal 2017, è direttore scientifico di FermHamente, festival della scienza di Fermo, e responsabile scientifico di Labilia srl.

Il video

Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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