Il ritiro dell’Adamello

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Il ritiro dell’Adamello

Il ghiacciaio dell’Adamello che ci mostra questa immagine satellitare è il più grande tra quelli interamente situati in Italia. Secondo le ultime rilevazioni, la sua attuale estensione è di circa 14 chilometri quadrati. Ma circa 4 chilometri quadrati, l’equivalente di 570 campi da calcio, sono andati persi negli ultimi 33 anni a causa del riscaldamento globale. Inoltre, il ghiacciaio ha perso circa 65 metri di spessore, di cui 5,9 metri nel 2021. Attualmente il suo spessore massimo è di 230 metri.

Abbiamo chiesto a Jacopo Gabrieli, ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del Cnr sede di Venezia, di parlarci di questo gigante ferito. Gabrieli è anche membro del team del progetto Ice Memory per la creazione di un archivio di campioni rappresentativi dei ghiacciai alpini.

Che cosa sta accadendo al ghiacciaio dell’Adamello?

Questo ghiacciaio sta seguendo un trend comune a quello dei ghiacciai alpini di tutto il mondo (alpini in senso lato, cioè situati nelle zone montane non polari): è in una fase di fortissimo ritiro, sia per quel che riguarda la superficie, sia per quel che riguarda il volume. Dunque, la quantità di acqua che contiene si sta riducendo rapidamente.

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Adamello (a destra) e Corno Bianco (a sinistra) visti dal Passo Venezia (wikimedia, CC BY-SA 3.0).

Qual è l’importanza di questo ghiacciaio, e che conseguenze ha il suo ritiro?

Oltre a essere il più grande d’Italia, da un punto di vista glaciologico è importante perché è uno dei pochi ghiacciai delle Alpi di tipo scandinavo, in quanto è una grande calotta relativamente pianeggiante. Quindi è sommitale, e attraverso una serie di lingue porta il ghiaccio a fondo valle. Le sue acque di fusione sono utilizzate in Lombardia, in Trentino e in Alto Adige, anche per l’irrigazione e per la generazione di energia elettrica. Inoltre, l’Adamello è importante dal punto di vista turistico e anche dal punto di vista storico, perché sui suoi ghiacci è stata combattuta la Guerra bianca, come qui era chiamata la Prima guerra mondiale. Ora che il ghiacciaio si sta ritirando, qui come nella zona dell’Ortles e in quella della Marmolada riemergono molti reperti risalenti alla Grande guerra o prima. Non dimentichiamo che non lontano dall’Adamello, nel Similaun, una trentina di anni fa è riemersa la mummia di Ötzi risalente all’età del rame (3300-3100 a.C.). Questo vuol dire che il ghiaccio attorno a Ötzi risaliva ad almeno 5 mila anni fa. Insieme alle mummie, riemergono anche i microrganismi, il dna, i frammenti di virus contenuti in questo ghiaccio antico. Li studieremo, per capire innanzitutto l’evoluzione di alcune malattie e il trasferimento di batteri, molecole, pollini. Cercheremo anche di capire se c’è materiale genetico che una volta ritornato nell’ambiente – dopo essere rimasto congelato per secoli o millenni – possa riattivarsi. Perché ci sono microrganismi che, potenzialmente, potrebbero farlo.

Tu fai parte del team di Ice Memory, il progetto internazionale di cui è capofila l’Università Ca’ Foscari che ha come scopo la creazione di un archivio di campioni di ghiaccio alpino. Avete campionato anche l’Adamello?

Sì, l’Adamello è stato campionato attraverso l’estrazione di una carota di ghiaccio di 130 metri da parte dei colleghi dell’Università Milano Bicocca guidati dal professor Valter Maggi. Purtroppo, proprio per le condizioni del ghiacciaio, non è stato possibile prelevare una seconda carota, quella da conservare in Antartide per il progetto Ice Memory. Il motivo è che il ghiacciaio è intriso d’acqua, viene infatti chiamato “ghiacciaio caldo”, nel senso che la sua temperatura è uniformemente di zero gradi (0 °C), quindi è un ghiacciaio in fusione. Questo causa difficoltà tecniche notevoli nella perforazione, e per di più il ghiaccio estratto potrebbe essere pressoché inutilizzabile per le ricostruzioni paleoclimatiche.

Sarebbe inutilizzabile perché alterato dalla fusione? Siete arrivati troppo tardi?

Sicuramente la presenza di tanta acqua liquida ha dilavato almeno parte dei segnali climatici ambientali, cioè le particelle, i composti solubili e le bollicine d’aria che si creano nel momento in cui il ghiaccio si forma, portando con sé una testimonianza della composizione dell’aria in quel momento. Vedremo quale sarà il risultato delle analisi – comunque importanti – che saranno effettuate nei prossimi mesi. In fondo anche questo è uno dei tanti messaggi di Ice Memory, dato che per molti ghiacciai ci troveremo nella situazione di essere arrivati troppo tardi.

 

Link e approfondimenti

• La foto di Copernicus e una descrizione in inglese.
• Il progetto Ice Memory coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.
• Il progetto Adamello 270.
• Un tour alpinistico del ghiacciaio.
• Il progetto dell’artista Sergio Maggioni, che ha registrato il suono del ghiacciaio prima che scompaia.

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