La realtà del sogno

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La realtà del sogno

Durante i sogni facciamo esperienza dello stato di coscienza alterato più comune, nonché di uno dei più intensi e profondi: possiamo, con assoluta convinzione, essere quello che non siamo, incontrare persone ed entità sconosciute, rinascere dopo essere morti, avere superpoteri, percorrere un’intera esistenza in pochi minuti. D’altra parte, anche quella che chiamiamo realtà è assimilabile a un’illusione creata dal filtro dei nostri sensi e dall’interpretazione del nostro cervello. L’immagine che abbiamo della realtà è il frutto della sua interpretazione secondo criteri funzionali alla nostra sopravvivenza – criteri stabiliti nel corso di milioni di anni di evoluzione biologica.

Un mondo di illusioni

Che il cervello non si limiti a creare copie della realtà è evidente se pensiamo alla facilità con cui lo si può ingannare. Le illusioni ottiche, infatti, sfruttano alcune falle nella programmazione biologica del nostro cervello, facendoci vedere la profondità in immagini piatte, il movimento in situazioni statiche e tanto altro. Le illusioni ottiche funzionano perché gli elementi pittorici che le rendono possibili sono molto rari in natura e, quindi, la probabilità di scambiare un oggetto per un altro o attribuirgli proprietà che non ha è molto bassa. Vi è mai capitato di vedere facce nelle macchie sui muri o nei profili delle montagne? Queste interpretazioni, chiamate pareidolia, sono dovute all’iperattività di una specifica area cerebrale che è molto importante nella nostra specie altamente sociale: in termini di sopravvivenza è meglio vedere, di tanto in tanto, volti dove non ci sono che mancare di riconoscere un nostro simile, cioè è preferibile creare falsi positivi.

Poiché il cervello interpreta la realtà come farebbe un artista, anziché fotocopiarla come farebbe un impiegato, possiamo affermare che i due dipinti prodotti rispettivamente da sogno e veglia corrispondono ad altrettanti stati di realtà.

Illusione ottica
Un’illusione ottica: i quadrati rossi appaiono distorti (Nevit Dilmen, CC BY-SA 3.0).

Sogno o son desto?

Parte del fascino (e del significato educativo) del sogno sta nella sua capacità di minare le fondamenta di ciò che consideriamo reale, ovvero il nostro senso di realtà. Notevole è il fatto che mentre sogniamo non siamo in genere consapevoli di essere addormentati, e perciò crediamo profondamente agli scenari che noi stessi abbiamo generato. Questo differenzia i sogni dalle pseudoallucinazioni: anche durante un trip psichedelico, per esempio, il nostro cervello ci consegna una versione deformata degli oggetti o crea nuove immagini; ma si rimane in genere consapevoli del fatto che tutto ciò non è parte della realtà esterna. Non è così durante un tipico sogno.

Il sogno è uno stato paradossale perché quando siamo sotto la sua influenza vediamo cose, sentiamo rumori, proviamo emozioni; ma rimaniamo in larga parte all’oscuro di essere noi gli artefici di questi contenuti (esiste una sola eccezione: il sogno lucido o sogno consapevole). Pertanto, in qualsiasi situazione dovessimo trovarci in un dato momento, ad esempio ora davanti al computer a leggere questo pezzo sui sogni, faremmo bene a sapere che potrebbe pur sempre trattarsi di un sogno.

Consapevoli solo dopo il risveglio

La particolarità del sogno consiste dunque nella possibilità di verifica solo (o quasi) “a posteriori”, cioè al risveglio. Quando ci svegliamo, veniamo catapultati in una realtà alternativa a quella vissuta solo pochi minuti prima, con regole diverse, nella quale non è possibile volare o risuscitare. Nell’arco di pochi secondi siamo chiamati a ri-definire tutto ciò che è avvenuto prima del risveglio. Quello che facciamo è quindi entrare e uscire da differenti stati di realtà con possibilità di verificare se ci troviamo nell’uno o nell’altro solo dopo che il tutto è accaduto.

Perché sogniamo?

Uno dei misteri ancora insoluti del sogno riguarda la sua funzione: trattandosi del prodotto di un’attività cerebrale molto intesa, paragonabile a quella della veglia – ed essendo il cervello l’organo metabolicamente più costoso del corpo – è ragionevole supporre che la sua funzione sia assai rilevante. Se così non fosse, i processi di evoluzione per selezione naturale l’avrebbero rapidamente eliminato anziché conservarlo in molti vertebrati, compresi i nostri cani e gatti. Sono ben più d’una le teorie avanzate per spiegare perché tutti sogniamo; una di queste è l’idea che il cervello non possa cessare la propria attività e debba quindi esprimerla, in modo particolarmente caotico, ogni santo giorno durante le ore notturne.

Palestra di vita

Una diversa spiegazione vede i sogni come una sorta di palestra nella quale il cervello può apprendere cose entro scenari da lui stesso prodotti, ovvero in una sorta di realtà virtuale. L’idea è questa: il compito più importante del cervello è prepararci a situazioni future – a quello che potrebbe accadere nei prossimi minuti o nelle prossime ore. Fa questo attraverso l’apprendimento continuo. Impariamo sempre, in maniera esplicita o implicita.
Perché quindi non sfruttare anche le ore notturne? Quando il nostro corpo è immobile e siamo al sicuro nel nostro letto, il cervello dà l’avvio alla produzione di scenari ipotetici, più o meno realistici, spesso altamente fantasiosi ma quasi sempre ispirati alle esperienze passate, con lo scopo di allenarsi (cioè allenarci) ad affrontare simili situazioni se dovessero presentarsi nella vita reale. Nel sogno il cervello mixa le nostre esperienze, compreso quello che osserviamo succedere agli altri, magari al protagonista del film che abbiamo visto qualche giorno prima. Ciò che sperimentiamo o osserviamo durante il giorno rappresenta la base per un impiattamento notturno, che talvolta prende la forma di un incubo, al quale rispondiamo con emozioni reali ma azioni virtuali. Questo spiegherebbe, tra le altre cose, come mai i sogni siano più frequenti e probabilmente anche più vividi nei bambini, in un’età particolarmente ricettiva nei confronti delle esperienze e predisposta all’apprendimento.

Un tale esercizio, che avviene nella condizione molto sicura del sogno, avrebbe l’effetto e la funzione di prepararci se qualcosa del genere dovesse accadere durante la veglia e quindi rappresentare un rischio per la nostra incolumità o, viceversa, un’opportunità da cogliere rapidamente. Più emotivamente (e quindi biologicamente) rilevante è stata un’esperienza reale, maggiore è la probabilità che venga usata come ingrediente base di un nostro successivo sogno.

Gionata Stancher
Gionata Stancher
Gionata Stancher è un ricercatore e divulgatore scientifico che lavora come curatore della sezione di Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Laureato in Biologia evoluzionistica e dottore di ricerca in Neurobiologia, ha conseguito una successiva specializzazione in giornalismo scientifico. Ha svolto attività di ricerca e didattica presso le Università di Trento, di Trieste e di Roma. È stato allievo del neuroscienziato Giorgio Vallortigara ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali; cura inoltre mostre e organizza eventi pubblici su tematiche relative alle neuroscienze e alle scienze naturali.

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