I borghi più belli d’Italia

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I borghi più belli d’Italia

Sono 328, più 6 onorari, i piccoli centri storici selezionati e racchiusi nella guida dei Borghi più belli d’Italia, un censimento di luoghi della memoria sparsi in tutta la Penisola e dalle prossime settimane resi ancora più accessibili grazie a una nuova web app. Da Nord a Sud, in queste pagine trovate tre esempi di borghi che fanno parte della selezione.

Finalborgo, parte del comune di Finale Ligure (Savona). Il suo nome deriva da Burgum Finarii, terra di confine (ad fines) ai tempi dei Romani. Un’antica fontana, una loggia, un portale imponente, un’edicola votiva, un chiostro, il particolare di un portone o una piazzetta raccolta: l’aria di Liguria che qui si respira è una brezza marina odorosa di rosmarino e di timo, in un silenzio dorato che affaccia sulle acque cristalline della costa. Finalborgo, che fu capitale del marchesato e che ancora conserva nei suoi palazzi un po’ della boria dei dominatori spagnoli, è il luogo perfetto per cercare ombra e frescura con il calare del giorno dopo una giornata in spiaggia.

Essere ammessi all’associazione dei Borghi più belli d’Italia, per un piccolo comune, non è facile: sono oltre 70 i diversi parametri tra qualità architettoniche, culturali e paesaggistiche che influiscono nella selezione.

Populonia, borgo etrusco mozzafiato affacciato sul mare in provincia di Livorno. Il suo nome deriva dall’etrusco puple, “germoglio”: il terreno, geologicamente simile all’isola d’Elba, e la vicinanza al mare hanno consentito sin dall’antichità produzioni vinicole di qualità. Qui svetta il Castello, vero e proprio complesso fortificato dotato di torre d’avvistamento e mura di cinta difensive, sul poggio dove in epoca etrusca sorgeva la città alta. Settembre è tra i mesi ideali in cui visitarla, soprattutto in occasione della Luminaria di San Cerbone per la festa del Patrono nel Golfo di Baratti, con la processione in mare di barche illuminate. L’appuntamento ricorda l’arrivo del corpo di San Cerbone a Baratti dall’Elba nel 575 d.C. (anno della sua morte). La tradizione narra infatti che il santo ormai morente chiese ai suoi diaconi di essere trasportato a Populonia, per essere sepolto in quel borgo incantato.

La nuova web app sarà una vera e propria guida eno-gastronomica digitale, un moltiplicatore di esperienze che valorizzerà ogni singolo borgo rendendolo sempre più attrattivo e accessibile a ogni tipo di turista. Il suo obiettivo è valorizzare tutto il territorio, fornendo una guida di luoghi storici, musei, panorami, mostre ed eventi, insieme a tutte le bellezze di ogni luogo da scoprire a tavola.

Castelmola, in provincia di Messina. Qui la bellezza del luogo si sposa con le stranezze locali come il bar dedicato al fallo, peraltro in una terra ricca di antichi culti priapei. Castelmola vanta di aver dato i natali al “vero” amante di Lady Chatterley. Ma il gusto per l’iperbole è la vera caratteristica dello spirito locale: qui tutto è splendido, ottimo, e abbondante. Castelmola è la corona naturale in testa a Taormina: un balcone sullo Ionio, un terrazzo con vista sull’Etna vicino alle stelle. Oltre l’ombra antica dei mandorli, l’ingresso del borgo, arroccato in cima ad infiniti tornanti con viuzze che s’intersecano e s’incontrano nella piazza principale, d’assetto medievale con porte e finestre riquadrate in pietra di Taormina, nuances di colori dal giallo al beige e al rosa antico e i tetti a falde inclinate con coppi “alla siciliana”.

Un’attenzione particolare è rivolta ai viaggiatori stranieri, che rappresentano il 36% dei visitatori dei borghi: l’app li guiderà anche nell’esplorazione del gusto e dei piatti, traducendo i contenuti in 60 lingue e riducendo quelle naturali barriere che spesso un turista può incontrare.

Link e approfondimenti

• La guida e il sito dei Borghi più belli d’Italia.

La guida dei Borghi più belli d’Italia.

Il video

Le vibrazioni di una ragnatela trasformate in suoni, progetto di sonificazione realizzato al MIT di Cambridge, Usa (Ian Hattwick, Isabelle Su, Christine Southworth, Evan Ziporyn, Tomás Saraceno e Markus Buehler).

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