Per poter andare oltre, la nostra fantasia si fa sempre più spinta, il pensiero più audace. Immaginiamo allora di sopravvivere all’orizzonte interno, e di proseguire imperterriti nel viaggio. Che cosa troveremmo?
A quel punto avremmo di fronte a noi il punto più importante ed emblematico di ogni buco nero, per certi aspetti la sua essenza. E cioè la singolarità in cui si concentra tutta la materia che lo compone. Una singolarità non è qualcosa che ci aspettiamo esista davvero in natura, è piuttosto un concetto matematico che risulta inevitabilmente dalle equazioni di Einstein, così come l’idea di punto del tutto privo di dimensioni della geometria euclidea è un’idea astratta che non trova eguali in natura. Ogni cosa, in natura, ha infatti un volume, per quanto piccolo possiamo essere, anche se le idee astratte di punto, linea e superficie certamente ci possono essere utili per descrivere e raccontare fenomeni fisici che avvengono concretamente attorno a noi.

Verso l’ignoto
In assenza di rotazioni, la singolarità di un buco nero è un punto geometrico di dimensioni nulle e di densità infinita, perché nessuna resistenza fisica – come le forze interne che determinano l’incomprimibilità dei corpi materiali – può opporsi alla forza gravitazionale che lì domina ogni cosa. In un buco nero rotante, invece, la singolarità cambia forma.
Qualunque sia la sua forma e la sua natura, noi dovremo passare da lì. E lì finiscono le nostre teorie. Al di qua del nostro fronte del tempo, abbiamo solo ipotesi. E tra le tante ne scegliamo una. Ovviamente di cambiare strada non se ne parla nemmeno, attraverso quella cruna d’ago deve passare ogni cammello. E allora anche noi giù dentro, assottigliandoci all’inverosimile, al punto da far impallidire Mister Fantastic, l’uomo di gomma.
E poi – puf! – eccoci d’incanto proiettati, a velocità fantastica, verso un confine che questa volta si può solo varcare in uscita, perché stiamo uscendo da un buco bianco.
Oltre
C’è chi dice che dall’altra parte, in realtà, c’è un altro universo, del tutto scollegato da dove eravamo prima. C’è chi dice che finiremmo distrutti e basta, che non c’è un’altra parte. C’è chi dice altro ancora. C’è chi sospetta che non lo sapremo mai. A noi non resta che la nostra ipotesi, e nella nostra ipotesi tutta la caduta si ripete in senso inverso, e siamo proiettati nello spazio da un oggetto speculare a quello che ci aveva ingerito.
Se volessimo tornare sulla Terra a riabbracciare i nostri cari, rimarremmo delusi. Il buco bianco ci ha infatti proiettato verso un futuro lontano, oltre ogni generazione umana. Ora sono passati molti miliardi di anni, l’universo non assomiglia nemmeno lontanamente a quello che avevamo lasciato.
Non c’è Cristoforo Colombo, non c’è Marco Polo, non c’è Ulisse che possa reggere il confronto con la nostra esperienza. Sarebbe l’alba di un nuovo modo di viaggiare. Avrebbe, certo, un sapore amaro; perché come già detto non potremmo in alcun modo far pervenire nemmeno una cartolina ai nostri cari che abbiamo lasciato nel passato remoto. Sarebbe l’inizio di un’altra storia, tutta da immaginare. Potremmo raccontare la nostra esperienza ai nostri discendenti, agli altri esseri o forme di vita che forse incontreremmo. O custodire il ricordo, nascosto, nell’orizzonte del nostro cuore.
(Tratto dall’ebook Viaggio all’interno di un buco nero)

Nota sulle fonti
Questo libro è liberamente ispirato all’attività di Andrew Hamilton, docente di fisica all’Università del Colorado a Boulder, e a quella di Alain Riazuelo, ricercatore dell’Istituto di astrofisica di Parigi. L’ipotesi della trasformazione di buco nero in buco bianco è liberamente ispirata al lavoro di Carlo Rovelli, docente di fisica all’Università di Aix-Marseille.


