L’uomo che cammina sullo Stretto di Messina

L’atleta estone Jaan Roose ha attraversato a piedi lo Stretto di Messina su una slackline larga 1,9 cm e lunga più di 3,6 km in meno di 3 ore.

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L’uomo che cammina sullo Stretto di Messina

L’atleta estone Jaan Roose ha attraversato a piedi lo Stretto di Messina su una slackline larga 1,9 cm e lunga più di 3,6 km in meno di 3 ore.

Il ponte sullo Stretto è un filo che si svolge per 3.646 metri tra il pilone di Santa Trada nei pressi di Reggio Calabria e il pilone di Torre Faro a due passi da Messina. L’unico al mondo in grado di attraversarlo è Jaan Roose, un atleta estone di 32 anni con un passato da stuntman e da appassionato di parkour. Ora è lì, su quel filo provvisorio detto slackline, una fettuccia larga appena 1,9 cm, sospeso a oltre 200 metri di altezza, che avanza inesorabile con le braccia aperte per aiutarsi a tenere l’equilibrio.

Lontano

Vederlo camminare tra mare e cielo, con le spadare e le altre barche che gli passano sotto, a distanza, lascia chiunque lo guardi con il fiato sospeso. Si soffre e si vince con lui, quando le riprese mettono in evidenza il viso accalorato, il fiato che manca, il passo incerto in corrispondenza delle discontinuità della slackline, che è costituita da tanti pezzi attaccati tra loro. Senza l’aiuto dei droni, dalla terraferma e dalle barche dei pescatori lo si distingue appena, tanto minute sono le sue dimensioni rispetto all’impresa che sta compiendo: conquistare passo dopo passo una distanza superiore alla lunghezza di 30 campi di calcio, oppure – se si preferisce – di 9 giri completi di una pista d’atletica olimpica.

Jaan Roose
Jaan Roose, mentre attraversa lo Stretto di Messina (Foto A. Zaffaroni / Red Bull Content Pool).

A piccoli passi

«Quello che davvero mi attrae dello slacklining è che c’è un obiettivo, e che per raggiungerlo ci vuole un sacco di lavoro fatto di piccoli passi», mi aveva detto nel corso di un evento dedicato ai giornalisti, pochi giorni prima. Ricordo i suoi occhi azzurri, magnetici, puntati su di me. Gli ho chiesto se praticasse la meditazione, considerando che nelle sue performance è obbligato a tenere alta l’attenzione per un periodo di tempo molto lungo. «Dipende che cosa si intende la meditazione», aveva risposto. «Per me significa dormire». A ribadire l’importanza che ha per lui arrivare alla data della sfida ben riposato, idratato, nutrito… insomma, nelle migliori condizioni possibili. Nel corso dello stesso evento, qualcuno gli ha chiesto se conoscesse il progetto di un ponte sullo Stretto di Messina. «L’unico ponte che conosco è la slackline che sto costruendo», ha risposto con un sorriso.

Jaan Roose
Jaan Roose durante la preparazione della traversata (Foto Red Bull Content Pool).

Passo falso

Ormai Jaan è quasi arrivato. Ma a due passi dalla conquista, di fronte al pilone di Torre Faro, in un punto in cui l’inquadratura del drone lo mostra di fronte a una salita che sembra impossibile da superare, ecco che il campione fa un passo falso e scivola. Resta sospeso per un attimo al cavo di sicurezza. Si tira su, si siede, beve, si rialza e si rimette in cammino. Il record mondiale è sfumato; per superarlo, avrebbe dovuto completare il percorso senza macchia. Ma lui sembra già un altro, ora è chiaro che ce la farà. Sarà il primo ad attraversare lo Stretto di Messina a piedi.

Perdersi e ritrovarsi

«15.650 passi», sono le prime parole che dice quando, terminata l’impresa, si siede sul traliccio di Torre Faro con un operatore che lo intervista. «È incredibile. È un viaggio così lungo. Mi sono perso nel mezzo: ho cominciato a sentirmi come se fossi all’inizio, perché il punto d’arrivo sembrava ancora così lontano».

Link e approfondimenti

• La biografia di Jaan Roose sul sito di Red Bull e il video della traversata.
• Un’infografica animata che spiega l’impresa.
• Gli articoli di Andrea Parlangeli su Focus.it che raccontano l’incontro con Jaan Roose e la traversata.

Andrea Parlangeli
Andrea Parlangeli
Andrea Parlangeli è fisico (PhD) e giornalista, caporedattore del mensile Focus. Appassionato di scienza, tecnologia e innovazione, nel 2019 ha conseguito un Executive MBA presso il MIP/Politecnico di Milano. Ha scritto diversi libri, tra cui Uno spirito puro. Ennio De Giorgi, genio della matematica (Milella 2015, Springer 2019) e Viaggio all’interno di un buco nero (StreetLib, 2019). È stato curatore di La nascita imperfetta delle cose (Rizzoli 2016) di Guido Tonelli, sulla scoperta del Bosone di Higgs; La musica nascosta dell’universo (Einaudi 2018) di Adalberto Giazotto, sulla scoperta delle onde gravitazionali ; Benvenuti nell'Antropocene (Mondadori, 2005) del premio Nobel Paul Crutzen, padre del termine "antropocene" .

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