La ketamina è stata sintetizzata per la prima volta negli Anni Sessanta ma ha visto una recente impennata di popolarità assieme a quella della persona più famosa ad aver affermato di utilizzarla “per tenere sotto controllo stati d’ansia e depressivi”: Elon Musk.
Anestetico d’urgenza
Questa sostanza è un anestetico a uso medico e veterinario con una peculiarità che la distingue dagli altri farmaci che hanno lo stesso utilizzo: anziché deprimere il sistema circolatorio e respiratorio, stimola il primo e mantiene inalterato il secondo. Per questa ragione viene frequentemente utilizzata per interventi chirurgici d’urgenza in persone gravemente ferite ed è stata ampiamente impiegata sui campi di guerra, per esempio in Vietnam. Ancora oggi è supportato il suo utilizzo come sedativo.
“L’esperienza è caratterizzata da una inattesa intensità e da una strana dimensione non familiare. Questi due elementi portano alcuni pazienti a concludere di essere morti”
(Barbara Collier, Ketamine and the conscious mind, 1972).
Allucinogeno ma non psichedelico
L’impiego della ketamina non si limita a questo. Si tratta più precisamente di un anestetico dissociativo ed è proprio a questo attributo che si riferiscono i suoi effetti sulla psiche quando assunta a bassi dosaggi (sub-anestetici). Pur essendo in grado di produrre allucinazioni, la ketamina non è uno psichedelico in quanto sia il meccanismo molecolare d’azione sia gli effetti soggettivi sono molto diversi da quelli di LSD, psilocibina e mescalina. Queste ultime sostanze interagiscono infatti con i recettori della serotonina, il neurotrasmettitore maggiormente coinvolto nel controllo dell’umore. Le allucinazioni indotte dagli psichedelici classici sono in particolare attribuite alla stimolazione dei recettori di sottotipo 2A della serotonina. La ketamina agisce invece sui recettori del glutammato NMDA (il glutammato è il principale neurotrasmettitore eccitatorio del nostro corpo). A differenza degli psichedelici, inoltre, la ketamina non stimola i recettori ai quali si lega, ma li inibisce. Per questo ricade tra le sostanze definite “antagoniste dei recettori NMDA”: perché impedisce al neurotrasmettitore glutammato di esercitare la sua normale funzione sul corpo.
Dissociazione e irrealtà
Se ci focalizziamo sulle esperienze soggettive, le differenze tra ketamina e psichedelici (entrambi allucinogeni) riguardano principalmente gli effetti sul senso del Sé. Da una parte abbiamo gli psichedelici classici, che producono la sensazione soggettiva di un Sé che, partendo dal corpo, si estende progressivamente verso l’esterno, includendolo. Queste esperienze di comunione con il tutto sono d’interesse terapeutico per il trattamento di disturbi come quello da stress post-traumatico, i disordini ossessivi-compulsivi e la depressione. Dall’altra abbiamo i dissociativi, che causano invece una sensazione soggettiva di distacco sia da sé stessi (depersonalizzazione) sia dal mondo esterno (derealizzazione). A certi dosaggi, il tutto si traduce nella intensa sensazione che tanto la realtà esterna al corpo quanto quella interna siano irreali. Questo stato viene interpretato dal soggetto con l’incredibile impressione di essere morto.

Come in un buco nero
Qualora il distacco sia abbastanza intenso, cosa che solitamente avviene con dosaggi superiori ai 150 mg, è possibile fare esperienza del cosiddetto K-hole. Quando ci si trova in un K-hole si cessa di essere responsivi nei confronti dell’ambiente circostante; soprattutto, tanto il corpo quanto la realtà esterna vengono percepiti come distanti. Queste insolite percezioni vengono spesso descritte usando le espressioni “esperienze di pre-morte (Near-Death Experience, NDE)” e “esperienze extracorporee (Out-of-Body Experience, OBE)”.
Contro la depressione
Studi recenti hanno dimostrato l’utilità della ketamina come antidepressivo a bassi dosaggi, anche nel caso di depressioni resistenti al trattamento – ovvero quelle nelle quali l’azione dei farmaci tradizionali non è risultata efficace. Ha un’azione rapida, ma un effetto transitorio: il miglioramento dell’umore sopraggiunge dopo 4 ore e ha un picco dopo 24 ore. L’effetto antidepressivo dura da 7 a 30 giorni, motivo per cui il trattamento prevede un’iniezione a cadenza settimanale o bisettimanale. L’esketamina – una forma modificata, speculare, della ketamina – è stata autorizzata dall’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) nel 2019 per il trattamento della depressione resistente agli altri farmaci.


