Sognare sapendo di sognare

Nel sogno lucido, si sogna con la consapevolezza di essere in uno stato onirico: un piccolo "superpotere" quotidiano, di cui la scienza ha dimostrato l'esistenza e che tutti possono coltivare.

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Sognare sapendo di sognare

Nel sogno lucido, si sogna con la consapevolezza di essere in uno stato onirico: un piccolo "superpotere" quotidiano, di cui la scienza ha dimostrato l'esistenza e che tutti possono coltivare.

Nel film Matrix, il protagonista Neo vive le sue avventure all’interno di “una simulazione neurale interattiva”, definita “Matrice”. In questo ambiente onirico creato da macchine intelligenti, incontra Morpheus, “un pirata che opera ai margini della Matrice”. Morpheus gli offre due pillole di colore diverso e gli chiede: “Pillola blu o pillola rossa?”. La prima porta al risveglio e quindi alla dissoluzione della simulazione, la seconda consente invece di rimanervi all’interno e di vivere quest’ultima come se fosse l’unica realtà – una condizione di inconsapevolezza che non ha limiti quanto a vastità di esperienze possibili: “Vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio”, dice Morpheus in un passaggio memorabile. Ovviamente Neo sceglie a pillola rossa, e da lì prende il via il film.

Ai margini del sogno

Le avventure di Neo possono essere paragonate a quello che succede ad alcune persone durante un sogno lucido: uno stato onirico nel quale si è consapevoli di stare sognando. Morpheus è l’equivalente della nostra coscienza, che opera ai margini del sogno.

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Le frasi di Trinity, il personaggio femminile, al protagonista Neo, nel film Matrix (Immagine CC BY-SA 3.0, info).

Sonno yogico

Il riconoscimento dell’esistenza di sogni che conservano un elemento di lucidità risale alle antiche tradizioni orientali dello Yoga Nidra, detto anche sonno yogico. Il Mi-lam viene descritto come una pratica tantrica buddhista che consente di rimanere consapevoli durante lo stato onirico. Il fine è pratico: prendere coscienza della natura vacua dei sogni per applicare la stessa consapevolezza anche alla veglia, e dunque alla vita in generale.

Da Aristotele a oggi

Il primo a descrivere il sogno lucido nella cultura occidentale fu Aristotele, e dopo di lui molti filosofi e scrittori affrontarono l’argomento; ma il termine fu coniato per la prima volta nel 1913 da uno psichiatra olandese, Frederick van Eeden, in un articolo intitolato “Uno studio sui sogni”. Quarant’anni prima, il marchese d’Hervey de Saint Denys, studioso delle tradizioni cinesi, aveva pubblicato uno scritto anonimo dal titolo “I sogni e i modi per dirigerli: osservazioni pratiche”, nel quale descriveva le sue esperienze di sogno lucido e proponeva alcuni metodi per consentire a chiunque di imparare a sognare coscientemente.

Comunicare tra le due realtà

L’esistenza dei sogni lucidi è stata per molto tempo relegata al campo dei report personali e dunque la loro reale esistenza veniva solitamente messa in dubbio. Ciò che mancava era un’evidenza scientifica, per esempio la possibilità di registrare ciò che realmente avveniva e che poteva distinguere questo stato dal sonno normale.

Molti dei dubbi si dipanarono improvvisamente alle ore 8 del mattino del 12 aprile 1975, una giornata che sarebbe diventata memorabile per lo psicologo britannico Keith Hearne. Nei mesi precedenti aveva avuto un’intuizione. Da anni era risaputo che alcune persone hanno con elevata frequenza sogni lucidi. Questi soggetti sono consapevoli, durante il sogno, dell’esistenza contemporanea delle due realtà. Si trovano quindi nella condizione potenziale di comunicare con l’esterno perché sanno che c’è qualcosa “là fuori”. Hearne voleva studiarli, ma c’era un problema. Quando si sogna, si è in una fase del sonno in cui il corpo è paralizzato: tutti muscoli sono immobili, ad eccezione di quelli che muovono gli occhi. La fase è detta REM (Rapid Eye Movement) proprio perché gli occhi si muovono rapidamente sotto le palpebre. E’ possibile sfruttare questi dettagli per comunicare con chi sogna?

TEDx di Nicola De Pisapia dell’Università di Trento.

Con gli occhi

L’idea innovativa di Hearne fu quella di insegnare a un sognatore lucido a comunicare con l’esterno attraverso i soli movimenti oculari. Fu scelto un sognatore lucido esperto di nome Alan Worsley. La sera dell’11 aprile, i due concordarono che il movimento alternato degli occhi sinistra-destra per 7-8 volte sarebbe stato utilizzato da Worsley per segnalare al dottor Hearne che si trovava in un sogno lucido. Alle 8 del mattino seguente lo psicologo osservò i movimenti attesi: «Era una situazione incredibile, sconcertante. Stavo osservando la comunicazione di una persona che si trovava in un’altra stanza mentre sognava, era nel suo mondo vivido nel quale era perfettamente cosciente e interagiva con gli altri. Lui era nella sua realtà, e io nella mia, ma avevamo stabilito un canale di comunicazione tra quelle due realtà». Non solo: aveva dimostrato che il sogno lucido è uno stato reale potenzialmente investigabile con i metodi della scienza.

Terra di mezzo

Quello del sogno lucido è uno stato instabile, una sorta di “terra di mezzo” soggetta a essere facilmente conquistata dai soldati della veglia o del sogno vero e proprio, che ambiscono ad occuparne gli spazi facendoci ripiombare nello stato onirico non consapevole oppure nel risveglio. Anche i dati fisiologici sembrano sostenere questa prospettiva. Il riconoscimento che lo scenario che abbiamo di fronte a noi è quello di un sogno sembra essere legata all’attivazione di un’area cerebrale solitamente silente nei sogni: la corteccia prefrontale dorsolaterale, situata sotto la fronte (una porzione del cervello che è attiva durante la veglia e sostiene la pianificazione delle azioni). Una volta attivata quest’area, il sognatore deve riuscire a mantenere un equilibrio precario. Per questo i sogni pre-lucidi sono più comuni di quelli lucidi: consistono nel rendersi conto di stare sognando in virtù di una breve incursione della coscienza nel sogno. Breve perché questo sconfinamento è sufficiente a destabilizzare il sonno causando il risveglio. Ci rimane così la sensazione di esserci accorti, nel sogno, di qualcosa di strano, quel momento di improvvisa illuminazione onirica che riconduce l’esperienza a una nostra creazione piuttosto che alla realtà. E l’amaro in bocca per ciò che di straordinario sarebbe potuto accadere se solo non ci fossimo svegliati.

Il segreto? Allenarsi 

Certi sogni possono diventare transitoriamente lucidi per effetto della sensazione che qualcosa non torna: nel sogno potremmo trovarci, per esempio, a correre affannosamente senza coprire la distanza attesa: la coscienza potrebbe rendersene conto e iniziare a sospettare qualcosa.

Incongruenze

D’altra parte, poiché i sogni sono allucinazioni, si è pensato di utilizzare alcune “falle nel sistema” come in Matrix per distinguere il sogno dalla realtà. Un’aspirante sognatore lucido potrebbe allenare la propria mente a individuare qualsiasi cosa fuori dall’ordinario; potrebbe cioè effettuare “test di realtà” (reality check) che favoriscano l’incursione e il permanere della coscienza. In generale, mantenere un distacco nei confronti di ciò che ci accade nel sogno, anziché esserne travolti, può portare alla presa di coscienza di trovarsi in uno stato onirico e perfino a influenzarlo.

Contarsi le dita…

Esistono vari test di realtà descritti dai sognatori lucidi, per esempio il tentativo di passare attraverso il palmo della propria mano con un dito, la verifica della presenza di dita in sovrannumero e la verifica dell’ora seguita da un secondo controllo dell’orologio a distanza di pochi secondi. Queste situazioni sono spesso, nei sogni, accompagnate da incongruenze.

…E tapparsi il naso

Un test di realtà considerato molto affidabile dai sognatori lucidi consiste nel comprimere con le dita le vie nasali, come per impedire il passaggio dell’aria, e provare a respirare col naso. Se si percepisce l’aria passare attraverso le vie ostruite significa che ci si trova in un sogno. Il motivo è che, nella realtà, mentre si sogna si è paralizzati, quindi non ci si può chiudere davvero il naso (altrimenti saremmo nei guai). Nel sogno, quindi, il passaggio dell’aria rimane. E non importa se tutto ciò non è logico: i sogni, si sa, non rispettano necessariamente le leggi della fisica.

 

 

Gionata Stancher
Gionata Stancher
Gionata Stancher è un ricercatore e divulgatore scientifico che lavora come curatore della sezione di Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Laureato in Biologia evoluzionistica e dottore di ricerca in Neurobiologia, ha conseguito una successiva specializzazione in giornalismo scientifico. Ha svolto attività di ricerca e didattica presso le Università di Trento, di Trieste e di Roma. È stato allievo del neuroscienziato Giorgio Vallortigara ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali; cura inoltre mostre e organizza eventi pubblici su tematiche relative alle neuroscienze e alle scienze naturali.

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