Quella droga di nome alcol

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Quella droga di nome alcol

Un brindisi, un aperitivo con gli amici, un buon calice per accompagnare una cena romantica… Che cosa sarebbe la vita senza un buon bicchiere, di tanto in tanto? La pensiamo tutti così, in fondo, perché un briciolo di piacere e trasgressione è indispensabile a rendere l’esistenza un po’ più sopportabile. Tanto che a nessuno o quasi verrebbe in mente di classificare la birra e il vino come droghe. E invece di veri e propri stupefacenti si tratta, e con effetti più rilevanti di molte altre sostanze.

Senza inibizioni

L’utilizzo dell’alcol come sostanza psicoattiva è molto antico, risale ad almeno 9.000 anni fa. Ancora oggi è la seconda sostanza psicoattiva più diffusa al mondo, dopo la caffeina. Dal punto di vista fisiologico, il suo meccanismo d’azione è molto ampio: l’effetto principale è la soppressione dell’attività del sistema nervoso, che è una conseguenza dell’aumento del principale neurotrasmettitore inibitorio del nostro cervello, chiamato GABA. Da questa azione derivano la riduzione dell’ansia e la sedazione che l’alcool è in grado di produrre. Ma l’alcol è in grado di influenzare tutti i neurotrasmettitori del nostro corpo, dalla serotonina al glutammato. Ed è proprio la sua capacità di aumentare la dopamina e gli oppioidi endogeni che spiega sia gli effetti piacevoli, sia la dipendenza che è in grado di produrre.

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Formula chimica, con la struttura tridimensionale della molecola di etanolo.

Meglio a piccole dosi

Anche gli effetti sull’organismo sono molteplici e negativi, soprattutto se si esagera: il consumo prolungato e sostenuto può compromettere il funzionamento di tutti gli organi del corpo, causando patologie che vanno dalla fibrillazione atriale alla pancreatite cronica, dalle malattie epatiche ad alcuni tipi di demenza e di cancro. Si è calcolato che l’abuso di alcol è in grado di ridurre la durata della vita fino a 12 anni; anche se numerosi indizi indicano che un consumo moderato può apportare benefici, a partire da una probabile riduzione del rischio di malattie cardiovascolari.

A confronto

È interessante il paragone con i funghi allucinogeni. L’alcol e la psilocibina sono infatti entrambe molecole naturali, psicoattive e prodotte dai funghi (per la precisione lieviti, nel caso dell’alcol). Entrambe le sostanze producono distorsioni cognitive temporanee e una diminuzione del coordinamento motorio. Ma l’alcol, attraverso il rilascio dei freni inibitori, può rendere più aggressivi, mentre i funghi no. Come le altre sostanze psichedeliche, infatti, i funghi inducono sensazioni di benessere e di comunione con chi ci sta attorno.

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(Image by Anil sharma from Pixabay)

Danni e tossicità

In uno studio pubblicato sulla rivista britannica The Lancet una quindicina di anni fa,
è stato messo a confronto il danno – fisico, psicologico e sociale – che diversi tipi di sostanze possono provocare all’utilizzatore e alle persone che gli stanno attorno. L’alcol si trova al vertice della classifica, subito seguito dall’eroina e alla cocaina. I funghi sono in fondo.

Dallo studio emerge che chi consuma alcol ha una probabilità di arrecare danno a sé stesso 12 volte maggiore rispetto a chi ha consumato funghi magici, in termini di mortalità, danni a organi e apparati, compromissione delle funzioni cognitive e mentali, perdita delle relazioni sociali. Se si considera la tossicità delle due sostanze, infine, si scopre che per raggiungere il 50% di probabilità che un individuo muoia a seguito dell’assunzione (un parametro noto come “LD50”) è sufficiente una quantità pari a un litro e mezzo di vodka, mentre per ottenere lo stesso effetto con i funghi sarebbe necessario ingerirne 20 kg. In altre parole, è praticamente impossibile morire per un’overdose di funghi allucinogeni, mentre per una di alcol sì.

Come i barbiturici

Infine c’è la dipendenza. Anche in questo caso, i dati mostrano che la dipendenza da alcol è simile a quella dei barbiturici e del metadone. È cioè inferiore a quella di sostanze come l’eroina e la cocaina, ma superiore a quella di LSD, ecstasy e psilocibina. La ragione per cui gli psichedelici danno una minore dipendenza è legata al meccanismo molecolare, ma vi sono anche spiegazioni psicologiche. L’esperienza con gli psichedelici è, infatti, spesso soddisfacente ma impegnativa, e gli effetti positivi tendono ad avere strascichi nei giorni successivi. Per questo, difficilmente chi l’ha vissuta avrà la voglia o la necessità di riprovarla nel breve termine.

Gionata Stancher
Gionata Stancher
Gionata Stancher è un ricercatore e divulgatore scientifico che lavora come curatore della sezione di Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Laureato in Biologia evoluzionistica e dottore di ricerca in Neurobiologia, ha conseguito una successiva specializzazione in giornalismo scientifico. Ha svolto attività di ricerca e didattica presso le Università di Trento, di Trieste e di Roma. È stato allievo del neuroscienziato Giorgio Vallortigara ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali; cura inoltre mostre e organizza eventi pubblici su tematiche relative alle neuroscienze e alle scienze naturali.

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