Il “Google Maps” delle strade romane

Un team di archeologi ha realizzato la mappa più dettagliata di sempre delle strade dell'Impero romano nel 150 d.C., per un totale di quasi 300 mila km.

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Il “Google Maps” delle strade romane

Un team di archeologi ha realizzato la mappa più dettagliata di sempre delle strade dell'Impero romano nel 150 d.C., per un totale di quasi 300 mila km.

Si dice spesso che “tutte la strade portano a Roma”. Sì, ma quali strade con esattezza?
È quello che si è chiesto un team internazionale di archeologi che ha realizzato la mappa più dettagliata di sempre delle strade dell’Impero romano del 150 d.C., per un totale di quasi 300 mila chilometri di lunghezza. Per l’esattezza, 299.171 km, quasi dieci volte la circonferenza media del nostro pianeta e appena 600 chilometri meno di quanto percorre la luce nel vuoto in un secondo. Il riferimento precedente era il Barrington Atlas of the Greek and Roman World, che però fermava le sue stime a 188.555 km.

Capire la storia

Lo studio, fruibile a tutti on line e denominato Itiner-e, è stato guidato da ricercatori dell’Università Autonoma di Barcelona (in Spagna) e dell’Università di Aarhus (in Danimarca) ed è stato pubblicato sulla rivista Scientific Data del gruppo Nature. Gli autori hanno integrato dati provenienti da mappature topografiche, immagini satellitari e documenti storici. Hanno anche assegnato alla localizzazione di ogni tratto di strada un indice di attendibilità, basato sulla qualità della fonte. La ricerca ha rivelato che – sebbene spesso i punti di partenza e di arrivo delle strade siano noti con esattezza – solo il 2,8% della rete di connessioni può essere localizzato con precisione, cioè entro 50 metri in montagna e 200 metri in pianura. Secondo gli autori, una migliore conoscenza della rete stradale romana può arricchire la nostra comprensione di molti eventi della storia europea, come la diffusione iniziale del cristianesimo, le migrazioni di massa e le pandemie.

 Video di Itiner-e, Artas Media, MINERVA.

Link e approfondimenti

• Il sito di Itiner-e.
• L’articolo pubblicato su Scientific Data.
• Il sito del Parco archeologico dell’Appia Antica, con la relativa mappa.

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