Il poeta e il Sacerdote

Nei giardini di Porta Venezia a Milano c'è un "grande vecchio" di proporzioni sorprendenti: un cipresso calvo nel quale lo scrittore Tiziano Fratus vede un severo sacerdote. Gli abbiamo chiesto di parlarcene.

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Il poeta e il Sacerdote

Nei giardini di Porta Venezia a Milano c'è un "grande vecchio" di proporzioni sorprendenti: un cipresso calvo nel quale lo scrittore Tiziano Fratus vede un severo sacerdote. Gli abbiamo chiesto di parlarcene.

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“Il Sacerdote” da un altro punto di vista. In autunno, le sue foglie cambiano colore prima di cadere (Foto F. Tomasinelli).

Fermata Palestro. Arrivati ai giardini pubblici Indro Montanelli, comunemente chiamati “giardini di Porta Venezia”, basterà incamminarsi verso il laghetto popolato da tartarughe palustri, dove starnazzano gallinelle e germani reali. Lì vedremo stagliarsi fra le fronde un profilo particolare: un maestoso cipresso calvo (Taxodium distichum), albero antico, di altezza e dimensioni monumentali. Il suo tronco, di oltre tre metri e mezzo di conferenza, non si può contenere in un abbraccio, lo si può al più circumnavigare, fare attorno un giro completo, di 360 gradi, per ammirarne la corteccia rugosa, quasi un volto segnato dall’età. Il tronco si eleva per raggiungere e “bucare i 30 metri di altezza”, come dice il nostro interlocutore Tiziano Fratus, poeta e “dendrosofo” (come ama farsi definire), che ha fatto degli alberi la sua passione e parte integrante della sua stessa vita. In uno dei suoi libri, I giganti silenziosi (Bombiani), racconta la storia e le particolarità di questi “grandi vecchi” che si incontrano nelle città italiane, e tra i quali il cipresso calvo di Milano – che lui stesso definisce “il Sacerdote” ­– ha un posto di primo piano. Gli abbiamo chiesto di parlarcene.

Nato tra le paludi

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Dettaglio di un ramo del cipresso calvo con i caratteristici aghi, che in questa specie cadono in autunno (F. Tomasinelli).

Il cipresso calvo, o cipresso di palude, è un albero di origine nordamericana. Si chiama così perché appartiene alla famiglia dei cipressi (Cupressacee), ma nella stagione fredda – a differenza dei suoi simili – perde tutte le sue foglie aghiformi. «È stato importato dalle contee meridionali degli Stati Uniti d’America proprio per adornare le zone umide dei giardini, ovvero quei laghetti che spesso si usava inserire all’interno di contesti ispirati a un’idea armoniosa, romantica dell’architettura del paesaggio: viali ondulati, boschetti, finte rovine, grotte, statue neoclassiche, e (appunto) laghetti, spesso ricavati in buche di terra che costituivano montagnole», racconta Fratus. «I nostri alberi in genere preferiscono restare all’asciutto, tranne poche essenze, mentre i tassodi non soffrono; anzi, producono radici effimere, i pneumatofori, che possono rialzarsi anche di 30-40 cm dal suolo per consentire all’albero di respirare anche se il terreno è sott’acqua (v. foto sotto). Inoltre, sono alberi dalla crescita veemente, un portamento regale, dritti, robusti, una bella corteccia a scaglie ramata, con folte chiome verdognole che in autunno si colorano di rosso scuro, rosso cardinale, e poi si spogliano. Una conifera, come i nostri larici di montagna, che si sveste con l’arrivo dell’inverno».

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Il tronco di un cipresso calvo dei Giardini Indro Montanelli, con le radici a contrafforti e i pneumatofori, visibili sulla sinistra (F. Tomasinelli).

Vecchio confine

Questi alberi adornano molti parchi italiani, da Villa Rossi a Santorso (Vicenza) a villa Doria Pamphilj a Roma. A Piane di Montegiorgio, in provincia di Fermo, ce n’è un intero filare. Il Sacerdote dei giardini di Porta Venezia ha tra i 150 e i 200 anni, ed è il più alto e monumentale di un’intera colonia che cresce attorno alle acque stagnanti di un laghetto artificiale. «È un albero imponente, inatteso in un giardino del centro di Milano. Inatteso sia perché gli alberi di questa specie spesso sono meno robusti, sia perché ci si può aspettare la vista di grosse querce o meglio ancora, cedri o platani secolari ed eventualmente monumentali. Meno probabile incontrare un cipresso calvo del genere. Certo, chi conosce la storia dei giardini milanesi sa che questo è uno dei più antichi della città: un tempo segnava il confine orientale dell’abitato, poi è diventato l’oasi che è oggi, circondata da nuovi quartieri, strade, e costeggiata dal tracciato sotterraneo della Metro. Il placido vigore di quest’albero ci dice della grande forza che lo anima, con due concrescite laterali che dalla base si sollevano quasi a intimorire lo spettatore, proprio come un sacerdote ­– cattolico o luterano – che ci ammonisce. Chi passa spesso non lo nota, perché l’albero se ne sta in ombra, circondato da altre piante. Ma appena l’occhio gli cade addosso, si resta quasi increduli. Ci si avvicina e lo si ammira. Dal basso, verso le proiezioni aeree, le chiome fitte, ombrose e ricadenti… Lo senti il profumo delle sue resine?»

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Tiziano Fratus: è lui che ha battezzato il cipresso calvo di Milano “il Sacerdote” (T. Fratus).

Approfondimenti

• I libri di Fratus L’Italia è un giardino (Laterza) e I giganti Silenziosi (Bompiani), Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli) e Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio (Aboca). E il suo sito internet: www.homoradix.com.
• Una visita ai Giardini Indro Montanelli di Porta Venezia.
• Il libro Oro Verde. Quanto vale la natura in città, (Il Verde Editoriale). Tra i suoi autori, Francesco Tomasinelli, che ha anche effettuato gli scatti pubblicati in queste pagine. 
• Il progetto Forestami, per rendere più verde Milano.

 

Bianca Notarianni
Bianca Nogara Notarianni è laureata in Scienze Filosofiche. Collabora con la rivista Liberazioni e con il blog filosofico-letterario Delle cose nascoste. Lavora inoltre come relatrice e moderatrice per il Laboratorio di libero pensiero Parliamo di filosofia.

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