Il popolo dei megaliti

Dolmen e menhir non sono solo a Stonehenge, ce ne sono anche in Italia. Da dove vengono, allora? Chi li costruì? E perché?

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Il popolo dei megaliti

Dolmen e menhir non sono solo a Stonehenge, ce ne sono anche in Italia. Da dove vengono, allora? Chi li costruì? E perché?

Le recenti scoperte sul sito di Stonehenge aprono nuove e interessanti domande su tutti gli altri megaliti presenti in Europa, e anche in Italia (le foto presenti in questo aricolo, con l’esclusione dell’aperatura, sono state tutte scattate in Puglia, ndj). Che cosa li caratterizza? Che cosa li distingue? E come ebbero origine?

Dolmen e menhir

Bisogna innanzitutto distinguere tra dolmen e menhir. I dolmen erano qualcosa di paragonabile a “cappelle funerarie”, in cui una o più lastre facevano da architrave o tetto su altri massi. I menhir erano invece pietre alzate come obelischi. Circoli di menhir formavano i cromlech, usati per delimitare sepolture collettive o aree di grandi raduni religiosi (Stonehenge appartiene a questa categoria, nda).

Origini francesi

Menhir Giurdignano
Il menhir di San Paolo a Giurdignano, in provincia di Lecce (A. Parlangeli).

Negli ultimi tempi, grazie a nuove datazioni, si è capito molto di più sull’origine dei megalitismo. «Il fenomeno iniziò circa 6.500 anni fa nell’attuale Francia Nord-Occidentale e da lì poi si diffuse», spiega Bettina Schulz Paulsson, archeologa dell’Università di Göteborg, in Svezia. «In particolare, si presentò come forma di evoluzione delle prime sepolture monumentali di terra rialzata che si trovano nel Bacino Parigino e in Bretagna. Lastre di pietra, solide e durature, prima vennero impiegate in queste sepolture e poi nei primi dolmen in sostituzione della terra. Il megaliti, in soli due-tre secoli, si diffusero dal nord al sud est della Francia, fino a Spagna e Portogallo. Rapidamente anche in Svizzera, Corsica, Sardegna e penisola italiana». Seguì una seconda espansione più capillare nella prima metà del IV millennio a.C. che comprese anche Inghilterra, Scozia e Irlanda. E una terza, nella seconda metà, che raggiunse a nord la Svezia e a sud l’isola di Malta.

“La diffusione di questa civiltà deve essere avvenuta via mare”

Dolmen Melendugno
Dolmen Placa a Melendugno, in provincia di Lecce (A. Parlangeli).

«Dato che i complessi megalitici furono realizzati sulle coste, e in un breve arco di tempo, la diffusione della civiltà che li produsse  deve essere avvenuta principalmente via mare», sottolinea l’archeologa svedese. Uno scenario di navigatori confermato anche dal ritrovamento nell’Isola di White, Inghilterra, di un cantiere marittimo di 8 mila anni fa, il più antico che si conosca. Si può quindi pensare che per mare viaggiassero “missionari-architetti” a diffondere nuove idee. Tra queste, la nuova prospettiva di un’altra vita dopo la morte che portava concettualmente a costruire dimore solide per i defunti.

Antichi pacifisti

I dolmen più grandi divennero spazi anche destinati ai vivi, per svolgervi cerimonie secondo i cicli stagionali. Posti su colline, erano il “campanile” di un clan, legittimandone il territorio. Come nelle chiese dell’Europa pre-napoleonica, dove era ancora possibile inumarvi i morti, e andare regolarmente a messa, i dolmen avevano più funzioni, comprese quella di calendari. Erano spesso allineati con i solstizi d’invero e d’estate, in modo che i raggi del sole entrassero nelle camere sepolcrali. «Non è stata finora ritrovata nelle tombe megalitiche traccia di una casta di guerrieri, cosa che depone a favore di comunità non inclini alla guerra», fa notare Paulsson. «Forse gli europei di allora vivevano in gruppi sostanzialmente egualitari, ma il reperimento delle grandi pietre, il trasporto e la loro deposizione, richiedevano la partecipazione di molte persone e centri di comando».

Franco Capone
Franco Capone è un giornalista specializzato in antropologia, storia, etologia e paleontologia. Ha curato la comunicazione del Museo di Storia Naturale di Milano ed è stato inviato per la rivista "Natura Oggi" e vice caporedattore di "Focus". È stato sulle orme dei dinosauri in Brasile, poi in Tanzania con Donald Johanson, lo scopritore di Lucy, nella campagna segnata dal ritrovamento dell’Homo habilis OH62. Si è addentrato nel mondo dei cacciatori-raccoglitori (aborigeni, pigmei, hadzabe) e delle scimmie antropomorfe. È particolarmente orgoglioso delle sue interviste a uno scimpanzé e a un pappagallo cenerino.

Il video

Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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