Non c’è niente di meglio della primavera per uscire all’aria aperta e godere degli spazi, dei profumi, dei colori, dei suoni della natura e degli ambienti urbani disponibili. Un buon modo per farlo, la settimana prossima, è visitare la reinterpretazione di Alcova dell’ex ospedale militare di Baggio in occasione della Milano Design Week, che comincia domani. Da tempo Alcova organizza eventi del genere, tipicamente all’interno di spazi dismessi e altrimenti inutilizzati di Milano, come l’ex macello di Porta Vittoria (nel 2023), l’ex fabbrica SNIA e le Serre di Pasino (nel 2025). L’ultima installazione mi sembra però particolarmente riuscita. Rispetto agli spazi dell’ex macello di Porta Vittoria, quelli dell’ospedale militare sono certamente meno spettacolari, ma più raccolti e vivibili: un esempio virtuoso di come si possa trasformare uno spazio dismesso in un’esperienza multisensoriale e benefica, e spiego perché.

Bello a vedersi, ma…
L’architettura occidentale contemporanea spesso è bella a vedersi (complice la visibilità sulla stampa, in rete e in televisione); ma non è sempre funzionale, e soprattutto non sempre è pensata per il benessere di chi la deve vivere. Spesso negli edifici progettati dalle archistar si sente dire – mi è capitato più volte – “Bellissimo, ma d’estate si soffoca…” oppure “Manca l’aria”, oppure “D’inverno non si può stare”. Questo è un errore che le antiche culture (dai Romani ai Persiani) non commettevano, almeno negli edifici di maggior rilievo. Perché il nostro corpo vive nell’ambiente in cui è immerso e il nostro cervello è connesso in modo multisensoriale; quindi il modo in cui viviamo gli spazi non prescinde dai suoni, dai colori, dalle forme, dagli odori, dalla temperatura, dall’umidità che ci circondano. L’ambiente ha un impatto immediato sul nostro umore, sui nostri pensieri e perfino sulla nostra salute.

Tra alberi ed erbe
Gli ambienti austeri dell’ospedale militare di Baggio certamente sono stati vissuti diversamente in passato, quando erano in uso. Ma in questo 19 aprile illuminato dal sole e rinfrescato dalla brezza si trasformano in qualcos’altro. Così basta una scultura in mezzo a un prato a imporre un ordine: all’improvviso il selvatico è domato e la natura incolta si fa benigna. Ovunque le finestre aperte creano un’osmosi tra gli interni degli edifici e l’esterno. L’aria passa, il pubblico scorre come un fluido.

Profumi, candele, c’è un’arpa
Non voglio parlare qui del contenuto, degli oggetti di design, delle idee in vetrina; di questo parleranno altri. D’altra parte, questo è anche un evento commerciale e gli espositori cercano il loro pubblico. Ma, al di là dei loro prodotti, quel che mi affascina è come si pongono in rapporto all’ambiente che li ospita. C’è chi gioca con la luce, crea una fessura dove prima c’era una finestra. C’è chi propone rivestimenti che dall’interno strabordano come un magma, sempre attraverso un’altra finestra.
Ospedale militare di Baggio in occasione della Milano Design Week 2026 (Foto A.Parlangeli).
C’è chi propone essenze profumate, chi incensi. In molti riscoprono il calore emotivo delle candele. Ci sono statue dei santi e madonne che stanno a guardare, testimoni muti di un’epoca che non c’è più. C’è chi crea un ambiente acusticamente raccolto, rivestendo le vecchie pareti mangiate dall’umidità con un rivestimento fonoassorbente, realizzato in tandem con un’esperienza sonora. C’è una stanza semibuia con una donna in un angolo che suona l’arpa. E ci sono spazi ricavati negli spazi; il più sorprendente è una capsula bianchissima e luminosa all’interno, in cui si entra scalzi come in un tempio. Ci sono stanze invase dall’edera, per l’occasione attaccata alle pareti con invisibili supporti adesivi. E ce ne sono altre meravigliosamente invase dal muschio, che sembra messo lì apposta e diventa lo sfondo ideale per lampade e sculture. Ma il luogo in cui più che in ogni altro si può vivere un’esperienza immersiva è la Chiesa di San Martino di fronte alla casa delle suore, dove sorprendemente le antiche architetture neoclassiche e gli affreschi sembrano pensati apposta per uno show di luci e video come quello (Devices for Connection) orchestrato da Leo Lague e Versa.

In sintesi
In conclusione, ecco i punti principali che rendono, a parere di chi scrive, l’installazione pienamente riuscita e, a suo modo, unica nel suo genere.
• Presenza di natura in uno stato semiselvatico, con alberi ed erba alta che creano un paesaggio piacevole in cui muoversi, e in cui le installazioni sono inserite in modo non invadente. La natura è essenziale al benessere delle persone e fa bene alla salute. Qui fa parte integrante dell’ambiente.
• Permeabilità tra esterno e interno, attraverso porte e finestre aperte.
• Presenza di esperienze multisensoriali complete, con profumi (incensi, candele profumate ecc.), musiche (arpa suonata dal vivo, ambiente acustico di Slalom con musica di Vintage Audio Institute), candele, sipari, installazioni immersive come la white room e la Chiesa di San Martino.
• Ci sono innumerevoli spunti di ispirazione per soluzioni intelligenti, e magari anche molto poco costose, per esterni e per interni.
• Non c’era troppa gente, forse perché era una giornata dedicata alla stampa e agli operatori.
• Mi piace il fatto che l’evento sia ospitato all’interno di un’area militare o ex militare, segno di recupero e auspicabilmente esempio di convivenza con forze militari che vorremmo in tutto il mondo impegnate in operazioni pacifiche e non belliche (come sempre più spesso accade, e per motivi che ci paiono evitabili).
• Potevano esserci più punti di ristoro per una fruizione più rilassata.
• Una bella giornata primaverile, che non si può prevedere ma che certamente fa la sua parte.

Ovviamente un conto è un’esperienza di un giorno o un evento che dura una settimana, un altro conto è progettare un ambiente che deve essere vissuto regolarmente nel tempo. Ma questa, se non altro, ci sembra la direzione giusta in cui andare.
Approfondimenti e link
• Il sito di Alcova.
• L’intervista a Vittorio Gallese, neuroscienziato dell’Università di Parma, su come il cervello percepisce lo spazio in modo multisensoriale.
• La sonosfera di David Monacchi , alla design week di qualche anno fa.


