Il cactus “rivelatore della mente”

Le proprietà allucinogene del peyote, un cactus usato fin dai tempi degli antichi aztechi, sono dovute alla molecola della mescalina. Una sostanza, citata anche nel film Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, capace di indurre allucinazioni e sinestesia.

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Il cactus “rivelatore della mente”

Le proprietà allucinogene del peyote, un cactus usato fin dai tempi degli antichi aztechi, sono dovute alla molecola della mescalina. Una sostanza, citata anche nel film Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, capace di indurre allucinazioni e sinestesia.

Il nostro viaggio nel mondo degli psichedelici ci allontana dal villaggio della curandera Maria Sabina e ci spinge più a Nord lungo il continente americano fino a che l’ambiente e il paesaggio non subiscono un drastico cambiamento. Ci troviamo ora nelle aree desertiche e subdesertiche del Messico settentrionale e del Texas meridionale.

La droga degli aztechi

In questi ambienti ostili, aridi e arsi dal sole, vive una tra le più iconiche specie dell’etnobotanica: Lophophora williamsii, comunemente detto peyote. Si tratta di un cactus completamente privo di spine che vive radente al suolo, assai tipico per il suo singolare aspetto e per il colore glauco dell’epidermide. Questa pianta detiene alcuni record. Secondo molti autori è quella con l’utilizzo psichedelico più antico, con evidenze che risalgono a 5.000 anni fa da parte delle comunità azteche e contraddistinto da un importante ruolo nella sfera sociale, curativa e religiosa ancora presente nelle popolazioni indigene – tali popolazioni hanno un permesso dello stato americano per servirsene a scopi tradizionali e religiosi. La principale sostanza che contiene, la mescalina, fu anche il primo psichedelico ad essere sintetizzato in laboratorio e proprio ai suoi effetti, descritti dallo psichiatra britannico Humphrey Osmond, si deve il termine “psichedelico”, che significa “rivelatore dei contenuti della mente”.

Peyote
Piante di Lophophora williamsii, o peyote, nel loro habitat naturale. Si tratta di  un cactus usato anche dagli aztechi per le sue proprietà allucinogene (Foto A.Delladdio).

Le porte della percezione

Gli effetti del peyote sulla psiche vennero descritti per la prima volta nel 1880 da un farmacologo tedesco di nome Louis Lewin, ma divennero noti al grande pubblico nel 1954 grazie al filosofo e scrittore Aldous Huxley e ai suoi racconti autobiografici nei quali descrive gli effetti della mescalina. Solo due anni prima Huxley era entrato in contatto con Humphrey, del quale aveva letto le ricerche sull’alcaloide estratto dal cactus. L’idea dello scrittore era quella di proporsi come soggetto sperimentale con la speranza di accedere a superiori livelli di consapevolezza. Nei due libri Le porte della percezione e Paradiso e Inferno descrive gli effetti meravigliosamente estetici e profondamente spirituali della mescalina, così come egli ebbe occasione di sperimentarli in prima persona: “Quel pomeriggio fu come se una mano invisibile avesse scostato una tenda e, per un breve momento, avessi potuto guardare attraverso una finestra. In un lampo di “visione esterna” ho conosciuto l’eternità e un’estasi quieta, e fatto esperienza di una verità della quale la scienza ufficiale rappresenta solamente una piccola frazione. Sapevo che quella rivelazione sarebbe stata con me per il resto della mia vita, magari ricordata in modo imperfetto, ma pur sempre dentro di me. Una fonte di forza a cui potevo attingere quando la vita appariva dura, crudele o disperata”. Huxley rimase a tal punto colpito e affascinato dall’esperienza da auspicare “uno sforzo culturale e tecnologico significativo alla ricerca di psichedelici utili alla crescita spirituale della collettività, così da aumentarne la consapevolezza”.

Dolce morte

La mattina del giorno della sua morte, costretto a letto a causa del cancro, Huxley fece richiesta alla moglie Laura che gli venissero somministrati 100 microgrammi di LSD, la cui azione è simile a quella della mescalina. Era il 22 novembre del 1966. Recenti ricerche hanno dimostrato l’utilità dell’utilizzo di psichedelici nell’alleviare le sofferenze dei malati terminali di cancro.

Effetti avversi

La presenza di alcaloidi allucinogeni è comune in molte cactacee messicane, tanto che il nome indigeno hikuli comprende una decina di specie che per la scienza ufficiale sono tassonomicamente distinte, e per la verità assai diverse anche nell’aspetto, evidenza questa del fatto che è l’utilizzo ad averne guidato il raggruppamento. Ciascuna di queste specie contiene un cocktail di alcaloidi, alcuni dei quali sono noti per avere effetti avversi. La mescalina è l’alcaloide predominante nel cactus peyote; nonostante appartenga a una classe di composti chimici diversi dalla psilocibina, l’azione della mescalina è sorprendentemente la stessa (sui recettori “2A” della serotonina), e così anche gli effetti soggettivi sono molto simili. L’assunzione di peyote è però accompagnata spesso da alcune reazioni avverse, come disturbi gastrointestinali o vomito, probabilmente dovuti alla compresenza, nella pianta, di piccole quantità di altri alcaloidi come l’hordenina. Questo alcaloide, che è più abbondante in altri cactus hikuli come Ariocarpus fissuratus e Ariocarpus retusus, è noto per produrre, oltre al vomito, anche difficoltà respiratorie e un aumento sia della sudorazione che della frequenza cardiaca. Per questa ragione, oltre che per la maggiore durata degli effetti (che si estendono a 12 ore), l’esperienza con il peyote è considerata più impegnativa di quella con altri psichedelici come la psilocibina o la stessa mescalina di sintesi come quella provata da Huxley.

Il trailer originale di Arancia Meccanica. Nel celebre film di Stanley Kubrick e nel libro a cui si ispira, il protagonista Alex e i suoi amici drughi frequentano il Korova Milk Bar (qui un estratto del film), dove viene servito il “latte più”, mix di latte a droghe tra cui la mescalina.  

Sinestesia

Le esperienze vengono descritte come ricche di effetti visivi e uditivi, e caratterizzate da un’importante presenza della sinestesia. Questo effetto percettivo, comune anche ad altri psichedelici, deriva dalla fusione di due diversi sensi e può portare, per esempio, a percepire la musica come colorata o le diverse forme degli oggetti ad avere odori differenti. I report delle esperienze visive che seguono l’assunzione di mescalina o peyote sono spesso caratterizzati da riferimenti a immagini della cultura azteca e alle incisioni lasciate da questo popolo antico, come la famosa Piedra del Sol (“Pietra del Sole”), un monolite costituito da una serie di cerchi concentrici con elementi della cosmologia frapposti a motivi geometrici. È assai probabile che questi elementi, spesso caratterizzanti l’esperienza con la mescalina, anziché costituire peculiarità riferibili all’azione della molecola vadano interpretate come il prodotto dell’aspettativa degli psiconauti nei confronti di questa magica e iconica pianta messicana e delle tradizioni ad essa legate. Una delle caratteristiche dei visuals indotti dagli psichedelici è infatti quella di essere influenzabili dal contesto: per esempio, capita frequentemente che i frattali visibili a occhi chiusi si muovano coerentemente alla musica che si sta ascoltando.

 

Gionata Stancher
Gionata Stancher
Gionata Stancher è un ricercatore e divulgatore scientifico che lavora come curatore della sezione di Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Laureato in Biologia evoluzionistica e dottore di ricerca in Neurobiologia, ha conseguito una successiva specializzazione in giornalismo scientifico. Ha svolto attività di ricerca e didattica presso le Università di Trento, di Trieste e di Roma. È stato allievo del neuroscienziato Giorgio Vallortigara ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali; cura inoltre mostre e organizza eventi pubblici su tematiche relative alle neuroscienze e alle scienze naturali.

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