Chi ha diritto alla rianimazione?

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La pandemia di Covid-19 ha reso di attualità un tema bioetico rilevante: come affrontare una situazione in cui c’è sproporzione fra mezzi di cura disponibili e numero di malati che ne hanno necessità? Se giungono in ospedale due pazienti che hanno entrambi bisogno di ricovero in rianimazione, ma c’è soltanto un posto disponibile, a quale criterio di scelta attenersi?

Le linee guida ufficiali

La maggior parte delle persone opta, in genere, per l’età più giovane. Ma è un criterio accettabile, o, addirittura, l’unico possibile? La Società italiana degli anestesisti e rianimatori raccomanda di agire in funzione delle probabilità di sopravvivenza e della presenza di altre importanti situazioni patologiche presenti nel paziente. Tuttavia, al punto 3 di quelle raccomandazioni, afferma che “può rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in terapia intensiva”: a parità di altre condizioni, naturalmente. Una parità, però, che all’atto pratico non è sempre facile accertare e sulla quale non è certo possibile riflettere accuratamente nelle concitate situazioni di emergenza nella quale la scelta viene operata. Di fatto, nella grande maggioranza dei casi, l’età risulta il discrimine reale.

Età o utilità sociale?

L’età, comunque. Non certo l’utilità sociale. Facciamo però un esempio estremo. Supponiamo di dover scegliere tra assistere un giovane serial killer e un anziano luminare che è a un passo dalla realizzazione di un rimedio contro il cancro, che salverebbe milioni di vite. Siamo ancora sicuri che dovremmo attenerci al criterio dell’età? O forse in questo caso dovrebbe prevalere quello dell’utilità sociale? Come sempre, una risposta definitiva non c’è, ma è utile discutere e aver chiari i principi a cui attenersi.

Situazione simile, risposta diversa

Non è tutto. Immaginiamo ora che un giovane abbia bisogno di entrare in terapia intensiva, ma che non ci siano posti disponibili. Sarebbe lecito, in questo caso, togliere un paziente più anziano per fargli posto? “No”, direbbero tutti. Ma in realtà il risultato è lo stesso dell’esempio precedente: in entrambi i casi verrebbe sacrificata una persona in favore di un’altra, in nome dello stesso principio (qualunque esso sia, dell’età o dell’utilità sociale). Perché, allora, diamo una risposta differente? La risposta c’è ma non è di natura etica, bensì evoluzionistica, e ne parleremo in un prossimo intervento.

Meglio evitare

Tornando al dilemma iniziale… come uscirne? La soluzione migliore è senza dubbio una: evitare fin dal principio che la questione si ponga, aumentando il più possibile le risorse a disposizione. Nel nostro caso, i posti in terapia intensiva. Il problema dell’allocazione delle risorse è di natura politica. Le responsabilità etiche – è bene ricordarlo – incombono anche sull’agire politico e non soltanto sul singolo cittadino.

Francesco Piscitello
Francesco Piscitello è stato durante l’intera vita professionale cardiologo ospedaliero, e nel corso della sua attività ha maturato l’interesse per i temi bioetici. È autore di numerose raccolte poetiche e ha svolto attività pubblicistica per le riviste Eos e Odissea.

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