Anselm Kiefer e la teoria delle stringhe

Nella casa-atelier dell'artista tedesco, tra templi sotterranei, anfiteatri e tunnel, alla ricerca della formula capace di generare il mondo.

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Anselm Kiefer e la teoria delle stringhe

Nella casa-atelier dell'artista tedesco, tra templi sotterranei, anfiteatri e tunnel, alla ricerca della formula capace di generare il mondo.

Visto da fuori, il grande cubo metallico sembra un capannone della Nasa. È la prima costruzione che si nota, quando ci si avvicina alla casa-atelier dell’artista tedesco Anselm Kiefer, noto in Italia per la grande installazione al Palazzo Ducale di Venezia nel 2022-2023, per la mostra Angeli caduti a Palazzo Strozzi a Firenze l’anno scorso e per le torri in cemento in esposizione permanente all’Hangar Bicocca di Milano. Molte delle sue opere sono nate qui, alla Ribaute, uno spazio di 40 ettari nei pressi del paesino di Barjac, nel dipartimento del Gard della regione francese dell’Occitania, non lontano dalla Provenza Nord-Occidentale. Siamo in piena campagna, tra vigneti e campi di lavanda, in questo periodo fa caldo e friniscono in modo assordante le cicale. Mentre mi avvicino, con la mia auto, un serpente mi attraversa la strada.

In una ex fabbrica di seta

Sono qui spinto dalla curiosità. Da una parte, ho visitato le torri dell’Hangar Bicocca e vorrei vedere dove sono nate. Poi sono affascinato dall’idea di questo enorme spazio in cui l’artista crea e dispone le sue opere, come un demiurgo. Ma più di ogni cosa sono incuriosito dall’insospettabile (per me) interesse che Kiefer deve avere per la fisica contemporanea, visto che – come ho scoperto non molto tempo fa – ha dedicato almeno un’opera all’Ampiezza di Veneziano, una particolare formula matematica all’origine della moderna teoria delle stringhe. Perché, dunque, Anselm Kiefer – un artista le cui opere trasmettono immediatamente un senso di distruzione, di desolazione post bellica, non certo di ordine e matematica – ha voluto dedicare un enorme dipinto a una formula arcana e complicata, scoperta del fisico italiano Gabriele Veneziano nel 1968 e sconosciuta ai più? Che cosa si nasconde al cuore dell’opera dell’artista?

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L’edificio che contiene i quadri della serie Teoria delle stringhe di Anselm Kiefer alla Fondazione Eschaton, vicino a Barjac (Francia, Foto Georges Poncet).

Alla ricerca di risposte, di idee, di spunti, mi unisco a una visita di gruppo di un paio d’ore, che già so che non potrà essere esauriente. Maaike, la guida, ci porta subito nel cuore della tenuta, una fabbrica di seta dismessa, che l’artista ha trasformato nel suo atelier. Due vecchi edifici sono collegati da un tubo metallico. Nello spiazzo che li separa sono disposte in fila alcune statue di donne in abito da sposa con la testa sostituita da elementi simbolici (Die Frauen der Antike). A guardarsi intorno, succede qualcosa: vengono i brividi.

Tempio sotterraneo

Da questo momento è un susseguirsi di sorprese. Maaike mi promette che la mia curiosità sarà soddisfatta, ma solo alla fine. Entriamo in uno spazio sotterraneo scandito da colonne di cemento colate dall’alto. È la Cripta di Sansone, qualcosa di simile a un tempio, dal quale si accede tramite un corridoio a un anfiteatro realizzato con blocchi di cemento ricavati da container: sembra un lego dello stesso tipo utilizzato per le torri. Sbuchiamo in un enorme spazio in cui l’artista ha creato alcune delle sue tele giganti, alte anche più di cinque metri, per ritrovarci poi in un labirinto di gallerie sotterranee, collegate tramite buchi ad altri spazi in cui sono custodite altre opere. Alcuni elementi cadono dall’alto, per esempio una cascata di vetrini distaccati dal cielo stellato di un quadro che si trova al piano superiore: ciascun frammento è contrassegnato con un codice, che corrisponde alle coordinate celesti dell’astro rappresentato.

Mesopotamia

Una volta riemersi in superficie, Maaike ci riporta indietro verso il luogo in cui eravamo entrati, facendoci ripercorrere la strada in senso inverso, ma questa volta alla luce del sole. Fa caldo. La via è fiancheggiata da edifici che contengono in genere da una a poche opere. Alcuni di questi hanno un foro nel pavimento: è il collegamento con il tunnel che abbiamo appena attraversato. Rivediamo dunque alcune opere – come quella con il cielo puntellato di stelle che cadono sottoterra – da una prospettiva diversa. E alla fine ci ritroviamo lì, in quel grande hangar che avevo notato fin dall’inizio e che sembra una struttura capace di contenere uno Space Shuttle. Maaike dice che si chiama Mesopotamia ed è uno scrigno di dimensione sovrumana che contiene ben sei tele (più o meno la metà del totale) dedicate alla teoria delle stringhe. Questa teoria moderna, ancora in evoluzione, prevede che tutte le particelle elementari conosciute siano costituite da minuscole corde vibranti. Le corde sono sempre le stesse, sono le vere unità fondamentali, e a ogni vibrazione corrisponde una particella diversa. L’universo, in questa visione, è come una sinfonia di stringhe vibranti in continua interazione reciproca.

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String Theory (2019) di Anselm Kiefer (Copyright Anselm Kiefer, Foto Charles Duprat).

L’inizio della pittura

La vista è mozzafiato. In alcune di queste opere compaiono interminabili file di paletti (v. foto sotto), una presenza consueta nelle opere dell’artista: c’è chi le considera simbolo di morte senza speranza, come tralicci di filo spinato in un campo di guerra, chi come tralci di vite in un terreno innevato che attendono solo la primavera per rinascere. «Per me sono campi fioriti», ha detto Kiefer in un’intervista. «Sono pieni di colori e di inizi, perché dalla distruzione emergono nuovi inizi. I colori sono sotto, sono tutti sotto la superficie. È l’inizio della pittura». In alcune tele, al posto dei tralicci c’è un terreno desertico. In alcune, la terra prende il posto del cielo. Qua e là, enormi reti sembrano ingabbiare lo sguardo e il destino dell’uomo (v. foto sotto). Dice ancora Kiefer: «Nei miei dipinti si vede un terreno agricolo con un campo di grano mietuto coperto di neve: la sua prospettiva è costruita con precisione […]. Ci sono due parti. La parte superiore del dipinto è una classica immagine del deserto; l’ho capovolta ed è diventata cosmica (v. foto in apertura)».

Dualità nascosta

Tutte le tele che ho sotto gli occhi hanno un elemento comune: sono composte da due parti, come enfatizza lo stesso Kiefer nell’intervista. E in più, dice Maaike, le opere vanno considerate in coppia, a due a due. Kiefer non lo afferma mai esplicitamente; eppure questa insistente dualità richiama con forza un principio profondo della teoria delle stringhe, che non ha analoghi né nella relatività, né nella meccanica quantistica, né tanto meno nella fisica classica: il principio di dualità, appunto, in base al quale ciò che avviene su grande scala (poniamo L) è del tutto equivalente a ciò che avviene su scala inversa (1/L) rispetto alla lunghezza di stringa, la scala minima che la teoria ammetta. Nella teoria ci sono anche altre dualità, anche notevolissime, ma questa è quella che ci sentiamo di mettere eventualmente in relazione all’opera dell’artista.

Dalle stelle alle piante

Anselm Kiefer, che pure è affascinato dai rapporti tra micro e macro, non fa però mai riferimento a questo aspetto. Nelle sue dichiarazioni, più volte afferma che la teoria delle stringhe punta a unificare il “microcosmo” con il “macrocosmo”, nel senso però che la teoria punta a conciliare la meccanica quantistica (nata per descrivere il mondo degli atomi) con la relatività (che si applica soprattutto alle stelle e all’universo intero). E cita Robert Fludd, un alchimista britannico che nel Seicento ebbe un’idea molto poetica: «Ha realizzato in modo mitologico ciò che i teorici delle stringhe cercano: l’unificazione del microcosmo e del macrocosmo», dice Kiefer. «Ha affermato con stupore che ogni pianta sulla Terra ha una stella corrispondente». Un’idea ripresa nel romanzo Herzog dello scrittore britannico Saul Bellow nel 1964 e in alcune opere dello stesso Kiefer come For Robert Fludd, conservata al Guggenheim di Bilbao.

Morte e nulla

Però, appunto, se si guarda su scala ancora più piccola di quella degli atomi e anche dei nuclei atomici, dentro la lunghezza di stringa, si finisce per ritrovarsi proiettati su scala cosmica in virtù di una simmetria intrinseca nella teoria, che probabilmente sarebbe piaciuta anche a Kiefer e di cui si può trovare comunque un riflesso – forse un’intuizione – nei suoi quadri. D’altra parte, nella vertigine di scale spaziali in cui si muove la teoria è facile perdersi. Kiefer ha detto: «Tali dimensioni sfuggono alla verificabilità. Il filosofo italiano Andrea Emo (che l’artista cita spesso, ndr) lo confermerebbe. A suo avviso, ciò che esiste è il sedimento del nulla […]. Heidegger vedeva l’esistenza come un procedere verso la morte. Andrea Emo, al contrario, afferma che il nulla è sempre contenuto nell’esistenza. Questa percezione è sempre stata presente nel mio lavoro».

Variazioni sul nulla

Nell’approfondire i temi legati a questo articolo, mi rendo conto che Kiefer ha dedicato molti quadri alla teoria delle stringhe, all’Ampiezza di Veneziano e perfino al tema “Perché c’è qualcosa invece di niente?” (Warum ist überhaupt etwas und nicht nichts), una questione molto dibattuta in cosmologia. Gran parte degli scienziati oggi direbbe che il modello dell’inflazione cosmica ha una risposta almeno parziale a questa domanda: l’universo non è altro che una forma di vuoto in continuo mutamento, in cui l’energia positiva contenuta nella materia è perfettamente bilanciata dall’energia negativa dello spazio-tempo deformato dalla materia stessa in virtù delle equazioni della Relatività generale di Albert Einstein, una teoria ormai accertata su tutti i fenomeni noti al di là di ogni ragionevole dubbio. Fin dai tempi del Big Bang e anche prima, dunque, in questa visione, l’universo non è altro che una bolla di vuoto in continuo mutamento. Un’evoluzione che sarebbe stata generata da una microscopica fluttuazione del vuoto, di natura puramente statistica, generatasi nelle primissime fasi di vita del cosmo. Allo stato attuale non è però chiaro da dove venisse quel vuoto primordiale, e non c’è ancora una prova sperimentale dell’effettiva esistenza dell’inflazione. Lo stesso Gabriele Veneziano ha dedicato molti anni a indagare questi temi e ha proposto un modello capace di descrivere l’universo prima del Big Bang.

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Torri di cemento per l’opera “I sette palazzi celesti” di Anselm Kiefer alla Fondazione Eschaton, vicino a Barjac (Francia). Da qui provengono le torri in esposizione all’Hangar Bicocca di Milano (Foto Charles Duprat).

Formule come rune

Tutto nasce dal vuoto e va nel vuoto, dunque. Così come per Kiefer l’esistenza umana viene dal nulla e va nel nulla, e da questa tensione origina il gesto creativo dello scienziato e dell’artista: «Tutto nasce da una disperazione», dice. «È impossibile spiegare perché siamo. Non sappiamo da dove veniamo; non sappiamo cosa accadrà dopo la morte. Non sappiamo niente. Siamo sempre in difficoltà. Cerchiamo costantemente di scontrarci con questo. Formule o dipinti nascono da questa oscillazione fondamentale». Non stupisce, allora, che nelle opere dell’artista ogni tanto compaia una formula matematica anche complessa, come nel caso dell’Ampiezza di Veneziano. Queste formule hanno per l’artista un significato esoterico simile ai simboli a lui cari della Cabala di Isaac Luria e un potere generativo analogo alle rune del Kalevala (l’antico poema nazionale della Finlandia) e ai canti degli aborigeni australiani narrati da Bruce Chatwin. Kiefer arriva a dire: «Sostengo che la teoria delle stringhe sia composta da rune. Anche le rune sono magiche; si possono usare per trovare l’acqua […]. Le rune e poi le Parche, le Norne (figure della mitologia nordica analoghe alle Parche dell’antica Grecia, ndr), che ordinano o tagliano i fili della vita. Mi vien in mente anche il nodo gordiano. Fu profetizzato che Alessandro Magno avrebbe conquistato il mondo se fosse riuscito a districare il nodo. Guardò il nodo, prese la spada e lo tagliò in due […]. Questo mi ricorda la teoria delle stringhe: tutti questi fili… Che cosa succede se se ne tira uno? La rete cade nel disordine, l’equilibrio viene sconvolto. Questo porta al caos, tutto collassa su se stesso o crea un nuovo ordine che non si poteva prevedere?».

L’anello mancante

La risposta alla domanda resta in sospeso. Così come resta in sospeso la domanda delle domande: la teoria delle stringhe, alla quale i fisici lavorano ormai da più di cinquant’anni, sarà mai completata? «La ricerca dell’anello mancante è un tratto comune a molte mitologie», osserva Kiefer. «Nella tradizione ebraica, se si trova la lettera mancante, il mondo è salvo. E con riferimento alla teoria delle stringhe, dalla fine degli anni ’60 si è cercato questo anello mancante, questo connettore tra microcosmo e macrocosmo […]. I teorici delle stringhe stanno cercando la Teoria del tutto». Ma – c’è da scommetterci – se pure la trovassero, la loro ricerca, così come l’opera dell’artista, non si fermerà.

Link e approfondimenti

• L’articolo su Josway dedicato alle Sette torri celesti di Anselm Kiefer all’Hangar Bicocca.
• Sempre su Josway, l’intervista a Gabriele Veneziano sull’universo prima del Big Bang per la teoria delle stringhe.
• Il catalogo della mostra di Anselm Kiefer Superstrings, Runes, the Norns, Gordian Knot alla galleria White Cube di Londra nel 2019-2020, da cui è tratta gran parte dei virgolettati riportati in questo articolo (in particolare, dall’intervista di Klaus Dermutz).
• Il sito della Ribaute, Fondazione Eschaton, dove è possibile prenotare una visita.

 

Andrea Parlangeli
Andrea Parlangeli
Andrea Parlangeli è fisico (PhD) e giornalista, caporedattore del mensile Focus. Appassionato di scienza, tecnologia e innovazione, nel 2019 ha conseguito un Executive MBA presso il MIP/Politecnico di Milano. Ha scritto diversi libri, tra cui Uno spirito puro. Ennio De Giorgi, genio della matematica (Milella 2015, Springer 2019) e Viaggio all’interno di un buco nero (StreetLib, 2019). È stato curatore di La nascita imperfetta delle cose (Rizzoli 2016) di Guido Tonelli, sulla scoperta del Bosone di Higgs; La musica nascosta dell’universo (Einaudi 2018) di Adalberto Giazotto, sulla scoperta delle onde gravitazionali ; Benvenuti nell'Antropocene (Mondadori, 2005) del premio Nobel Paul Crutzen, padre del termine "antropocene" .

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