Il suono delle nebulose

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Il suono delle nebulose

Ascoltate, a occhi chiusi, l’audio del primo video riportato in questa pagina. Potrebbe sembrare una rilassante colonna sonora new age ma non è così. Il carico di informazioni scientifiche codificate in ciò che state sentendo è impressionante. Per questo esperimento immersivo dobbiamo ringraziare un team composto da scienziati, musicisti e da un membro della comunità di non vedenti e ipovedenti, che ha lavorato per adattare i dati del James Webb Space Telescope (Jwst) della Nasa al fine di renderli accessibili a un vasto pubblico attraverso il suono, con il supporto del team della missione Jwst e del Nasa’s Universe of Learning.

Gli ascoltatori possono “entrare” nel complesso paesaggio sonoro delle scogliere cosmiche nella Nebulosa della Carena, esplorare due immagini della Nebulosa Anello del sud e identificare i singoli punti nello spettro di trasmissione dell’esopianeta gioviano caldo Wasp-96 b.

«La musica attinge ai nostri centri emotivi», afferma Matt Russo, musicista e professore di fisica all’Università di Toronto. «Il nostro obiettivo è rendere le immagini e i dati di Webb comprensibili attraverso il suono, aiutando gli ascoltatori a creare le proprie immagini mentali».

 

Sebbene queste tracce audio siano state pensate per ascoltatori non vedenti e ipovedenti, sono progettate per essere coinvolgenti per chiunque si sintonizzi. «Queste composizioni forniscono un modo diverso di sperimentare le informazioni dettagliate nei primi dati di Webb. Così come le descrizioni scritte sono traduzioni uniche di immagini visive, le sonificazioni traducono le immagini visive codificando informazioni come colore, luminosità, posizione delle stelle o firme dell’assorbimento dell’acqua, come suoni», spiega Quyen Hart, scienziato dello Space Telescope Science Institute.

Il progetto ha parallelismi con l’effetto “taglio del marciapiede” (curb-cut effect, in inglese), un fenomeno per il quale delle misure progettate per aiutare persone con una disabilità sono in realtà utilizzate e apprezzate da un gruppo ben più ampio, e l’accessibilità si dimostra così un vantaggio per tutti. Per esempio, molte persone udenti usano i sottotitoli. Il fenomeno prende il nome dalle piccole rampe che vengono tagliate nei cordoli di un marciapiede, inizialmente realizzate per l’accesso con sedia a rotelle in luoghi particolari, ma ora diventate universali e non più riconosciute solo come caratteristica dell’accessibilità ai disabili. «Quando i cordoli vengono tagliati, il beneficio è sia delle persone che usano le sedie a rotelle, ma anche di quelle che camminano con un bastone e dei genitori che spingono i passeggini», spiega Kim Arcand del Center for Astrophysics | Harvard e Smithsonian, che si occupa di visualizzazione dati presso il Chandra X-ray Center e che ha guidato il progetto iniziale di sonificazione dei dati per la Nasa. «Ci auguriamo che queste sonificazioni raggiungano un pubblico altrettanto ampio».

I risultati preliminari di un’indagine condotta da Arcand hanno mostrato che sia le persone non vedenti o ipovedenti, sia le persone vedenti hanno riferito di aver appreso qualcosa sulle immagini astronomiche ascoltandole. «Le reazioni degli intervistati sono varie, dallo stupore all’inquietudine», continua Arcand. «Una scoperta significativa è stata quella delle persone vedenti, le quali hanno riferito che l’esperienza le ha aiutate a capire in che modo le persone non vedenti o ipovedenti accedono alle informazioni in modo diverso».

 

Beninteso, queste tracce audio non sono suoni reali registrati nello spazio. Russo e il musicista Andrew Santaguida hanno mappato i dati di Webb con il suono, componendo attentamente la musica per rappresentare accuratamente i dettagli su cui il team vorrebbe che gli ascoltatori si concentrassero. In un certo senso, queste sonificazioni sono come la danza moderna o la pittura astratta: convertono le immagini e i dati di Webb in un nuovo mezzo per coinvolgere e ispirare gli ascoltatori.

Christine Malec, un membro della comunità dei non vedenti e ipovedenti che sostiene questo progetto, ha affermato di sperimentare le tracce audio con più sensi. «Quando ho sentito per la prima volta una sonificazione, mi ha colpito in un modo viscerale ed emotivo che immagino le persone vedenti provino quando guardano il cielo notturno. Voglio capire ogni sfumatura del suono e ogni scelta di strumento, perché questo è principalmente il modo in cui sto vivendo l’immagine o i dati», spiega Malec.

Gli autori sperano che le sonificazioni dei dati di Webb aiutino più ascoltatori a sentire una connessione più forte con l’universo e ispirino tutti a restare aggiornati sulle imminenti scoperte astronomiche dell’osservatorio spaziale.

Maura Sandri
Media Inaf

Link e approfondimenti

Il video

Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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