La fabbrica dei Neanderthal

Gli archeologi hanno scoperto che i Neanderthal estraevano il grasso dalle ossa in modo industriale 125.000 anni fa, cioè centomila anni prima di quanto noto per gli umani moderni.

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La fabbrica dei Neanderthal

Gli archeologi hanno scoperto che i Neanderthal estraevano il grasso dalle ossa in modo industriale 125.000 anni fa, cioè centomila anni prima di quanto noto per gli umani moderni.

Lo stereotipo vuole che l’uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis, estinto 30 mila anni fa) fosse più stupido e rozzo degli umani moderni, cioè di Homo sapiens. Cioè di noi. Come abbiamo raccontato in un recente articolo, però, numerosi studi smentiscono questo luogo comune e dimostrano anzi che l’uomo di Neanderthal era altrettanto intelligente e socialmente sviluppato di Homo sapiens. Ora un recente studio pubblicato su Science Advances aggiunge un importante tassello a questo quadro. Secondo lo studio, già 125.000 anni fa (un periodo interglaciale in cui le temperature erano simili a quelle odierne) i Neanderthal della Germania Centrale utilizzavano un metodo avanzato e perfino “industriale” di preparazione del cibo.

Processi di estrazione

Gli archeologi di Monrepos (Leibniz Zentrum Archaeology, Germania) e della Leiden University (Paesi Bassi), in collaborazione con l’Ufficio di Stato per la Gestione e l’Archeologia del Patrimonio della Sassonia-Anhalt (Germania), in particolare, hanno scoperto nel sito di Neumark-Nord che i Neanderthal non solo rompevano le ossa per estrarre il midollo, ma in più le frantumavano in decine di migliaia di frammenti e le riscaldavano in acqua, per ricavare grasso osseo ricco di calorie. I ricercatori parlano di una vera e propria fabbrica del grasso preistorica, basata sulla scelta di una posizione in riva al lago in cui sono state processate sistematicamente le ossa di almeno 172 grandi mammiferi, inclusi cervi, cavalli e uri.

Neanderthal
Ricostruzione della fabbrica di grasso (Immagine F.Scherjon, LEIZA-Monrepos).

Migliaia di porzioni

Nel 2023, il team aveva pubblicato le prove che i Neanderthal cacciavano e macellavano elefanti dalle zanne dritte, animali fino a 13 tonnellate che potevano fornire oltre 2 mila porzioni alimentari giornaliere per adulti. L’uso del fuoco per gestire la vegetazione del paesaggio e la diversità delle specie processate in diverse località rivelano un livello di pianificazione e coinvolgimento ecologico precedentemente sottostimato nei Neanderthal.

Più di un sito, un paesaggio

«Ciò che rende Neumark-Nord così eccezionale è la conservazione di un intero paesaggio, non solo di un singolo sito», osserva Wil Roebroeks, docente all’università di Leiden e coautore dello studio. «Vediamo i Neanderthal cacciare e macellare cervi in ​​modo minimo in un’area, trasformare elefanti in modo intensivo in un’altra e – come mostra questo studio – estrarre grasso da centinaia di scheletri di mammiferi in una posizione centralizzata. Ci sono persino alcune prove dell’uso di piante, che raramente si conservano. Questa ampia gamma di comportamenti nello stesso paesaggio ci offre un quadro molto più ricco della loro cultura».

Organizzati e Strategici

«Si trattava di un’attività intensiva, organizzata e strategica», aggiunge Lutz Kindler, ricercatore del Leibniz-Zentrum für Archäologie (in Germania) e primo autore dello studio. «I Neanderthal gestivano chiaramente le risorse con cautela: pianificavano la caccia, trasportavano le carcasse e lavoravano il grasso in un’area specifica. Comprendevano sia il valore nutrizionale del grasso sia come accedervi in ​​modo efficiente».

Link e approfondimenti

• L’articolo e il libro di Franco Capone, che mostrano quanto in realtà l’uomo di Neanderthal fosse evoluto.

• Lo studio scientifico pubblicato su Science Advances (in inglese).

Andrea Parlangeli
Andrea Parlangeli
Andrea Parlangeli è fisico (PhD) e giornalista, caporedattore del mensile Focus. Appassionato di scienza, tecnologia e innovazione, nel 2019 ha conseguito un Executive MBA presso il MIP/Politecnico di Milano. Ha scritto diversi libri, tra cui Uno spirito puro. Ennio De Giorgi, genio della matematica (Milella 2015, Springer 2019) e Viaggio all’interno di un buco nero (StreetLib, 2019). È stato curatore di La nascita imperfetta delle cose (Rizzoli 2016) di Guido Tonelli, sulla scoperta del Bosone di Higgs; La musica nascosta dell’universo (Einaudi 2018) di Adalberto Giazotto, sulla scoperta delle onde gravitazionali ; Benvenuti nell'Antropocene (Mondadori, 2005) del premio Nobel Paul Crutzen, padre del termine "antropocene" .

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