Con una gonna di serpenti

Nella tradizione azteca, Coatlicue (“Colei che ha una gonna di serpenti”) è la divinità della terra e della fertilità. Di lei ci resta una statua colossale e terribile, conservata a Città del Messico.

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Con una gonna di serpenti

Nella tradizione azteca, Coatlicue (“Colei che ha una gonna di serpenti”) è la divinità della terra e della fertilità. Di lei ci resta una statua colossale e terribile, conservata a Città del Messico.

Tenochtitlan era la splendida capitale degli Aztechi. “Pensavo che in tutto il mondo non sarebbe mai più stata scoperta una città come quella”, ha scritto nelle sue memorie Bernal Díaz del Castillo, il soldato veterano che prese parte alla campagna di Cortez per la conquista del Messico. “Tutto quello che vidi allora è stato cancellato e distrutto, purtroppo nulla è rimasto”. Nel 1790, quasi tre secoli dopo, il viceré spagnolo di Città del Messico ordinò la pavimentazione di alcune strade e la costruzione di una rete fognaria. Nella vasta area dello Zocalo, la piazza principale, sul lato sud-orientale vicino al Palazzo Nazionale, gli operai che stavano scavando si imbatterono in una gigantesca pietra scolpita: Coatlicue. La notizia che un reperto religioso azteco, da lungo tempo dimenticato, era stato portato alla luce proprio nel cuore della metropoli, colse di sorpresa il mondo intero. Il viceré Juan Vicente de Güemes Padilla Horcasitas y Aguayo si interessò alla statua in modo particolare e ordinò che fosse trasportata alla locale università per farne il disegno e per studiarla. Così facendo stravolse cent’anni di politica spagnola, volta a cancellare ogni traccia della civiltà azteca, i cui reperti venivano considerati dalla Chiesa come opere del demonio. La statua fu, non molto tempo dopo, seppellita sotto il pavimento di una delle stanze dell’università per evitare che le popolazioni locali la idolatrassero. Rimase interrata fino al 1823, quando fu definitivamente dissotterrata.

Teschi e artigli

Coatlicue è la madre di tutti gli dei e di tutti gli uomini, divinità della terra e della fertilità. Tra gli Aztechi, il suo nome in lingua nahuatl significava “Colei che ha una gonna di serpenti” (da coatl, “serpente” e cueitl, “gonna”). Nell’immagine, alta due metri e novanta centimetri, il potere della dea è testimoniato da spaventosi attributi come le due teste di serpente, il collare adorno di un teschio, di mani e di cuori, la veste di serpenti intrecciati e gli artigli ai piedi.

Coatlicue
Statua della dea azteca Coatlicue, esposta presso il Museo nazionale di antropologia di Città del Messico (Los Puntuales, Wikimedia, CC BY-SA 4.0).

Per la mitologia azteca Coatlicue è la vecchia dea della terra, che fu miracolosamente fecondata da una palla di piume scesa dal cielo e in seguito partorì Huitzilopochtli dio del sole e della guerra e protettore della capitale Tenochtitlan. Huitzilopochtli nascendo uccise i fratelli e le sorelle che rappresentavano le tenebre. Il dio impersona infatti la potenza del sole vincitore, da cui derivano tutti i simboli solari e sanguinosi, abituali in quella cultura, come mani mozzate, cuori strappati, sangue, che evocano il destino trionfante del popolo azteco e il sacrificio umano. 

Dalla terra

Huitzilopochtli era dunque nato da una vecchia dea della terra così come gli Aztechi erano sorti dalle tradizioni agricole degli altipiani. La celebre statua della grande Coatlicue, che ora si trova nel museo archeologico di Città del Messico, è un imponente, maestoso, rettangolo di pietra. Da esso sprigiona un tal senso di turbamento e di forza che si può comprendere la reazione degli ecclesiastici di allora davanti al potere inquietante e minaccioso che emana. La statua è piena di simboli, alcuni dei quali rimangono non del tutto decifrabili. I serpenti simboleggiano la fertilità; i seni sono flaccidi perché hanno nutrito molti dei e molti uomini; la collana è adornata con mani mozze, cuori umani e un teschio perché la dea si nutre di cadaveri, al pari della terra che consuma tutto ciò che muore. D’altra parte, questa statua gigantesca fu sicuramente concepita per ispirare terrore. Non sono molti gli esempi nell’arte antica che raggiungono un simile grado di arditezza nel mescolare realismo e astrazione. Per quanto descritta nel mito come una donna vecchia, qui la dea non ha volto: lo sostituiscono due bocche affrontate di serpenti che sono composti da getti di sangue come quelli che dovevano scaturire dalle vittime decapitate in occasione dei riti di fertilità. Il corpo altro non è che un groviglio di simboli: serpenti, mani mozzate presentate come offerte, cuori umani, crani scarnificati in rilievo, artigli di aquila, fiotti di sangue.

Testa rovesciata

Nel 1967, durante gli scavi della metropolitana, a Città del Messico venne ritrovata una seconda Coatlicue più piccola. Misura 90 centimetri, ed è difficile da interpretare come la sua “sorella” più grande. È interamente composta di simboli mescolati tra loro: cuori, artigli d’aquila, serpenti, crani umani; ma la testa della dea non è più composta da due serpenti affrontati, come getti di sangue, simboli forse del tempo. La testa è rovesciata e circondata da due mani contratte. Ci sono due ipotesi. Ctecoatlicue non aveva forse in qualche mito l’incarico di sorreggere il peso del cielo, regno del figlio trionfante Huitzilopochtli? O piuttosto, come pensa la maggior parte degli autori, non si tratta forse della dea raffigurata sotto la sua forma maschile di mostro della terra, Tlaltecuhtli, di cui peraltro si conoscono ulteriori raffigurazioni? La testa rovesciata risulta essere simile a quella del dio discendente degli Olmechi e dei Maya, dove talvolta è resa schematicamente da denti a forma di lame sacrificali, mentre altre volte è la lingua a essere coltello.

Roberto Masutti

Link e approfondimenti

• Il libro Il Messico Dalle Origini agli Aztechi di Ignacio Bernal e Mirelle Simoni-Abbat (Rizzoli).
• Il libro
Tenochtitlan – Gli Aztechi e le loro origini di Edoardo Matos Moctezuma (Jaca Book).

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