Il rospo allucinogeno e l’esperienza del nulla

La metil-bufotenina, contenuta nella pelle di alcuni rospi del Nord America e in alcune piante, è uno degli psichedelici più potenti. Tra i suoi effetti, un rapido dissolvimento del Sé e un senso di immersione nel vuoto.

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Il rospo allucinogeno e l’esperienza del nulla

La metil-bufotenina, contenuta nella pelle di alcuni rospi del Nord America e in alcune piante, è uno degli psichedelici più potenti. Tra i suoi effetti, un rapido dissolvimento del Sé e un senso di immersione nel vuoto.

Quand’ero bambino, vidi in tv un documentario dal titolo “La magica pelle del rospo” e ne rimasi colpito. Il filo conduttore della trasmissione era la pelle degli anfibi, descritta come una straordinaria interfaccia tra animale e ambiente in grado di secernere sostanze repellenti e di fungere da filtro capace di assorbire e trattenere l’acqua all’occorrenza. Dopo aver descritto rane e rospi di tutto il mondo assieme alle relative abitudini di vita nel loro ambiente naturale, il documentario terminava con alcune immagini in controluce di una persona che raccoglieva un rospo dal terreno con le due mani e se lo avvicinava al viso. La voce narrante, che si era fatta più tetra e allusiva, descriveva una strana usanza che a suo dire stava prendendo piede negli Stati Uniti e che consisteva nel leccare la pelle di questi animali a scopo rituale. O per “sballare”.

Cristalli velenosi

Il segreto del rospo è in una molecola classificata come 5-MeO-DMT (“5-metossi-N,N-dimetiltriptamina”), uno psichedelico noto anche come metil-bufotenina. La radice “bufo” contenuta nel nome fa riferimento alla sua presenza nel veleno secreto dalle ghiandole paratoidi di un rospo dei deserti messicani e statunitensi, il cui nome scientifico fino a poco tempo fa era Bufo alvarius (ora ribattezzato Incilius alvarius). Il suo utilizzo nella forma di cristalli ricavati dall’essicazione dell’essudato di questi animali è relativamente recente ed è divenuto piuttosto famoso, tanto da essere citato in libri e documentari, seppure talvolta impropriamente in quanto i rospi non vengono leccati. La stessa molecola si può però ricavare anche dalla macinatura dei semi di una pianta sudamericana chiamata Anadenanthera peregrina, o yopo, e in questa forma – come polvere da sniffare – ha trovato un uso molto più antico e tradizionale.

Facile da sintetizzare

Nonostante l’apparente complessità del suo nome scientifico, la metil-bufotenina è relativamente facile da sintetizzare in laboratorio, ed è infatti così che è stata inizialmente identificata dal chimico giapponese Toshio Hoshino, per poi essere solo successivamente nelle piante (in una ventina di specie note), nei rospi e perfino come prodotto spontaneo del corpo umano. Non si sa, però, dove nel nostro organismo venga prodotta e per quale ragione.

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Un rospo del fiume Colorado, Incilius alvarius (Foto Holger Krisp, file licensed under the Creative Commons Attribution 3.0 Unported license).

Come nel caso degli altri psichedelici, la metil-bufotenina è un agonista dei recettori della serotonina, ovvero li stimola. Ha però una caratteristica del tutto particolare, in ragione della quale viene definita uno psichedelico “atipico”: è “non selettiva”. Questo significa che, anziché stimolare principalmente i recettori di tipo “2A”, come fanno LSD e psilocibina, ne stimola tutti i sottotipi e in particolare si lega saldamente al tipo “1A”. Pare che questa diversa affinità sia all’origine delle esperienze soggettive del tutto singolari che è in grado di indurre.

Rapida e potente

La metil-bufotenina è considerata uno degli psichedelici più potenti. Quando è fumata, ha una potenza dieci volte superiore di quella della DMT. Inoltre gli effetti si presentano molto rapidamente e la loro durata è breve, circa 30 minuti. Non esistono ricerche approfondite sugli effetti di questa sostanza, ma i report parlano di effetti ben distinguibili da quelli degli altri psichedelici. A differenza di questi ultimi, compresa l’affine DMT, gli psiconauti descrivono l’esperienza con 5-MeO-DMT come insolitamente scarna di immagini, con poche o nessuna allucinazione, associata però a una completa perdita della consapevolezza del corpo e a una rapida perdita del senso del Sé. “Vuoto” e “nulla” sono termini che vengono usati per descriverla dal punto di vista sensoriale e alcuni riferiscono di aver percepito solo un intenso bagliore bianco. Da un punto di vista emotivo, l’esperienza è – seppur breve rispetto alle 12 ore dell’LSD – molto impegnativa. Si avverte un aumento della consapevolezza delle proprie emozioni, che possono spaziare dalla sensazione di amore e unità a quelle di stupore, di terrore e di panico. Molto frequente è la dissoluzione dell’Ego, una condizione indotta anche dagli altri psichedelici se assunti in quantità elevate e che viene descritta con la metafora di un Sé distribuito nello spazio circostante, anzichè centrato sul corpo, dunque come la completa rottura del confine tra il Sé e il mondo esterno. L’esperienza è nel complesso altamente ineffabile e non è rara la sensazione di stare morendo.

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Fiori di Anadenanthera colubrina, una pianta che contiene anch’essa metil-bufotenina, in Brasile
(Foto Author Zimbres, licensed under the Creative Commons Attribution 3.0 Unported license).

Contro ansia e depressione

La 5-MeO-DMT è una molecola paradossale, in tutti i suoi aspetti. A dispetto dell’intensità dell’esperienza, in uno studio del 2019 l’80% dei 362 soggetti esaminati ha riferito un miglioramento dell’ansia e della depressione dopo il suo utilizzo. Una conferma di questi risultati è arrivata da un secondo studio, che ha potuto verificare come gli effetti positivi perdurassero giorni o settimane dopo il trattamento. Una ricerca del 2023, pubblicata sulla rivista internazionale Psychopharmacology, è arrivata addirittura a ipotizzare, in base ai dati fisiologici, che l’effetto della molecola sul cervello sia quello di simulare un attacco epilettico transitorio ai lobi temporali, con risultati in qualche modo paragonabili, in ambito terapeutico, a quelli della terapia elettroconvulsiva ma possibilmente senza le complicanze di quest’ultima. La compagnia farmaceutica irlandese GH Research, attiva nel campo della psichiatria e dei disordini neurologici, infine, sta sostenendo economicamente alcuni studi su volontari sani e pazienti con depressione farmaco-resistente allo scopo di valutare l’azione e la tollerabilità della sostanza.

Pratiche improvvisate

A fronte di questo interesse all’interno della comunità scientifica, nei Paesi dove l’utilizzo della metil-bufotenina non è sottoposto a regolamentazione, vi sono al momento organizzazioni più o meno improvvisate che offrono ritiri durante i quali i volontari vengono sottoposti a trattamenti da parte di sedicenti guaritori. Nel Web ci sono video che testimoniano queste pratiche: anche solo a osservare le reazioni di coloro che l’assumono, se ne deduce che gli effetti della molecola sono particolarmente intensi e molto soggettivi, con persone in stato di estasi come fossero state investite da una piacere estremo e altre che si lamentano contorcendosi come se si stessero difendendo da qualcosa. La pelle del rospo è quindi sì un’interfaccia tra l’animale e l’ambiente esterno; ma è anche un’interfaccia tra la realtà nella quale viviamo e quelle alternative generate dal nostro cervello quando si trova in questo particolare stato alterato di coscienza.

Link e approfondimenti

• Un recente articolo sulla rivista statunitense Forbes dedicato alla possibilità di condurre terapie assistite con assunzione dello psichedelico 5-MeO-DMT.

Gionata Stancher
Gionata Stancher
Gionata Stancher è un ricercatore e divulgatore scientifico che lavora come curatore della sezione di Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Laureato in Biologia evoluzionistica e dottore di ricerca in Neurobiologia, ha conseguito una successiva specializzazione in giornalismo scientifico. Ha svolto attività di ricerca e didattica presso le Università di Trento, di Trieste e di Roma. È stato allievo del neuroscienziato Giorgio Vallortigara ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali; cura inoltre mostre e organizza eventi pubblici su tematiche relative alle neuroscienze e alle scienze naturali.

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