Nel cuore di Firenze, incastonato tra le case e i palazzi rinascimentali, si snoda un percorso sconosciuto ai più, eppure ricco di storia e di significati: il Corridoio Vasariano, realizzato in soli cinque mesi nel 1565 dall’architetto aretino Giorgio Vasari. Dopo un lungo periodo di chiusura, in questi giorni riapre al pubblico.
Tortuoso
Il Corridoio Vasariano fu commissionato dal granduca Cosimo I de’ Medici in occasione del matrimonio tra suo figlio Francesco I e l’arciduchessa Giovanna d’Austria ed è il collegamento tra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti, cioè tra il centro del potere e la residenza privata dei Medici. È lungo quasi un chilometro e si muove segretamente tra le case, perché doveva consentire ai regnanti di spostarsi da un punto all’altro, e perfino di andare in chiesa, senza essere visti. Per costruirlo, fu necessario abbattere le torri medievali e gli edifici che si trovavano sul suo percorso. Fu risparmiata solo la torre della famiglia dei Mannelli, attorno a cui il Vasari costruì una deviazione.
Collezione di autoritratti
Nel momento in cui riapre, il Corridoio Vasariano è privo di allestimenti, così come era in origine. In futuro, però, potrebbe ospitare alcune collezioni, così come è avvenuto in passato. Fino al 2016, quando è stato chiuso, ha ospitato una collezione di autoritratti unica al mondo, avviata a metà del ’600 dal cardinale Leopoldo, fratello del granduca Ferdinando II, e proseguita fino ai giorni nostri. La raccolta includeva circa 800 autoritratti, tra cui quelli del Bronzino, del Tintoretto, del Guercino, di Rubens, Rembrandt, van Dyck, Dürer, Ingres, Delacroix, Corot, Guttuso, Chagall. Ed era ordinata in senso cronologico, a partire dai quadri più antichi, fino ai più recenti. Tra i primi, c’era un autoritratto dello stesso Vasari, e un altro inizialmente attribuito a Leonardo da Vinci: studi successivi, però, hanno dimostrato che si trattava di un falso.

Da San Pietro a Castel Sant’Angelo
Il Corridoio Vasariano si ispira a un altro celebre passaggio segreto, che riapre anch’esso in questi giorni: Il Passetto di Borgo a Roma, citato anche da Dan Brown nel suo romanzo Angeli e Demoni (2000). Il suo percorso, sopraelevato, è lungo 800 metri ed era anch’esso una via di fuga, che collegava il Palazzo Apostolico Vaticano a Castel Sant’Angelo seguendo un tratto delle antiche mura leonine.

Le prime fortificazioni dell’area risalgono infatti all’impero del re ostrogoto Totila nel VI secolo d.C. Papa Leone IV le rinforzò nel IX secolo per contrastare i ripetuti attacchi dei Saraceni, costruendo una cinta muraria a protezione del Vaticano e della Basilica di San Pietro. Nel 1277, papa Niccolò III Orsini fece realizzare il collegamento tra il Palazzo Apostolico e Castel Sant’Angelo, con l’intento di garantire un passaggio sicuro per i pontefici. Successivi interventi, come quello di Alessandro VI Borgia (1492-1503), aggiunsero un passaggio coperto, conferendo al Passetto l’aspetto attuale. La sua funzione difensiva e strategica divenne celebre durante il Sacco di Roma del 1527, quando papa Clemente VII (Giulio de’ Medici, nipote di Lorenzo il Magnifico) riuscì a sfuggire alle milizie imperiali di Carlo V, in cui combattevano i temibili lanzichenecchi, utilizzandolo come via di fuga verso Castel Sant’Angelo. Nel 1565, sotto il pontificato di Pio IV Medici, furono realizzate ulteriori modifiche urbanistiche con la costruzione delle mura di Borgo Pio, Vittorio e Angelico, segnando il passaggio del Passetto da struttura difensiva a elemento urbano integrato.

Sotto Milano
Tunnel e passaggi segreti si trovano in moltissimi castelli e palazzi potere o residenze di re e governanti. Sotto il Castello Sforzesco di Milano, costruito da Galeazzo II Visconti tra il 1360 e il 1370, e poi rimaneggiato da Francesco Sforza nel XV secolo, c’è una fitta rete di tunnel e passaggi segreti. Molti di questi camminamenti potevano essere percorsi a cavallo e utilizzati come via di fuga in caso di pericolo. Il più noto è la strada coperta della Ghirlanda, costruita in mattoni con un soffitto a volta alto 2,80 metri, che era usata dalle truppe a scopo di difesa. Da qui si aprivano almeno otto gallerie: alcune conducevano all’interno del castello, altre all’esterno. Uno dei percorsi nascosti portava alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a circa un chilometro di distanza. Oggi però questo passaggio non si può più percorrere nella sua interezza, perché è interrotto dalle linee della metropolitana.


