Il volo dello sciamano all’origine dell’arte

Un team dell’Università di Witwatersrand riesamina antiche pitture rupestri in Sudafrica e Lesotho. Arrivando a una conclusione affascinante: raffigurano il viaggio degli sciamani nel mondo degli spiriti.

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Il volo dello sciamano all’origine dell’arte

Un team dell’Università di Witwatersrand riesamina antiche pitture rupestri in Sudafrica e Lesotho. Arrivando a una conclusione affascinante: raffigurano il viaggio degli sciamani nel mondo degli spiriti.

Le pitture rupestri preistoriche sono all’origine dell’arte, ma il loro significato è dibattuto. Negli ultimi anni è diventata prevalente l’idea che fossero manifestazioni magico-religiose. Anche in Africa, come in Europa, le più antiche pitture hanno 30 mila anni. E i boscimani (o san) che tuttora vivono in Botswana e in Sudafrica, e che le hanno realizzate fino a tempi relativamente recenti, hanno perso tuttavia la memoria dei loro significati. Ora un gruppo di studiosi sudafricani dell’Università di Witwatersrand (Johannesburg) sta riesaminando le pitture del massiccio montuoso del Maloti-Drakensberg, in Sudafrica e Lesotho, realizzate in un periodo che va da circa 3000 anni fa fino al 1800. Arrivando a una prima conclusione: volevano raffigurare il viaggio degli sciamani nel mondo degli spiriti. 

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Una raffigurazione – probabilmente uno sciamano – divenuta celebre come “White Lady”, in Namibia (F. Tomasinelli).

Significato nascosto

«Abbiamo riesaminato il sito di uKhahlamba-Drakensberg (numero inventario RSA CHI1) descritto per la prima volta negli anni Cinquanta», spiega a Josway l’antropologo David Pearce. «A prima vista, il dipinto del soffitto del riparo nella roccia sembra una confusa collezione di rappresentazioni di antilopi e figure umane, in rosso, giallo ocra e bianco». Per fortuna, l’artista sudafricano Stephen Townley Bassett aveva  prodotto diversi anni fa un rilievo del soffitto che permettesse una valutazione in laboratorio più “comoda” e precisa. «Così abbiamo visto che l’importanza di alcune immagini del soffitto erano sfuggite ad altri ricercatori e ne abbiamo scoperto il significato», racconta Pearce.

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Il massiccio del Maloti-Drakensberg, in Sudafrica. È qui che si sono svolte le ricerche (cc0 1.0).

Antilope sacra

Così come un ricercatore di un’altra civiltà dovrebbe conoscere il Vangelo per capire il significato dell’Ultima Cena di Leonardo, bisogna riferirsi alle credenze dei San per decifrare la pittura dei loro antenati. «Sappiamo dall’etnografia che i San credono in due regni spirituali, al di sopra e al di sotto del livello in cui vivono le persone. E che l’antilope eland (genere Taurotragus) è presente in diversi rituali poiché considerata la creatura con il maggior numero di !gi: – la parola della lingua San per l’essenza o energia invisibile che si trova al centro delle loro credenze».

Nel sito RSA CHI1 ci sono molte figure di eland, ma i ricercatori sudafricani si sono concentrati su una in cui la testa è nettamente sollevata. «La testa sollevata dell’eland», spiega Pearce «suggerisce che sta annusando qualcosa, molto probabilmente la pioggia. Sia l’odore che la pioggia sono potenti elementi sovrannaturali nel pensiero dei San». Fra i poteri degli sciamani San, c’è anche quello di favorire la pioggia per porre termine ai periodi di siccità.

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Raffigurazioni rupestri di antilopi, di cui una con la testa sollevata, nel sito di uKhahlamba-Drakensberg, in Sudafrica (Rock Art Research Institute, University of the Witwatersrand).

Passaggio per l’altro mondo

La chiave interpretativa della pittura è tuttavia una linea dipinta che risale da un’area di roccia grezza, interrompendosi con le zampe anteriori dell’eland, e che poi continua in un’altra area di roccia grezza.  Sia la testa alzata che la linea enfatizzano il contatto con un’altra dimensione.

Il modo in cui la linea dipinta emerge e prosegue in aree di roccia grezza rende l’idea di un filo, una corda o un raggio di luce che possa entrare e uscire dalla parete rocciosa attraverso fessure, piccoli gradini e altri dislivelli. Ma che cosa c’era dietro la parete rocciosa secondo gli artisti boscimani di un tempo?

Nel regno degli spiriti

C’era il regno degli spiriti. Se l’universo San è diviso in diversi regni, il contatto tra questi veniva rappresentato da lunghe linee che collegano le immagini o talvolta sembrano passare attraverso la parete rocciosa. Gli sciamani nei riti reali pensano in stato di trance di muoversi “fuori dal corpo” mentre viaggiano tra i “regni” per curare i malati, far piovere e svolgere altri compiti. Prima ottengono l’energia necessaria dall’antilope eland, evocandola in diversi modi.

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Il volo sciamanico di una creatura fantastica con testa di antilope e aspetto di uccello, sempre nel sito di uKhahlamba-Drakensberg (Rock Art Research Institute, University of the Witwatersrand).

«Nella pittura esaminata, la linea che attraversa i regni è confermata nella sua funzione dalle tre creature raffigurate che si muovono lungo di essa», spiega Pearce. «Le due che si muovono verso l’alto, in uscita, rispettivamente un quadrupede e un individuo con coda e braccia umane, possono rappresentare le metamorfosi che gli sciamani affermano di sperimentare durante i viaggi fuori dal corpo».

Come un uccello in volo

La creatura bianca che pure si muove lungo la linea, ma di ritorno, è simile a un uccello ed evoca il “volo sciamanico”. A un’ispezione più attenta ha rivelato testa di rhebok (antilope capriolo) con corna, naso e bocca neri. Ha le ali, perciò è un ibrido: in parte antilope e in parte uccello. Inoltre, ha due linee bianche che escono dal lato posteriore del collo. È proprio da questo punto che durante i riti di guarigione gli sciamani espellono il male prima estratto da un malato.

Conclusione: con una sicurezza simile a quella con cui comprendiamo il significato della raffigurazione di un ex voto in una chiesa, oggi possiamo dire che la pittura rupestre RSA CHI1 dei Drakensberg descrive un viaggio sciamanico, terminato con la guarigione di una persona molto malata. Un evento da ricordare.

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Un’altra pittura San nel Drakensberg, in Sudafrica (F. Tomasinelli).

Franco Capone
Franco Capone è un giornalista specializzato in antropologia, storia, etologia e paleontologia. Ha curato la comunicazione del Museo di Storia Naturale di Milano ed è stato inviato per la rivista "Natura Oggi" e vice caporedattore di "Focus". È stato sulle orme dei dinosauri in Brasile, poi in Tanzania con Donald Johanson, lo scopritore di Lucy, nella campagna segnata dal ritrovamento dell’Homo habilis OH62. Si è addentrato nel mondo dei cacciatori-raccoglitori (aborigeni, pigmei, hadzabe) e delle scimmie antropomorfe. È particolarmente orgoglioso delle sue interviste a uno scimpanzé e a un pappagallo cenerino.

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Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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