Arte Sella: il senso di una visione, quarant’anni dopo

Nel settembre del 1986, quarant’anni fa, nasceva Arte Sella. La lettera dei fondatori.

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Arte Sella: il senso di una visione, quarant’anni dopo

Nel settembre del 1986, quarant’anni fa, nasceva Arte Sella. La lettera dei fondatori.

Nel settembre del 1986, quarant’anni fa, nasceva Arte Sella. Crediamo giusto
ricordare questo anniversario, purtroppo ignorato anche da coloro che avrebbero
dovuto riconoscerne i valori sociali, culturali, economici.

Pur avendo all’inizio suscitato più incomprensioni che consenso locale, come era
ovvio all’epoca per una scommessa culturale così innovativa, Arte Sella ha saputo
trasformare una piccola valle del Trentino in un luogo conosciuto e molto apprezzato
nel mondo dell’arte. Studiata e imitata per decenni in Italia e in Europa, è diventata
un riferimento costante nel rapporto tra arte contemporanea, natura e paesaggio,
portando ovunque con sé e valorizzando sia il nome della Val di Sella che quello di
Borgo Valsugana.

La memoria, la gratitudine

Nel 1986 Carlotta Strobele, Enrico Ferrari ed Emanuele Montibeller, diversi per età,
per formazione e per sensibilità, diedero forma a un sogno condiviso. Unirono
conoscenze, esperienze artistiche, ideali, luoghi e paesaggi, creando qualcosa fino ad
allora inedito: non un museo tradizionale né una semplice esposizione all’aperto, ma
un processo culturale nel quale l’arte incontrava la natura e interagiva con essa,
scoprendone i valori e le potenzialità e accettandone i tempi e le trasformazioni.
Una gratitudine particolare e un ricordo affettuoso vanno a Carlotta Strobele, che
rese possibile dare concretezza al progetto, mettendo a disposizione due spazi
fondamentali come Palazzo Strobele a Borgo Valsugana e Casa Strobele in Val di
Sella. Fu infatti in questi spazi che Arte Sella nacque e mosse i suoi primi passi.

In quarant’anni molte cose, con ritmi diversi, sono cambiate: il paesaggio, le persone,
le istituzioni e la stessa associazione Arte Sella. Ma le trasformazioni non possono e
non hanno cancellato le origini. La memoria ritrova in questo lungo tragitto stagioni,
colori, impressioni, momenti, luoghi, incontri, emozioni, ricordi di persone e di opere
che, insieme, hanno dato vita ad Arte Sella.

Ricordare i quarant’anni di Arte Sella non significa quindi celebrare una semplice
data o abbandonarsi alla nostalgia. Significa rendere omaggio a un territorio e a tutti
coloro che hanno dedicato a questa esperienza entusiasmo, lavoro, fatiche e ideali.
Questa storia appartiene ormai alla cultura della Valsugana ed è piccola parte del più
vasto fluire della storia dell’arte contemporanea.

Per questo, custodirne la memoria non è un fatto rituale ma una responsabilità
culturale che dal passato e al presente si rivolge al futuro.

Arte Sella 2
Installazione di Daan Roosegaarde ad Arte Sella (Image Courtesy of Roberto Conte and Studio Roosegaarde).

Dallo spirito originario una “lettura” dell’oggi

A ben vedere la novità di Arte Sella – di cui noi stessi quarant’anni fa eravamo, in
fondo, inconsapevoli – consisteva nel tentativo di rispondere a una necessità diffusa,
soprattutto in quel momento storico: negoziare una nuova relazione con l’ambiente.
L’arte – de-musealizzata, de-localizzata, abbandonata al decadimento e quindi
trasformata anche nel suo stesso significato – aveva l’ambizione di diventare un
nuovo tramite fra uomo e natura.

Oggi tutto questo ha ancora un senso?

A metà degli anni Ottanta – subito dopo eventi drammatici, autentici spartiacque
temporali, come la tragedia di Stava e l’incidente nucleare di Chernobyl – il focus era
naturalmente centrato sulla salvaguardia dell’ambiente. Oggi, il cuore della
questione sembra riguardare, per la prima volta nella nostra storia, la salvaguardia
stessa dell’umanità. Intesa sia come genere umano, sia come “humanitas”.
Proprio in questo concetto – humanitas – sta il punto di saldatura fra il tempo
presente e la nascita, quarant’anni fa, del nostro progetto. Arte Sella ha messo in
luce come il nostro essere “umani” si rivela solo nel rapporto con ciò che umano non
è. Non c’è un confine, una linea di demarcazione, fra “humanitas” e “natura”.
Questo punto di saldatura ha segnato anche l’incontro, quando il progetto ebbe
inizio, fra le diverse sensibilità artistiche e culturali fra noi fondatori: quella classica,
quella contemporanea, quella spiritualistica.

Oggi non ha alcun senso rievocare la storia di Arte Sella in chiave meramente
celebrativa: ha molto più senso leggerne i segni ancor oggi vitalissimi, diffusi a livello
internazionale nelle svariate esperienze che sono nate sulla scorta di questa nostra
avventura.

La consapevolezza, oggi quasi scontata, di una relazione dinamica all’interno della
triade composta da artista, curatore, pubblico; la necessità di definire una “casa”
comune e il modo di abitarci, di viverci dentro; l’arte che travalica i suoi confini
classici per relazionarsi con altre discipline, umanistiche, tecniche, scientifiche;
l’ambizione di tracciare nuovi percorsi, nuovi orientamenti di pensiero: tutto questo
era già pienamente compreso, forse anche inconsapevolmente ma già con chiarezza,
nello spirito originario di Arte Sella.

La sintesi più efficace, quasi un ponte fra il tempo presente e quella fase storica, ce
la fornisce quattrocento anni dopo il genio visionario di Montaigne: “Se ne avessi la
possibilità, naturalizzerei l’arte così come gli altri artificializzano la natura”.

Habitat e habitus: casa e consuetudine, insieme.

 

Enrico Ferrari
Emanuele Montibeller

Link e approfondimenti

• Il sito di Arte Sella.

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