Nella tela del ragno (parte 2)

Elastiche, ingegnose, resistenti al vento e alle tensioni, le ragnatele sono capolavori di tecnologia animale: i ragni le usano per catturare le prede, per costruirsi una casa, per proteggere le proprie uova, per accudire i piccoli, per sedurre le femmine e per accoppiarsi. Sono il loro universo (parte 2).

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Nella tela del ragno (parte 2)

Elastiche, ingegnose, resistenti al vento e alle tensioni, le ragnatele sono capolavori di tecnologia animale: i ragni le usano per catturare le prede, per costruirsi una casa, per proteggere le proprie uova, per accudire i piccoli, per sedurre le femmine e per accoppiarsi. Sono il loro universo (parte 2).

Nonostante la loro efficacia, solo una minoranza dei ragni ricorre alle eleganti e razionali tele orbicolari (v. articolo precedente). Diverse specie, molte delle quali cacciano nella vegetazione fitta, impiegano schemi differenti per catturare le prede. Continuamo quindi il nostro viaggio nel mondo delle ragnatele passando in rassegna le altre tecnologie che i ragni hanno sviluppato per catturare le loro prede e, più in generale, per interagire tra loro e con il mondo esterno.

Una presenza tipica delle nostre cantine: una grande Tegenaria in agguato nella sua tela a lenzuolo. Nonostante le dimensioni (fino a 2 cm di corpo) non è un ragno pericoloso per l’uomo (F. Tomasinelli).

Caos apparente

A prima vista, per esempio, le trappole di Cyrthophora o di molti ragni della famiglia Lyniphiidae sembrano solo un intreccio casuale di fili senza criterio (foto sotto). Ma a un esame più attento si osserva una sapiente disposizione: in alto si trova una fitta trama di filamenti vincolati alle foglie vicine, mentre in basso, in posizione orizzontale, c’è una vera e propria tela “a lenzuolo”. L’insetto volante si trova ostacolato dai fili in alto, che non permettono di battere le ali agevolmente, e cade al piano inferiore, dove il ragno tende il suo agguato. Le Tegenaria (foto sopra), i grandi ragni tipici di cantine e abitazioni abbandonate, usano varianti di questo schema. La tela, disposta in orizzontale in un angolo, serve a rallentare la preda e a segnalarne la presenza al ragno. Che subito si catapulta fuori dal suo rifugio a imbuto, collocato al vertice della trappola, per raggiungerla.

L’apparente caos della tela di una specie di Agelena del Madagascar nasconde uno schema razionale, con una fitta trama superiore e una tela orizzontale a lenzuolo dove avviene la cattura. Il ragno sta in agguato in un tunnel di seta in un angolo della ragnatela (F. Tomasinelli).

Trappole terrestri

Le vedove nere e molti altri rappresentanti della famiglia Theridiidae costruiscono invece una trama disordinata e tridimensionale di seta a contatto con il terreno, in modo che insetti “camminatori”, come coleotteri o formiche, siano rallentati dai cavi che poi guidano l’attacco. Prima del morso letale, la vittima viene impacchettata per bene con più strati di seta, disposti con maestria con l’aiuto delle ultime due paia di zampe.

Lancio infallibile

Alcuni insetti hanno sviluppato contromisure per sfuggire alle trappole. Tra questi, oltre alle già citate farfalle, ci sono anche le zanzare, che volano per prudenza con le zampe anteriori in avanti a bassa velocità. I piccoli ragni tropicali della famiglia Theridiosomatidae hanno però messo a punto una soluzione contro la quale anche queste precauzioni non bastano: costruiscono una ragnatela circolare che poi tendono a dismisura al centro, fino a formare un imbuto in verticale, impiegando un ulteriore filo per “caricare” la trappola. Non appena la zanzara si avvicina, le vibrazioni nell’aria segnalano al ragno di lasciare la presa sul cavo di sostegno, “sparandolo” in avanti con tutta la ragnatela. Possibilità di fuga: scarsissime.

Strumentazione portatile

Anche i ragni tropicali del genere Deinopis (foto sotto) impiegano attivamente la loro ragnatela, simile a un retino, che viene gettata dalle zampe del predatore sulla vittima ignara nel punto scelto per l’imboscata notturna. Per cogliere il momento giusto nell’oscurità questi aracnidi si affidano ai due grandi occhi frontali, sensibili alla debole luce fornita dalla luna o le stelle. Senza la loro tela portatile, sorprendentemente, questi ragni non sono in grado di catturare le prede.

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Tesa fra le 4 zampe anteriori, la tela di Deinopis dell’Amazzonia viene spinta in avanti quando la preda passa nelle vicinanze. Per non intralciare i movimenti questa rete non è collegata al terreno e quindi il ragno si affida alla vista per colpire. La vittima intrappolata viene sollevata in alto dal ragno e poi consumata. Ogni cattura richiede la costruzione di una nuova trappola (F. Tomasinelli).

Anche gli uccelli

Nelle specie più grandi le ragnatele sono così grandi e robuste da catturare anche uccelli e pipistrelli. Anche se in certi casi gli animali trovati nelle tele possono essere morti per sfinimento, fame, disidratazione, nella maggior parte dei casi i ragni sono stati visti attivamente attaccare, uccidere e mangiare la preda. Un report del 2012 individua, soltanto in Nord America, ben 54 specie di uccelli intrappolati nelle ragnatele di grandi tessitori. La maggior parte delle volte i colpevoli sono i ragni del genere Nephila, le cui grandi femmine costruiscono tele che arrivano anche ad un metro di diametro. Le vittime sono in massima parte colibrì dal peso inferiore ai venti grammi, ma la tela è così robusta da reggere all’impatto di un uccello più grande che vola a bassa velocità. Sembra davvero che la predazione dei ragni sui vertebrati volanti sia molto più diffusa di quanto precedentemente ipotizzato.

“Lupi” e saltatori

Non tutti i ragni, però, usano la tela. I ragni lupo (Lycosidae) e molti altri gruppi simili si affidano alle vibrazioni, alla vista rudimentale e a stimoli chimici per attaccare le prede. Nei ragni saltatori (Salticidae) gli occhi, capaci di percepire i colori, hanno un ruolo di primo piano e gli altri canali di comunicazione contano poco o nulla. Ci sono davvero tanti modi diversi di essere ragno e di cacciare, impiegando o meno la versatile seta. 

Tutto è nei geni

Sembra incredibile che i ragni riescano a fare tutto questo da soli, senza insegnamenti e senza un processo di formazione. La verità è che anche i design delle tele più sorprendenti sono codificati nel bagaglio genetico delle singole specie, così come il comportamento di questi straordinari animali.

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Una Cyclosa dell’Amazzonia, mimetizzata tra le sue prede imbozzolate e altri resti. Anche comportamenti complessi come questi sono scritti nel patrimonio genetico dei ragni, e non appresi (F. Tomasinelli).

Concerto con arpa

I ragni, infatti, come ha documentato lo stesso Tomás Saraceno, emettono una grande quantità di vibrazioni, di cui si servono anche nel loro lavoro ingegneristico. Pizzicando la tela (plucking), per esempio, riescono a ottenere informazioni sul suo stato, e sulla posizione delle prede. Con un’attività detta tuning, invece, tendono i vari cavi nello stesso modo con il quale un tecnico accorderebbe uno strumento musicale, possiamo pensare a un’arpa. E poi ci sono i suoni che producono quando mangiano, o quando c’è un pericolo. Tutto questo è scritto nei loro geni. Un ragnetto da poco uscito dall’uovo sa costruire da subito una ragnatela che è la versione miniaturizzata di quella degli adulti, circolare e perfettamente regolare, con la sua trama complessa fatta di cerchi concentrici e cavi di rinforzo. Non c’è bisogno di un grande cervello o un apparato sensoriale troppo elaborato; basta avere le istruzioni base per la vita, caricate nel proprio codice genetico. (Continua)

predatori_microcosmo
 

Ha collaborato Emanuele Biggi

Per saperne di più
• Il libro Predatori del microcosmo (Ed. Daniele Marson, 2017) di Emanuele Biggi e Francesco Tomasinelli. Con le variegate e sorprendenti strategie di sopravvivenza di insetti, ragni, piccoli rettili e anfibi.
Una pagina del sito Arachnopilia.net di Tomás Saraceno, con alcuni suoni di varia natura prodotti dai ragni, e registrati con tecniche avanzate di sonificazione.
Il video, frutto di uno studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge su iniziativa di Tomás Saraceno, che traduce in suoni le vibrazioni di una ragnatela.

Francesco Tomasinellihttp://www.isopoda.net
Francesco Tomasinelli è fotogiornalista specializzato in scienza, viaggio e natura. Laureato in scienze ambientali, ha scritto e illustrato con le sue immagini 7 libri su animali e aree protette, oltre ad aver progettato mostre scientifiche per musei in tutta Italia. Lavora anche come consulente in studi sulla biodiversità e opere di miglioramento ambientale, ed è ospite regolare della trasmissione di Rai3 GEO come esperto di animali ed ecologia.

Il video

Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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