In difesa del merito e del talento 3. La realtà

Che cosa serve davvero per risolvere le disuguaglianze di genere, la fuga dei cervelli, i salari bassi, la cattiva politica e gli altri innumerevoli mali del Paese. Terza parte.

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In difesa del merito e del talento 3. La realtà

Che cosa serve davvero per risolvere le disuguaglianze di genere, la fuga dei cervelli, i salari bassi, la cattiva politica e gli altri innumerevoli mali del Paese. Terza parte.

Come scienziato non sono mai stato un gran che, ma ho sempre nutrito ammirazione per i grandi scienziati e per i grandi risultati ottenuti in ogni ramo della scienza. Nella scienza, più che in altri settori, i risultati contano, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, non mentono. 

Non altrettanto posso dire del giornalismo, a meno di guardare all’estero. Ma il giornalismo è legato a doppio filo alla lingua ed è meno internazionale della scienza. Di fatto sono cresciuto senza modelli. La mia, era chiaro fin dall’inizio, era una generazione in declino. Molti danno la colpa di questo declino ai giornalisti; non sono d’accordo. Ho conosciuto molti giornalisti nel corso della mia carriera, e posso dire con certezza che, se ci fosse la possibilità di lavorare bene, e se fossero premiati il merito e il talento, i giornalisti sarebbero eccellenti. Il problema non è quello, il problema è soprattutto nella testa. A me sembra che gli editori e molti direttori abbiano rinunciato a vincere prima ancora di aver cominciato veramente a giocare la partita. E non c’è da sorprendersi. In una realtà complessa e mutevole come quella in cui ci troviamo, senza le competenze e il talento è impossibile rimanere in gioco, a meno di barare. 

Ho conosciuto molti giovani che aspiravano diventare giornalisti. A loro dico: ma siete sicuri di avere un’idea di che cosa significhi? Se non siete fortemente motivati, non fatelo. E non tanto perché non avrete modelli, a quello potrete sopperire con l’esperienza, o trovando modelli altrove, all’estero o nella letteratura, magari anche nella scienza. Il problema è che non avrete speranza di trovare, per lo meno in questo momento, un buon contesto in cui crescere e lavorare. Meglio allora scegliere un’altra professione e poi scrivere. Anche se poi, in tutta onestà, mi sembra di vedere fin troppe persone che sono più impegnate nelle loro attività editoriali che in quelle (di solito pubbliche) per le quali ricevono lo stipendio, e neanche questo mi sembra un atteggiamento da incoraggiare. 

Ho parlato con tanti giovani che volevano diventare giornalisti. A loro dico: fatelo, per favore fatelo. Forse siete voi che riuscirete ad avviare il cambiamento (continua).

Link e approfondimenti

• Un articolo di Emma Gatti su Spacewatch.global, in occasione della conferenza IAC2024, in cui l’autrice denuncia la retorica del genio italiano e molti altri difetti del nostro sistema. C’è da dire che, nonostante le critiche siano fondate, a parere di chi scrive la conferenza nel complesso è riuscita bene.
• Il libro Why Do So Many Incompetent Men Become Leaders? (And How to Fix It) di Tomas Chamorro-Premuzic, ripreso da un articolo di McKinzey&Comany.
• Un altro di McKinzey&Comany sull’imporanza del talento per la crescita delle aziende: Achieving hypergrowth: it’s all about people.

 

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