Ascoltare l’invisibile: in dialogo con Wanda Díaz-Merced (2/2)

Incontro con l'astronoma non vedente che ha regalato una dimensione nuova all'esplorazione scientifica: il suono.

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Ascoltare l’invisibile: in dialogo con Wanda Díaz-Merced (2/2)

Incontro con l'astronoma non vedente che ha regalato una dimensione nuova all'esplorazione scientifica: il suono.

Il lavoro di Wanda Díaz-Merced, l’astronoma non vedente che analizza i dati con tecniche audio di sonificazione, sta mostrando a tutto il mondo della scienza che non esiste un unico modo di esplorare e comprendere la realtà intorno a noi. Ci sono più dimensioni della conoscenza, che possono fruttuosamente coesistere all’interno dei campi di ricerca scientifici. Nella prima parte dell’intervista, abbiamo ripercorso la vita della scienziata; in questa approfondiamo gli aspetti metodologici e

“L’approccio multisensoriale combinato è indispensabile. Potrebbe sembrare sorprendente per la comunità scientifica, ma non per i cittadini, perché in tutto il mondo le persone vivono e prosperano utilizzando e combinando le modalità sensoriali disponibili nel proprio contesto. Fin dalle sue origini, l’uomo esplora il mondo con tutte le modalità sensoriali a sua disposizione. E come tale, essendo la ricerca scientifica un’impresa umana, non dovrebbe limitarsi a modalità sensoriali che si presume funzionino meglio. La mia squadra di ricerca ha dimostrato che la sonificazione aumenta la sensibilità dell’astronomo esperto nell’individuazione di eventi che per loro natura sono ambigui o ciechi all’occhio umano. Per tale ragione, il mondo scientifico deve distaccarsi da una visione creata inconsapevolmente attraverso la percezione unimodale, per eseguire ricerche e acquisire nuove conoscenze. A volte mi chiedo quante scoperte ci siamo persi, proprio perché la comunità scientifica non ha arricchito la propria osservazione con altre modalità sensoriali. Quindi, il momento è adesso. È il momento di concentrarsi sulle tante scoperte future e sull’inclusione di tutto il potenziale umano per l’esplorazione. Questo ci porterà, ogni giorno, sempre più vicini a raggiungere il momento in cui ogni uomo sarà in grado di fare ricerca. Meraviglioso, davvero”.

“L’universo è molto, molto, molto attivo. È un bellissimo caos disorganizzato. Non puoi fare previsioni. È bello e imprevedibile”

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Wanda Díaz-Merced all’interno di uno dei due bracci di Virgo, ognuno dei quali è lungo 3 km (foto EGO).

Nonostante la mentalità stia cambiando, la comunità scientifica ha fatto fatica, soprattutto all’inizio, ad accettare la sonificazione come un nuovo metodo di indagine e di ricerca.

“Appartengo a questa comunità scientifica e mi domando: «Da dove deriva questo atteggiamento?» Presumo che, nel caso di Jansky, nessuno fosse incline a usare altre modalità sensoriali. Oggi è diverso. Da un lato, la ricerca sta diventando sempre più interdisciplinare e questo porta necessariamente all’integrazione di più linguaggi; dall’altro, ci sono persone come voi, interessate al tema, che provano a capire che cosa sta accadendo e come funziona per spiegarlo ad altri. Se dieci anni fa avessi sottoposto un progetto di ricerca nel quale compariva la parola sonificazione, sarebbe stato immediatamente rigettato, perché ritenuto utile all’insegnamento, alla divulgazione e all’outreach scientifico più che alla ricerca mainstream. Lo stesso progetto, senza la parola sonificazione, sarebbe arrivato facilmente alla selezione finale per la valutazione. Non sto dicendo che si facesse consapevolmente. Molto credo sia dovuto al fatto che questo campo di ricerca non ha ancora un forte fondamento teorico. Ecco perché ho dedicato tutta me stessa per capire se questo approccio funziona davvero. Molti colleghi astronomi avevano qualche dubbio sul fatto che il mio approccio avesse permesso di ascoltare qualcosa di presente nei dati, che sfuggiva agli altri ricercatori, perché pretendevano di comprendere solo visualmente, negando così la possibilità di altre scoperte. Quindi, questo è il momento giusto per fornire al campo della sonificazione un fondamento sperimentale e teorico che permetta ai ricercatori scettici di cambiare la propria mentalità”.

Wanda e i suoi collaboratori stanno ora sviluppando un nuovo software di sonificazione progettato intorno all’utente, per aiutare i ricercatori a studiare lo spazio profondo, ma anche l’abitabilità di un esopianeta, per esempio, comprendendo come i raggi ad alta energia interagiscano con il suo campo magnetico e la sua atmosfera.

“Ogni volta è come ascoltare un suono completamente nuovo. Da quando ascolto dati, non mi è mai capitato di trovare due insiemi che suonassero allo stesso modo, anche se ugualmente mappati”

Sonificare l’universo, questa è la sfida di oggi. Ma il suono che emerge è molto diverso dall’armonia delle sfere di Pitgora e Keplero.

“L’universo è molto, molto, molto attivo! È un bellissimo caos disorganizzato. Non puoi fare previsioni. È bello e imprevedibile! Questo lo rende molto diverso dalla musica, che si basa su aspettative armoniche diverse e su modelli creati dall’uomo. Ogni singolo insieme di dati che ascolto ha la sua voce propria. Ogni volta è come ascoltare un suono completamente nuovo. Da quando ascolto dati, non mi è mai capitato di trovare due insiemi che suonassero allo stesso modo, anche se ugualmente mappati! Magari, ascoltandoli più volte, potrei trovare dei richiami ad altri insiemi di dati, ma ognuno suona in maniera completamente diversa. Ogni sorgente ha la sua specifica individualità. Ottenere qualcosa di armonico è piuttosto difficile e, anche quelle che sembrano più sistematiche, non assomigliano minimamente agli schemi che potrebbe produrre un essere umano. Solo sovrapponendo una composizione umana, sarebbe possibile fornire un’armonia al suono dei dati.”

Anche quest’ultimo è un esperimento che Wanda ha tentato. Ha collaborato con Gerhard Sonnert alla realizzazione di “X-Ray Hydra”, un album musicale che include nove brani composti da Volkmar Studtrucker e basato sulle sue rappresentazioni audio dei dati ottenuti dall’Osservatorio a Raggi X Chandra della NASA.

Sonificiazione diretta dei dati del satellite Chandra della Nasa. Qui le interpretazioni artistiche dell’album X-Ray Hydra: bossa, blues, walzer, preludio e fuga.

Un’ulteriore sfida che Wanda ha dovuto affrontare è stata quella di essere cieca e donna in un campo, quello scientifico, dove la predominanza è maschile e la disabilità a volte è vista come un ostacolo. Nel 2019, Wanda ha co-presieduto la conferenza 2019 Astronomy for Equity, Diversity and Inclusion presso l’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone.

“È stata una tappa importante del lavoro per continuare a uniformare l’accesso all’astronomia. Non voglio che le persone con disabilità debbano passare quanto ho dovuto attraversare io per contribuire in modo significativo alla ricerca. Nel nostro campo, spesso si parte da assunti che non sono inclusivi nei confronti di persone con disabilità. Il mio impegno è continuare a lavorare affinché la mia comunità possa cambiare questa mentalità istituzionale e l’accesso all’informazione possa essere parimenti garantito. Ognuno ha il diritto e la necessità di accedere alla stessa quantità e qualità di informazione. La maggior parte dell’informazione è ancora stampata e molti dei dati sono ancora trattati con tecniche di visualizzazione. Questo significa che il mio apprendimento è stato diverso da quello della maggior parte degli altri e ho dovuto recuperare questo gap per potermi confrontare con gli altri colleghi”.

“Il mio consiglio ai giovani è di ricordare che le persone eccezionali non lo diventano da un giorno all’altro. È necessario rimanere concentrati fino a quando non si diventa vincitori della sfida all’interno della propria missione”

“È importante tenere accesa la luce e l’attenzione sul mio lavoro, e questo è il senso della conferenza e del lavoro extra-ricerca che sto portando avanti. Il mio consiglio ai giovani è di ricordare che le persone eccezionali non diventano grandi da un giorno all’altro. È necessario rimanere concentrati fino a quando non si diventa vincitori della sfida all’interno della propria missione. Non arrendersi è davvero difficile, ma ciò che conta è andare avanti, trovare buoni mentori ed essere buoni allievi”.

Il caso ha voluto che, per problemi di collegamento dovuti alla linea elettrica portoricana, l’intera chiacchierata con Wanda sia stata solo in audio, senza immagini video. È stato come chiudere gli occhi e ascoltare la sua voce, i suoni della sua casa, il canto ripetuto del suo gallo, le rane dello stagno lì accanto, il picchiettare delle sue dita sulla scrivania. È stato sperimentare dal vivo quante informazioni in più sono emerse dall’ascolto oltre a quelle provenienti dalla sua voce. Informazioni che probabilmente sarebbero passate inosservate con la videocamera accesa.

Link e approfondimenti

• La pagina Wikipedia di Wanda Díaz-Merced.
• Una breve autopresentazione sul sito di Nature.
• Un video di National Geographic.
• Un articolo della BBC sulle donne nella scienza.
• Il TED di Wanda Díaz-Merced, e la pagina di presentazione.
Un TEDx precedente.

Andrea Capozucca
Andrea Capozucca
Andrea Capozucca è docente di Matematica e Fisica presso l’I.I.S. Leonardo da Vinci di Civitanova Marche e insegna Tecniche della comunicazione della scienza presso l’Università di Camerino. Lavora da oltre dieci anni nella comunicazione della scienza. È membro dell’International Coalition of STEAM Educators e rappresentante italiano dell’Experience Workshop Global STEAM Network. Dal 2018 è membro del Consiglio Scientifico di “Matematita”, centro interuniversitario di ricerca per la comunicazione e l’apprendimento informale della matematica, e collaboratore del Centro Pristem Bocconi. È ideatore e organizzatore di eventi come “Matematica sotto l’ombrellone”, “Matematica Informale: aperitivi con la scienza”, “Math&Co: la matematica tra arte e gioco”. È autore di libri e collabora con la rivista Focus Scuola (Mondadori). Dal 2017, è direttore scientifico di FermHamente, festival della scienza di Fermo, e responsabile scientifico di Labilia srl.

Il video

Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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