Dieci secondi da leone

Per fecondare una leonessa, un leone ci mette da 10 a 15 secondi… Tutto qui? Sì, ma lui lo fa ogni 20 minuti per 20 ore al giorno per 4 giorni, la durata dell’estro della femmina. E per guadagnarsi il diritto deve lottare contro ogni genere di insidie.

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Dieci secondi da leone

Per fecondare una leonessa, un leone ci mette da 10 a 15 secondi… Tutto qui? Sì, ma lui lo fa ogni 20 minuti per 20 ore al giorno per 4 giorni, la durata dell’estro della femmina. E per guadagnarsi il diritto deve lottare contro ogni genere di insidie.

Siamo portati a pensare che i grandi predatori conducano, anche sul fronte della vita sessuale, un’esistenza abbastanza semplice, fatta di grandi prestazioni e femmine che si concedono a comando. A volte può andare così, ma… non si diventa maschio dominante per nascita, è un titolo che bisogna guadagnarsi sfidando i rivali in amore. E, a volte, può essere molto dura.

Piccoli predatori crescono

L’esempio più emblematico di maschio dominante è certamente rappresentato dal leone (Panthera leo), il più sociale tra i felidi. Le femmine, le leonesse, vivono in piccoli gruppi di sorelle e cugine, che occasionalmente possono accettare estranee. I maschi, invece, provengono sempre da altri nuclei familiari. Di solito funziona così: un giovane leone, o un piccolo gruppo di fratelli, dopo i due anni di età abbandona il branco dov’è nato per mettersi alla ricerca di un proprio territorio. Il “corso di formazione alla sopravvivenza” in savana può durare anche un paio di anni, duranti i quali i maschi vagano in cerca di guai nel bush, diventando sempre più fiduciosi nelle loro forze. Cercano di capire che cosa è buono da mangiare, che cosa è facile da catturare e quali sono i bidoni da evitare, come un istrice pieno di aculei o un tasso del miele con brutto carattere e ghiandole pestilenziali.

Non è vero che l’esistenza dei leoni è comoda: i maschi vivono in media dieci anni, contro i quindici delle femmine. E si sfiancano per mantenere il potere.

Di solito, a 4 anni di età, i leoni sono al massimo della forma, con una sontuosa criniera per fare scena, e per difendere il collo da morsi e zampate. A questo punto, chiudono la fase della vita da scapoli e partono all’assalto di un branco difeso da maschi ormai vecchi a fine carriera. Li sfidano apertamente ruggendo nelle ore notturne e urinando sulle loro tracce: lo scontro è inevitabile e prevede una battaglia che sancisce il vincitore. Le femmine in genere non partecipano e sono piuttosto disinvolte: vanno subito in calore per i membri del maschio o del gruppo vittorioso, dimenticandosi immediatamente dei re decaduti. A loro interessa soprattutto una cosa: avere i padri migliori per i loro figli.

Strage di cuccioli

Appena prendono il controllo del branco, i giovani leoni si mettono subito all’opera con le femmine. Ma queste, se hanno già dei cuccioli, non sono affatto propense a ricambiare le attenzioni. I nuovi arrivati, quindi, spesso li uccidono tutti in modo da riavere le leonesse fertili nel giro di pochi giorni e imporre la propria discendenza. Le mamme, ovviamente, cercano di difendere i cuccioli; ma lo scontro fisico è impari, e uno dopo l’altro gli sfortunati leoncini sono destinati a soccombere.

Un’altra scena di accoppiamento (F. Tomasinelli).

Una vita difficile

Questo feroce comportamento gioca a sfavore della reputazione, non sempre buona, del leone, sul quale però è necessario sfatare qualche mito. Sono in molti, infatti, a credere che l’unica sua preoccupazione sia quella di scegliere sotto quale albero sdraiarsi a dormire per venti ore di fila al giorno, aspettando che le leonesse catturino qualcosa da mangiare. Ma la vita del giovane maschio è, in realtà, molto più complessa. Quando riescono finalmente ad avere un loro branco, infatti, i leoni non possono assolutamente adagiarsi sugli allori. C’è sempre qualcosa da fare: pattugliare il territorio, tenere a bada altri leoni che vogliono soffiar loro le femmine, fare a botte con i branchi di iene che li disturbano in continuazione e, quando sono di buon umore, aiutare le leonesse nella cattura delle prede più difficili, come i bufali. Sono tutti lavori usuranti, che giustificano i lunghi riposi che si concedono. E infatti i maschi tendono a vivere molto meno delle femmine: di solito non superano i 10 anni, contro i 15 delle compagne. Come se non bastasse, è loro richiesta una prestazione sessuale di livello con tutte le leonesse sotto la loro protezione.

240 volte al giorno

Non è un compito da poco. Le leonesse, infatti, tendono ad andare in estro tutte insieme nello stesso periodo, per circa quattro giorni, in modo da sincronizzare la nascita delle cucciolate 110 giorni dopo: così possono aiutarsi a vicenda nelle cura dei piccoli, consentendo ad alcune di andare a caccia mentre le altre fanno da baby-sitter. Quando il richiamo della natura arriva, bisogna ammetterlo, le leonesse non sono molto castigate, e per i leoni non c’è da mettere in atto alcuna opera di convincimento. D’altronde, una volta che sei il capobranco, non hai più nulla da dimostrare: zero parole solo azione, meglio di Chuck Norris. Non c’è neppure bisogno di impegnarsi, è la femmina che invita il maschio, fa tutto lei e va subito al sodo. Lui la accontenta subito e la copre, stantuffa brevemente, la morde sul collo per indurre sottomissione, infine rilascia il seme con un ruggito di soddisfazione (Il video mostra l’intera durata dell’accoppiamento, E. Scoti e F. Tomasinelli). Durata totale: circa 10-15 secondi, una cosa rapida e ben fatta, senza esitazioni… molti di voi si sentiranno in dovere di ridicolizzare quei 15 secondi: “E questo è un maschio dominante? Io faccio molto meglio”. Ma vi manca il resto della storia: un leone si accoppia ogni 20 minuti circa per gran parte della giornata: 3 amplessi all’ora per 20 ore al giorno per 4 giorni. Quanto fa? 240 copulazioni! E tutte con una copiosa eiaculazione.

Ovulazione e fecondazione

Si potrà forse pensare, di fronte a questi fatti, che nei giorni dell’estro le leonesse siano un branco di ninfomani. Il motivo della loro frastornante attività sessuale va però ricercato nella necessità da parte del maschio di indurre l’ovulazione (cioè il passaggio dell’uovo dall’ovario all’utero, per consentire la fecondazione) nella femmina, che risulta davvero fertile solo dopo essere stata adeguatamente stimolata. Per questo, il leone è dotato di una ricca collezione di escrescenze lungo il pene. A giudicare dal ruggito che le femmine emettono quando il maschio si ritira, questo ornamento non sembra una grande idea: per lo meno nel momento del distacco, sembra dare fastidio se non dolore. Però, di certo, è efficace dal punto di vista fisiologico. 

Solo il maschio dominate può vantare la paternità dei cuccioli nati nel branco

In conclusione, il fatto che per le leonesse estro e ovulazione non coincidano serve a impedire che un qualunque leone di passaggio possa fecondarle con un fugace rapporto. Solo il maschio veramente dominante può vantare la paternità dei cuccioli nati nel branco. Ma il maschio dominante può essere generoso con i suoi fratelli meno autorevoli che vivono con lui, e consentire anche a loro di farsi un giro con le sue femmine. Così si diluisce l’aggressività nel gruppo e non ci sono risentimenti. Il sesso, tra i leoni, viene usato per mantenere la pace nel branco e garantire un po’ di ordine. Dunque il principio di base è: sesso (abbastanza) libero, purché resti tutto in famiglia.

Francesco Tomasinelli

Il sito web di Francesco Tomasinelli: www.isopoda.net.

Francesco Tomasinelli è fotogiornalista specializzato in scienza, viaggio e natura.

Laureato in scienze ambientali, ha scritto e illustrato con le sue immagini 7 libri su animali e aree protette, oltre ad aver progettato mostre scientifiche per musei in tutta Italia.

Lavora anche come consulente in studi sulla biodiversità e le opere di miglioramento ambientale, ed è ospite regolare della trasmissione di Rai3 GEO come esperto di animali ed ecologia.

È diventato un accanito sostenitore della virilità del leone dopo averlo visto all’opera con le leonesse in Africa per decine di volte.

Francesco Tomasinellihttp://www.isopoda.net
Francesco Tomasinelli è fotogiornalista specializzato in scienza, viaggio e natura. Laureato in scienze ambientali, ha scritto e illustrato con le sue immagini 7 libri su animali e aree protette, oltre ad aver progettato mostre scientifiche per musei in tutta Italia. Lavora anche come consulente in studi sulla biodiversità e opere di miglioramento ambientale, ed è ospite regolare della trasmissione di Rai3 GEO come esperto di animali ed ecologia.

Il video

Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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