Nel laboratorio de “Le Alchimiste” di Anselm Kiefer (3)

Viaggio nel processo creativo dell'artista tedesco in mostra quest'anno a Palazzo Reale, a Milano, nel racconto della storica che ha dialogato con lui nell'atelier di Croissy-Beaubourg, vicino a Parigi. Parte 3: Paraventi.

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Nel laboratorio de “Le Alchimiste” di Anselm Kiefer (3)

Viaggio nel processo creativo dell'artista tedesco in mostra quest'anno a Palazzo Reale, a Milano, nel racconto della storica che ha dialogato con lui nell'atelier di Croissy-Beaubourg, vicino a Parigi. Parte 3: Paraventi.

Paraventi

Riguardo a questa tensione tra disvelamento e nascondimento, un altro elemento ha attirato la mia attenzione: il passaggio tra due immagini utilizzate da Kiefer in momenti diversi per descrivere l’allestimento. A Croissy aveva evocato il leporello, un libretto a fisarmonica che si dispiega progressivamente davanti agli occhi del lettore per rendere leggibile la storia di queste donne. L’orizzonte semantico era quello della lettura e, quindi, della storia. Durante la conferenza stampa, invece, quell’immagine ha lasciato il posto a un’altra: il paravento, un oggetto che non si limita ad aprirsi, ma organizza lo spazio dello sguardo. Si passa così da uno strumento di lettura che schiude l’accesso alle vicende di queste donne, a un manufatto che introduce una tensione permanente tra visibilità e occultamento, rivelando e insieme nascondendo ciò che si trova dietro. Il passaggio acquista ulteriore profondità se letto alla luce della riflessione di Michel Foucault sui dispositivi culturali: strutture che non si limitano a rappresentare il reale, ma organizzano il campo del visibile e del dicibile, determinando ciò che può emergere e ciò che rimane escluso.

In questa prospettiva, il paravento diventa la metafora perfetta della vicenda storica delle alchimiste. Queste donne sono state talvolta visibili, talvolta occultate; in alcuni momenti celebrate, in altri dimenticate; oppure hanno continuato a operare indirettamente e nell’anonimato, attraverso le pratiche, le conoscenze e le trasformazioni che hanno silenziosamente prodotto. L’opera di Kiefer assume questa oscillazione come parte integrante della storia che racconta: memoria e oblio sono le lenti attraverso cui rileggere le esistenze delle alchimiste.

Questa dialettica tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto non riguarda soltanto la storia delle alchimiste e si riflette anche nel modo in cui Kiefer pensa la materia dell’opera. Nelle sue tele, il piombo, la paglia, le ceneri, l’argilla, il fuoco, l’elettrolisi continuano a modificarsi nel tempo, come se la trasformazione fosse inscritta nella materia stessa dell’opera e quest’ultima fosse concepita come una sostanza dotata di una propria vitalità. Si ritrova, in questa visione profondamente alchemica della materia, un’eco dell’immagine di una natura che produce incessantemente se stessa, portando in sé i principi del proprio mutamento e della propria generazione.

Questa dinamica investe anche i luoghi che accolgono le opere. Da Croissy-Beaubourg all’allestimento di Palazzo Reale la disposizione delle opere rimane pressoché immutata. Anche il dialogo con gli specchi, già presente nell’atelier e concepito come parte integrante dell’installazione, viene conservato: moltiplica le immagini, trasforma le figure delle alchimiste fondendole assieme e sovrapponendole, dissolve il confine tra lo spazio dell’opera e quello del visitatore chiamato a entrarvi.

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Anselm Kiefer. Le Alchimiste. Milano, Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi. Installation view (Foto Ela Bialkowska, OKNO Studio).

A cambiare è invece il luogo. Le pareti della Sala delle Cariatidi conservano ancora le ferite dei bombardamenti del 1943, lasciate volutamente visibili come testimonianza della guerra. Il viaggio non si conclude a Palazzo Reale, e altre installazioni si aprono nella città di Milano e non solo. Ma si tratta anche di un viaggio del passato, che continua a riemergere, a trasformarsi, a chiedere nuove forme di comprensione. È in questo movimento incessante tra materia, memoria e presente che le alchimiste continuano a vivere. Come il paravento evocato da Kiefer, queste opere dischiudono allo sguardo una parte di ciò che nascondono, invitando il visitatore a confrontarsi con una storia che non ha cessato di interrogarci e con una materia – storica, artistica e umana – che continua ancora oggi a trasformarsi.

Link e approfondimenti

• L’intera serie di questi tre articoli di Natacha Fabbri.
• La pagina web di Palazzo Reale, a Milano, dedicato alla mostra (visitabile fino al 27 settembre 2026).
• Il catalogo della mostra, edito da Marsilio Arte. A cura di Gabriella Belli, con un contributo di Natacha Fabbri.
• Viaggio nell’atelier “La Ribaute” di Anselm Kiefer a Barjac, in Francia.

 

Natacha Fabbri
Natacha Fabbri
Natacha Fabbri è storica della scienza e della filosofia, specializzata nel pensiero scientifico del Rinascimento e dell’età moderna, negli studi di genere nella storia della scienza e nei rapporti tra musica e scienza. È responsabile di progetti di ricerca e divulgazione al Museo Galileo di Firenze ed è referente scientifica della Regione Toscana. Ha insegnato Storia della scienza all’Università di Siena e presso la sede italiana della Stanford University. Nel 2026 ha ideato e realizzato il progetto discografico e di ricerca "Galilei. The Sound of Science" e ha collaborato al catalogo della mostra "Le Alchimiste" di Anselm Kiefer. Tra le sue pubblicazioni: "Cosmologia e armonia in Kepler e Mersenne" (2003); "De l’utilité de l’harmonie. Filosofia, scienza e musica in Mersenne, Descartes e Galileo" (2008), "Copernicus Banned" (curato con F. Favino, 2018); "Profili di donne sulla Luna" (2022); "Vincenzo Galilei. The Renaissance Dialogue between Music and Science" (curato con F. Abbri, 2025); "Il cielo della parità. Le donne, la scienza e l’esplorazione del cosmo" (2026).

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