È venuto però il momento di abbandonare gli indugi e tuffarci nel mostro nero, perché abbiamo fatto tutto questo viaggio per vedere che cosa c’è lì, che cosa c’è “oltre”. Ormai siamo quasi arrivati. Riaccendiamo i motori per tornare a impostare la traiettoria e ci lasciamo andare. Ora i motori non servono più. Immaginiamo di entrare in caduta libera nel cuore del mostro, che occupa ormai buona parte del nostro campo visivo. È un cerchio nero che si ingrandisce sempre di più, relegando il resto dell’universo ai margini della sua presenza. Il cielo si deforma in modo sempre più marcato, l’immagine della Via Lattea si spalma tutto intorno al cerchio nero che si espande.
In caduta libera

Gli effetti relativistici si fanno sempre più estremi. Se altra materia viene inghiottita, ne avvertiamo l’influenza gravitazionale: uno tsunami di onde spazio-temporali potrebbe colpirci da un momento all’altro, dilatando e restringendo le nostre dimensioni fisiche in direzioni diverse.
Le forze in gioco potrebbero lacerare i nostri corpi, ma con un po’ di fortuna possiamo sperare di scamparla. Siamo ormai in una zona in cui le orbite circolari sono instabili. Qui di pianeti non ce n’è, né può esserci alcun tipo di satellite. Tutto cade. Per rimanere in orbita stabile in questa zona, bisognerebbe tenere accesi i motori a grande potenza.
Siamo ormai vicini al punto di non ritorno. Volendo, potremmo ancora invertire la rotta e andarcene. Ma non lo faremo, siamo arrivati fin qui per questo. E all’improvviso entriamo in una zona particolarissima, una sfera in cui la luce può rimanere parcheggiata all’infinito, muovendosi sempre intorno al buco nero. Si chiama sfera fotonica, photon sphere, ed è una cosa che nessun essere umano ha mai potuto vedere e sperimentare, sulla Terra.
Nella sfera fotonica
La sfera fotonica non si può nemmeno vedere dalla Terra, perché per essere visibile dovrebbe consentire alla luce di irradiarsi nello spazio, in modo da poter essere intercettata da un telescopio. Ma questo, per definizione, è impossibile. Dunque il paradosso è questo: questa sfera, pur essendo luminosissima, dall’esterno è invisibile. Potremmo facilmente individuarne le immediate vicinanze, è vero. Ma per poterla ammirare in tutto il suo splendore, occorre esserci dentro.
attorno al buco nero c’è una sfera in cui la luce può rimanere intrappolata all’infinito, orbitando intorno al centro
Come suggerisce il nome, la photon sphere è fatta di luce. Ma non solo. Oltre alla luce ci sono anche tutte le altre radiazioni elettromagnetiche della stessa natura, e cioè onde radio, microonde, infrarossi, ultravioletti, raggi X, raggi gamma.
Da tutti i punti di vista

Immersi in questo mare di pura energia, con un po’ di fortuna potremmo vivere un’esperienza unica: guardare di fronte a noi e vedere la nostra schiena, la cui immagine ci raggiunge dopo aver fatto il giro completo della sfera magica. Allo stesso modo, guardando verso destra vedremmo il nostro lato sinistro; sbirciando a sinistra quello destro; puntando i piedi la testa… Potremmo ammirarci da tutti i punti di vista e scattarci selfie meravigliosi, se non fosse che risulteremmo immersi in un mare di luce e ogni genere di radiazione.
L’esperienza è suggestiva. Dura poco, però. In un attimo ripiombiamo nel buio più pesto, proiettati a gran velocità verso l’occhio del ciclone.
(Tratto dall’ebook Viaggio all’interno di un buco nero – continua)


