Fuori dal corpo, come prima di morire

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Fuori dal corpo, come prima di morire

“Ero con gli amici a casa e guardavo la Tv. Abbiamo preso della ketamina. Non ne avevo mai sentito parlare prima […]. Tutto è stato velocissimo. Dopo pochi secondi ero fuori dal mio corpo, sul soffitto del soggiorno e guardavo in giù. Ero molto spaventato. Pensavo di essere morto. Ho visto il mio corpo e i miei amici vicini a me distesi sul divano. Volevo parlare con loro ma non ci riuscivo”. Racconta così la psicologa Ornella Corazza, nel suo libro Viaggi ai confini della vita (Feltrinelli), un’inquietante esperienza che non hanno provato in tanti, ma che chi ha provato non dimentica facilmente: un’esperienza di pre-morte o Nde (Near-death experience).

Integrazione multisensoriale

Come nel caso descritto da Corazza, le esperienze di pre-morte possono essere indotte dalla ketamina; ma possono anche essere il risultato di eventi molto intensi, come quelli durante i quali si teme di morire. In entrambi i casi la scienza le interpreta come il risultato di un problema nell’integrazione multisensoriale corporea: qualcosa, cioè, smette di funzionare a dovere quando il cervello tenta di costruire la solita narrazione sensata e coerente con gli input interni ed esterni al corpo. Il risultato è un’esperienza qualitativamente diversa di sé stessi e della realtà esterna, che desta meraviglia e stupore.

Oltre il tunnel

Lo studio scientifico di questi stati alterati di coscienza presenta alcune difficoltà, dovute al fatto che è evidentemente difficile se non impossibile indurre realmente uno stato di pre-morte. Sono stati però studiati i racconti di coloro che si sono ripresi da uno stato di coma e li hanno vissuti in prima persona. E sono stati individuati alcuni tratti che accomunano queste testimonianze. Quasi onnipresente è la sensazione di lasciare il proprio corpo e di fluttuare in un contesto che nella maggior parte dei casi (anche se non sempre) viene descritto come caratterizzato da pace e armonia. I dettagli possono tuttavia variare molto da persona a persona ed essere influenzati da elementi culturali. Una buona parte dei report di coloro che hanno vissuto le esperienze pre-morte, specialmente di cultura occidentale, descrivono la sensazione di viaggiare in un tunnel buio che talvolta presenta una luce sul fondo – un’immagine che viene interpretata dal soggetto che ne fa esperienza come metafora del passaggio “dall’altra parte”, con la presenza di un “punto di non ritorno” che il soggetto non oltrepassa (o viene invitato a non oltrepassare).

Ascesa all’Empireo, di Hieronymus Bosch (1450–1516). È stato interpretato da alcuni studiosi come rappresentazione di una esperienza pre-morte.

“Mi è passata davanti tutta la vita”

Viene riportata talvolta una visione panoramica della propria vita, in parte o nella sua interezza, come se fosse un film – un’esperienza definita life review. Spesso gli eventi personali rievocati vengono vissuti dal punto di vista emotivo delle altre persone che erano presenti, e le esperienze vengono in genere ricordate nel dettaglio.

Le persone che fanno esperienze pre-morte, inoltre, riportano spesso un effetto duraturo che le accompagnerà per il resto della vita: una riduzione o la scomparsa della paura di morire. 

Fuori dal corpo

Le esperienze come quella descritta nel libro di Ornella Corazza, oltre a essere definite di
pre-morte, hanno un’altra caratteristica che le rende interessanti: il fatto che chi le vive ha tipicamente la sensazione di vedere il proprio corpo dall’alto, o comunque dall’esterno. In inglese vengono chiamate Out-of-body experiences (Obe), e in linea di principio sono diverse dalle Nde.

Tra sonno e veglia

Le Obe possono infatti verificarsi anche all’interno di un cosiddetto stato ipnagogico, ovvero quello che contraddistingue la transizione tra la veglia e il sonno. Quando ci addormentiamo, infatti, la consapevolezza del nostro stato ci abbandona poco alla volta fino a quando il sogno prende il posto della realtà e il corpo entra in uno stato di paralisi. In questa fase di coscienza minimale, possiamo vivere un’ampia varietà di esperienze sensoriali insolite: molto comuni sono la comparsa di immagini visive o uditive fugaci e prive di senso, in quanto non sono inserite in una narrativa come accade invece in un vero e proprio sogno.

Galleggiare o cadere

Tra le sensazioni propriocettive più comuni vi sono quelle di galleggiare o di cadere (quest’ultima dà origine al cosiddetto spasmo ipnico). Le esperienze extracorporee ricadono in questa categoria. Secondo i report raccolti dal sito oberf.org, nella maggior parte dei casi i soggetti che sperimentano le Obe si percepiscono svegli e circa la metà di loro fa esperienza della paralisi nel sonno, ovvero, di uno stato di veglia consapevole ma nell’impossibilità di muovere il proprio corpo. Il risultato è una sensazione di paralisi, la cui durata è solitamente molto breve.

Gionata Stancher
Gionata Stancher
Gionata Stancher è un ricercatore e divulgatore scientifico che lavora come curatore della sezione di Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Laureato in Biologia evoluzionistica e dottore di ricerca in Neurobiologia, ha conseguito una successiva specializzazione in giornalismo scientifico. Ha svolto attività di ricerca e didattica presso le Università di Trento, di Trieste e di Roma. È stato allievo del neuroscienziato Giorgio Vallortigara ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali; cura inoltre mostre e organizza eventi pubblici su tematiche relative alle neuroscienze e alle scienze naturali.

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