La tracotante virilità dell’elefante marino

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La tracotante virilità dell’elefante marino

Ricordate il leone della puntata precedente? Quello era un modello di maschio dominante moderatamente rispettoso delle esigenze femminili. In effetti, bisogna dirlo, si può fare di molto peggio: il campione del mondo animale per maschilismo, maleducazione verso le compagne e scarsa attitudine al romanticismo è probabilmente l’elefante marino meridionale (Mirounga leonina).

Lontani parenti delle foche, questi mammiferi vivono nei mari freddi attorno all’Antartico e all’estremità meridionale del Sud America, nutrendosi soprattutto di molluschi e crostacei che raccolgono sul fondale. Durante l’estate australe, però, si portano a riva per la stagione degli amori: le femmine per dare alla luce i piccoli concepiti nell’anno precedente, i maschi per sedurre (si fa per dire) il maggior numero possibile di compagne. 

Nelle sue prestazioni, l’elefante marino è aiutato da un osso lungo 30 centimetri: il baculum

Di solito un maschio adulto – che assomiglia a una gigantesca salsiccia di 3-4 tonnellate carica di testosterone – prende possesso di un tratto di spiaggia e di tutte le femmine che vi approdano, e poi cerca di tenerle sotto il suo controllo. Il suo regno è però messo a dura prova dai maschi aitanti della zona che vengono a sfidarlo, dopo aver lanciato una serie di sgradevolissimi richiami, amplificati dall’immenso naso carnoso. Il maschio alfa, il cosiddetto beachmaster, “colui che domina un tratto di spiaggia”, non ci pensa nemmeno ad abbandonare il suo territorio, perché così facendo perderebbe ogni possibilità di accoppiarsi con le numerose femmine. Per alcuni mesi, quindi, conduce un’esistenza debilitante i cui punti principali sono:

  • pattugliare il proprio tratto di spiaggia per far vedere a tutti chi è il capo.
  • verificare che le proprie femmine, in realtà piuttosto arrendevoli, non facciano sesso con altri maschi in nessuna occasione.
  • impressionare i rivali che vengono a sfidarlo con clamorose parate di minaccia e vocalizzazioni. Se la messinscena non funziona, passare allo scontro fisico e umiliare il rivale (se possibile davanti alle femmine).
Elefanti marini
Giovani maschi di elefante marino con il tipico naso. Avranno la stoffa per diventare beachmaster? (F. Tomasinelli)

Gli scontri fisici sono l’evento più importante nella vita dei maschi, che sono tutti nel pieno della forma perché hanno passato i mesi precedenti in mare a mangiare, e quindi sono pronti all’azione. In più, il grasso accumulato consente di attutire gli urti e le ferite nelle battaglie, durante le quali i contendenti si prendono a colpi di petto e spallate (una specie di sumo tra pinnipedi) con l’aggiunta di potenti morsi. Come avrete intuito, non c’è tempo di assentarsi per uno spuntino, perché immediatamente altri maschi potrebbero arrivare di soppiatto e coprire le femmine. Quindi in queste settimane di intensa attività il beachmaster non mangia, affidandosi al grasso accumulato.

È faticoso. Il premio è però di massimo livello, perché tra gli elefanti marini il vincitore “prende tutto”. Sarà solo un individuo a coprire tutte le femmine di quel tratto di spiaggia: ne avrà come minimo una ventina, ma solo un maschio particolarmente patetico può ritenersi soddisfatto con questi numeri. Giustamente, dopo il mazzo che si sono fatti, i maschi dominanti sono sessualmente assai voraci: cinquanta femmine è per loro un risultato accettabile, cento è il traguardo a cui molti ambiscono. 

Il momento buono per raccogliere i frutti del duro lavoro giunge quando le elefantesse hanno completato lo svezzamento dei piccoli: prima che tornino in mare, il maschio può finalmente coprirle. Ma quello che può sembrare un gran divertimento è in realtà una sfacchinata, perché alla consueta attività di sorveglianza vanno ora aggiunti accoppiamenti “a nastro” con tutte le femmine del gruppo. Come fa il beachmaster a tenere questi ritmi? C’è un trucco: all’interno del suo pene si trova un baculum, un “osso penico”, che può raggiungere i 30 centimetri di lunghezza (l’osso ovviamente, il pene viaggia sui 50 centimetri) e garantisce l’indispensabile rigidità strutturale per effettuare questa interminabile sequenza di accoppiamenti senza alcun “riscaldamento”. Anche il leone ha il suo baculum, ma su una scala molto ridotta, così come altri mammiferi.

Quando non sono utilizzati, i genitali si ritirano in una tasca interna

Normalmente, quest’armamentario di tutto rispetto è ben nascosto. Quando l’elefante marino si trascina goffamente sul litorale, infatti, nulla si intuisce del suo “equipaggiamento” nascosto. Come in molti altri pinnipedi (foche, otarie, trichechi), infatti, i suoi genitali sono alloggiati in una tasca interna, altrimenti verrebbero abrasi e sminuzzati dalle pietre della spiaggia. Per evitare che ciò accada, un muscolo ritira il pene con eleganza all’interno di una cavità, quando non serve, così l’animale mantiene anche una buona linea idrodinamica.

Isopoda
Il sito di Francesco Tomasinelli.

Attenzione, però. Basta una episodica stimolazione della zona per scatenare il fervore riproduttivo del maschio. Perché, anche se le elefantesse sono il motivo di tutto questo circo, non sono certo campionesse di seduzione: normalmente se ne stanno adagiate sul terreno come sacchi di patate con il loro piccolo. Per questo, lui non ha bisogno di molto per eccitarsi, non deve neppure essere creativo, visto che il concetto di corteggiamento gli è del tutto sconosciuto. D’altronde neppure alle elefantesse interessa molto questa fase: a loro basta fare sesso con un vincente e sapere che il figlio avrà buoni geni. Così il beachmaster arriva con la massima irruenza, fa i suoi comodi in 20 secondi (il baculum è di grande aiuto) e poi riparte alla ricerca di un’altra femmina.

I maschi dominanti, alla fine, avranno moltissimi figli. Ma che cosa fanno quelli di serie B, più giovani o sconfitti negli scontri? Restano ai margini del gruppo, sperando in una distrazione del capo per potersi accoppiare al volo con qualche elefantessa. Una buona occasione si presenta quando le femmine tornano in mare e non sono più protette dal beachmaster, ormai logorato dalla sua forsennata attività. Chiaramente a nessuna interessa accoppiarsi con questi individui di serie B, i quali fanno comunque di tutto per impossessarsi dell’immeritato bottino.

L’ultima fase della stagione riproduttiva delle femmine è quindi una rapida nuotata per evitare lo stupro da parte dei perdenti delusi. Il beachmaster è spesso lontano e non può rendersi utile. Ma la percentuale di successo di questi maschi secondari è ridotta. La maggior parte dei figli messi al mondo nella stagione successiva sarà costituita da discendenti del re della spiaggia.

Francesco Tomasinellihttp://www.isopoda.net
Francesco Tomasinelli è fotogiornalista specializzato in scienza, viaggio e natura. Laureato in scienze ambientali, ha scritto e illustrato con le sue immagini 7 libri su animali e aree protette, oltre ad aver progettato mostre scientifiche per musei in tutta Italia. Lavora anche come consulente in studi sulla biodiversità e opere di miglioramento ambientale, ed è ospite regolare della trasmissione di Rai3 GEO come esperto di animali ed ecologia.

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