Si entra da una stanza piena di specchi, che già prelude alla realtà molteplice, multiforme, irriducibile nella quale ci stiamo immergendo. È la realtà caleidoscopica della mostra The Quantum Effect, allestita allo SMAC – San Marco Art Centre, nel cuore di Venezia, che esplora con un linguaggio espositivo complesso alcune idee della meccanica quantistica – una teoria di cui quest’anno si festeggia il centenario dalla nascita – come quelle di simmetria, interferenza, entanglement, teletrasporto.
La stessa sala degli specchi è un’opera di Isa Genzken (Oil VII, 2007). Da qui, il percorso si sviluppa simmetricamente in una doppia fuga di stanze che si susseguono a destra e a sinistra, come in due mondi paralleli – o forse come un fascio laser che si sdoppia (sono presenti due sistemi laser di questo tipo) – con opere di artisti come Jeff Koons, Marcel Duchamp/Man Ray e Tomás Saraceno. Ogni opera è accompagnata da una formula matematica. «Così come la natura paradossale della fisica quantistica sconvolge la nostra comprensione della realtà, abbiamo creato una mostra che sfida la natura e il significato delle cose», hanno detto i due curatori Daniel Birnbaum e Jacqui Davies. Abbiamo incontrato Daniel Birnbaum e gli abbiamo chiesto un suo parere sui rapporti tra arte e scienza.

Arte e scienza sono spesso intrecciate tra loro, ma lo sono particolarmente in questa mostra. Cosa può dare la scienza all’arte?
Penso che la comprensione del mondo sia qualcosa di necessario per tutte le discipline, incluse le arti. La comprensione scientifica cambia il modo di vedere le cose. In questa mostra esaminiamo le frontiere più avanzate della fisica. Si può restare confusi; ma è interessante scoprire come anche gli scienziati siano perplessi delle loro stesse scoperte. E questo ha un impatto sulle arti: nel cinema, nella letteratura e nelle arti visive. Ci sono video come Can you feel it? di Michael Jackson (The Jacksons, ndr), che sono molto vicini allo spirito della meccanica quantistica.
Penso che ci siano diversi modi di comprendere il mondo, e che l’approccio matematico sia solo uno di questi. Una visione più estetica dell’esistenza è un’alternativa. E poi ci può essere una visione etica, forse anche una religiosa. Ci sono linguaggi diversi. Filosofi come Ernst Cassirer e Nelson Goodman hanno enfatizzato che ci sono diversi quadri entro cui si può cercare di comprendere l’universo.
E cosa può dare l’arte alla scienza?
Nella mostra abbiamo citato Marshall McLuhan, che dice che “Il misticismo è la scienza di domani sognata oggi”. Ci sono visioni nella letteratura, e forse anche nel pensiero mistico, che a volte si rivelano profetiche. A volte, forse, artisti e scrittori visionari predicono quanto si scopre in seguito con la scienza.
Penso anche che arte e tecnologia siano strettamente legate. Le nuove tecnologie arrivano e hanno un impatto sul mondo: quando è arrivata la videocamera, è arrivato un nuovo tipo di arte. La stessa cosa è avvenuta quando è arrivato internet. Spesso arriva prima la tecnologia, poi l’arte. Ma anche le nuove tecnologie sono invenzioni, nascono dalla fantasia umana; perché qualcuno le ha inventate, sono state scoperte, sono state create. Tra arte e tecnologia c’è uno scambio continuo.
Link e approfondimenti
• La mostra The Quantum Effect, in programma allo SMAC di Venezia fino al 23 novembre 2025.
• Il romanzo Locus Solus (1914) di Raymond Roussel, a cui la mostra si ispira.
• Il libro Languages of art (1968) di Nelson Goodman.


