La vita di corte negli affreschi di Palazzo Borromeo

Nel cortile di Palazzo Borromeo, a Milano, si apre una porticina in legno che dà su uno studio privato. Al suo interno, uno dei tesori meglio nascosti della città.

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La vita di corte negli affreschi di Palazzo Borromeo

Nel cortile di Palazzo Borromeo, a Milano, si apre una porticina in legno che dà su uno studio privato. Al suo interno, uno dei tesori meglio nascosti della città.

Luogo: Palazzo Borromeo, a Milano
Indirizzo: Piazza Borromeo, 7
Accesso: MM1 Cordusio; MM1-2 Cadorna

Nel cortile d’onore di Palazzo Borromeo (v. foto sotto), si apre al centro della facciata affrescata una porticina in legno che dà su uno studio privato di architettura. Al suo interno, uno dei tesori meglio nascosti della città: una serie di pareti affrescate che illustrano i giochi di vita cortese nella Milano del quattrocento (foto in alto). Vi si può accedere solo in occasione di giornate speciali, come quella dei “Cortili aperti” o quella del FAI, o talvolta chiedendo con molta discrezione il permesso ai titolari dello studio, ma se le luci sono aperte li si può intravedere anche dal cortile attraverso una finestra al piano terreno.

Si tratta di una grande stanza con soffitti molto alti. I disegni partono da un metro da terra, sopra un parapetto marmoreo dipinto, e ricoprono per intero tre pareti, mentre quelli della quarta, con la finestra verso il cortile, sono andati perduti. 

Palazzo Borromeo, a Milano (M. Polidoro).

Su ogni parete è rappresentato un gioco diverso: i tarocchi, la palmata e la palla. Ovunque, il blu del cielo, del mare e di parte dei vestiti è scomparso una volta che l’azzurrite originaria si è dissolta e il colore che prevale come sfondo è il rosso uniforme. Nel gioco dei tarocchi, cinque figure indossano abiti eleganti (alcune parti erano in origine finite in oro), con cappelli e acconciature ricercate, e siedono intorno a un tavolo giocando alle carte. In quello centrale della palmata, quattro figure sollevano le mani nel gesto di toccare la palma del compagno. Nel terzo solo donne: una impugna una sorta di mazza da baseball mentre si appresta a colpire una palla, altre quattro attendono il tiro in disparte.

L’umidità che sale da terra ha lentamente eroso il colore di parte degli affreschi, lasciando in evidenza, come nel caso dei tarocchi, la sola sinopia, cioè il disegno preparatorio dell’affresco. La datazione di questo ciclo è stata fissata intorno al 1445-50, ma l’autore è ignoto ed è generalmente indicato come il “Maestro dei Giochi Borromeo”. Evidenti sono le influenze del Pisanello e di Masolino da Panicale, ma questi stessi affreschi di carattere profano (che precedono la “Camera degli sposi” del Mantegna a Mantova o i “Mesi” di Palazzo Schifanoia a Ferrara) servirono da modello per una serie di cicli analoghi collocati in alcune residenze nobiliari lombarde (Angera, Cassine, Masnago, Oreno).

Massimo Polidoro

Massimo Polidoro è un giornalista, scrittore e segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze). Insegna Comunicazione scientifica ai dottorandi dell’Università di Padova ed è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di 50 libri, tra cui Milano insolita e segreta, Editions Jongléz, da cui è tratto questo post. Presenza fissa a Superquark, è spesso autore e conduttore di programmi di divulgazione scientifica. È attivo anche su YouTubeInstagramFacebookTwitterTelegram e la sua newsletter.

Massimo Polidorohttps://www.massimopolidoro.com
Massimo Polidoro è un giornalista, scrittore e segretario nazionale del CICAP. Insegna Comunicazione scientifica ai dottorandi dell’Università di Padova ed è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di 50 libri. Presenza fissa a Superquark, è spesso autore e conduttore di programmi di divulgazione scientifica.

Il video

Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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