Sfide ambientali 5. L’ombra della Xylella

Gli sforzi dell'uomo per salvare il pianeta che cambia, nelle più belle immagini di un premio fotografico italiano.

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Sfide ambientali 5. L’ombra della Xylella

Gli sforzi dell'uomo per salvare il pianeta che cambia, nelle più belle immagini di un premio fotografico italiano.

Negli ultimi sette anni, in Puglia, il batterio Xylella Fastidiosa ha causato il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO), una malattia trasmessa dagli insetti che uccide rapidamente gli alberi. Migliaia di agricoltori hanno perso il lavoro e l’intera economia di una regione, basata principalmente sulla produzione di olio d’oliva, sta crollando. Degli ulivi, che una volta formavano distese di color verde argento a perdita d’occhio, oggi rimangono solo gli scheletri rinsecchiti.

L’origine dell’epidemia non è certa e la soluzione per fermarla non è stata ancora trovata. Ma recentemente gli agronomi hanno condotto una serie di esperimenti con germogli appositamente preparati di olivi selvatici resistenti alla Xylella, innestati su varietà più produttive. Questi “germogli di salvezza” sono identificati e raccolti a mano direttamente dagli agricoltori all’interno dei campi devastati dall’epidemia. La speranza è quella di creare un “super-albero” immune, mantenendo l’unicità e le caratteristiche delle varietà di olive locali.

La foto, e il progetto che c’è dietro

Abbiamo chiesto a Valentina Piccinni, pugliese e autrice insieme a Jean-Marc Caimi di questa foto, di spiegarci quello che c’è dietro.

Che cosa racconta quella foto?

Quella foto è stata scattata due estati fa, in un campo abbandonato in cui un contadino stava effettuando un sopralluogo serale prima che i suoi alberi venissero eradicati, il giorno dopo, per evitare il propagarsi della malattia. È una foto simbolica, evocativa. E non è un caso. Io e il mio compagno cerchiamo sempre di effettuare scatti in cui l’osservatore possa proiettare le sue emozioni e incuriosirsi, porsi domande su ciò che sta guardando.

Dove è stata scattata?

A Spongano, in provincia di Lecce. Eravamo lì perché abbiamo incontrato un contadino che ci ha portati nel suo campo. Durante questo lavoro, che è durato sei anni, ci siamo fatti guidare dagli agricoltori, dagli agronomi, dagli scienziati del Consiglio nazionale delle ricerche. Come facciamo sempre, abbiamo seguito la storia attraverso le persone che abbiamo incontrato.

sputacchina
A destra, la sputacchina (Philaenus Spumarius), il principale vettore del batterio della Xylella. A sinistra, una rete per catturare questi insetti (Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni).

Sei anni è un periodo lunghissimo, come mai così tanto?

Abbiamo cominciato subito, quando Xylella era ancora concentrata in una zona intorno a Gallipoli. Ora è un disastro dappertutto. Siamo partiti affrontando il lato più umano, e quindi siamo andati con i contadini nei campi, abbiamo vissuto in un frantoio, abbiamo lavorato, abbiamo fotografato in modo molto istintivo. Ma la storia continuava ad evolversi, per cui abbiamo poi deciso di raccontare anche il lato scientifico. Per la foto del vettore della Xylella, la sputacchina, abbiamo incontrato gli scienziati al Cnr di Bari.

E ora il vostro progetto si è concluso?

Possiamo considerarlo concluso, anche perché abbiamo pubblicato un libro, Fastidiosa, con una casa editrice inglese indipendente. Il libro raccoglie una quantità di materiale enorme: fotografie in bianco e nero, fotografie a colori, fotografie scientifiche, analogiche, digitali, d’archivio, still life, diari che abbiamo compilato insieme ai contadini. È un lavoro molto sfaccettato, che cerca di raccontare quel che è successo e di far capire che cosa è andato perduto.

Xylella
Le scritte sui muri evidenziano il malcontento della popolazione, che si è diffuso soprattutto all’inizio dell’epidemia alimentando le teorie del complotto (Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni).

Che cosa ci insegna questa storia?

Innanzitutto che il pericolo c’è ancora e non riguarda solo la Puglia. Questo batterio muta e attacca non solo gli olivi, ma tantissime specie vegetali. Un’altra lezione riguarda il fatto che la malattia ha colpito un albero simbolo di un territorio che però era molto sfruttato, vittima di un utilizzo indiscriminato di pesticidi, e inoltre il cambiamento climatico sicuramente ha indebolito gli ulivi, rendendo le loro difese immunitarie meno reattive.

C’è qualcosa che vi ha sorpreso, un colpo di scena che non vi aspettavate?

All’inizio Xylella ha diviso le categorie di persone interessate: ha messo i contadini contro gli scienziati, contro gli agronomi, contro la magistratura, contro i politici. Ma adesso la situazione sta cambiando. La nuova ricerca che portano avanti alcuni agronomi di quello si può definire un “superalbero”, cioè un albero autoctono in grado di resistere alla malattia, sta creando un circuito virtuoso per cui i contadini stessi insieme agli scienziati si stanno muovendo per trovare una soluzione. I contadini vanno alla ricerca nei campi di olivastri spontanei che sono resistenti alla Xylella, e questi alberi vengono utilizzati per fare esperimenti mirati per capire se effettivamente siano resistenti e quanto passono essere produttivi. Lo scopo è creare, per mezzo di innesti, un albero autoctono che mantenga la specificità dell’olio salentino.

Innesti
Ora gli agricoltori collaborano alla ricerca di una soluzione, sperimentando nuovi innesti con gli agronomi. A sinistra, un coltello usato per gli innesti dagli agronomi di Gagliano del Capo. A destra, germogli di olivi spontanei resilienti alla Xylella vengono innestati in alberi pluri-centenari morenti (Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni).

Ora siete in partenza per l’Ucraina. Qual è il vostro prossimo progetto?

Questo progetto è già stato avviato, perché abbiamo cominciato a raccontare quello che sta accadendo in Ucraina adesso. Abbiamo giù realizzato una parte prima della guerra. E abbiamo creato due racconti. Uno sulle persone, sui civili che si preparavano al conflitto seguendo corsi di addestramento militare, di sopravvivenza, di medicina tattica… Gente comune che dedicava i weekend a prepararsi a un possibile attacco. Parallelamente ci siamo anche interessati alla cultura giovanile ucraina, la cultura underground, perché ci sembrava che si avesse un’idea un po’ confusa di questa popolazione e ci interessava particolarmente sentire l’opinione dei giovani. Adesso stiamo partendo per il confine polacco, per raccontare l’esodo, purtroppo, di migliaia e migliaia di rifugiati che stanno cercando di scappare dalla guerra. Dal punto di vista fotografico stiamo in questo momento pensando una chiave interpretativa del progetto che andremo a sviluppare, ma ci lasceremo anche influenzare da quello che vedremo. Non sappiamo ancora davanti a che cosa ci troveremo. Possiamo immaginarlo, ma avere il primo sguardo su quello che accade è sempre una fonte di ispirazione molto molto forte.

Voi siete in due, come lavorate di solito?

Scattiamo entrambi e ci aiutiamo vicendevolmente. Usiamo moltissimo il flash, e il fatto di essere in due ci permette di supportarci l’uno con l’altro: alle volte uno tiene il flash e l’altro scatta, e viceversa. Il fatto di essere un team, un piccolo collettivo, ci dà anche la possibilità di essere una sorta di piccola redazione, perché fare i fotografi non vuol dire solo fotografare, ma anche scrivere le didascalie, i testi, contattare le redazioni. È un lavoro complesso che va dall’ideazione alla pubblicazione delle storie che raccontiamo. E noi ci aiutiamo a vicenda e firmiamo tutte le foto con il doppio nome.

Gli autori

Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni (sito web e instagram) sono un duo di fotografi che si occupa di storie contemporanee. Pubblicano regolarmente su testate internazionali come M di Le Monde, Der Spiegel, Süddeutsche Zeitung, Politico, The Guardian, GEO, L’Espresso, Internazionale, D di Repubblica, Io Donna, Wired.

Il premio

Il progetto This Land Is My Land ha vinto l’ultima edizione (2021) del premio ISPA (Italian Sustainability Photo Award) per la categoria Storia Fotografica, mentre la foto in apertura è arrivata finalista per la categoria Foto Singola. Il premio ISPA è stato ideato dall’agenzia fotogiornalistica Parallelozero in collaborazione con il main sponsor PIMCO, affiancati quest’anno dal partner tecnico Nikon. ISPA vuole raccontare storie italiane di progresso verso un futuro più sostenibile.

Il concorso è gratuito e possono partecipare tutti, italiani e stranieri, senza limiti di età. Le iscrizioni per la prossima edizione sono aperte e le scadenze principali per le varie categorie sono:
– 15 marzo – grant di 10mila euro, destinato alla produzione di un progetto fotografico da realizzare in Italia tra aprile e ottobre 2022.
– 5 settembre – premio per la migliore foto singola (1.500 euro).
– 5 settembre – premio per la migliore storia fotografica (3.500 euro).
Regolamento, altre informazioni e iscrizioni su: www.ispaward.com

Il video

Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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