È decollata nei giorni scorsi la sonda Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), ora in viaggio verso la coppia di asteroidi Didymos-Dimorphos che raggiungerà nel dicembre 2026. Hera fa seguito alla missione Dart della Nasa, che nel 2022 aveva colpito Dimorphos, la piccola luna di Didymos, deviandone l’orbita. A catturare le immagini dell’impatto fu allora il mini satellite (cubesat) LiciaCube dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), che scattò oltre 600 immagini. Hera andrà a guardare più da vicino quel che è successo, con l’obiettivo di definire un efficace sistema di difesa planetaria da attuare nel caso in cui un asteroide dovesse entrare, in futuro, in rotta di collisione con la Terra.

Da vicino
«Sono passati due anni da quando abbiamo ricevuto le immagini del nostro satellite LiciaCube, che ha documentato l’impatto della sonda Dart», ha detto Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). «Quelle immagini ci hanno permesso di studiare e verificare una nuova strategia di protezione planetaria in caso di pericolo derivante da asteroidi e altri oggetti. Oggi Hera inizia il suo viaggio verso la stessa destinazione, per analizzare più da vicino ciò che è accaduto».
Il viaggio di Hera verso Didymos e Dimorphos (Video ESA).
Sguardo alle polveri
Hera rilascerà anche due piccoli satelliti detti cubesat per eseguire misurazioni ravvicinate di supporto. Uno dei due, dedicato al matematico italiano Andrea Milani (1948-2018), effettuerà osservazioni multispettrali (cioè in più lunghezze d’onda) di superficie. L’altro, Juventas, effettuerà per la prima volta rilevamenti radar dell’interno di un asteroide. Sulla sonda, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) è inoltre responsabile dello strumento Vista (Volatile In Situ Thermogravimeter Analyser), un sensore per l’analisi delle polveri. Lo studio della polvere attorno a Didymos è infatti fondamentale per capire la coesione di questi corpi celesti, allo scopo di poterli deviare da orbite potenzialmente pericolose.

In attesa
«Sono molto emozionato nel vedere coronato un sogno iniziato quasi venti anni fa con innocenti idee discusse durante i caffè e poi proseguite con i successivi studi di strumentazione miniaturizzata per l’Agenzia Spaziale Europea», commenta Ernesto Palomba, ricercatore Inaf e responsabile scientifico dello strumento Vista. «Ora sono qui con il mio team in euforica attesa di vedere arrivare i primi dati da Didymos tra qualche mese».

Tanta Italia
Oltre alle attività su Vista, l’Inaf collabora attivamente con altri due strumenti a bordo della missione: lo spettrometro Aspect e la termocamera a infrarossi Tiri. Per la parte industriale, Thales Alenia Space ha realizzato importanti equipaggiamenti, tra cui il transponder, costruito negli stabilimenti di Roma e L’Aquila, che consentirà la comunicazione con la stazione di terra. Leonardo ha fornito i pannelli fotovoltaici che alimenteranno la sonda: realizzati in uno stabilimento a Nerviano (Milano), sono composti da due ali con tre pannelli ciascuna per un totale di circa 14 metri quadrati e oltre 1600 celle, ognuna grande quasi il doppio di una carta di credito. Ohb-Italia è coinvolta nella realizzazione di sistemi di bordo come il sistema di potenza elettrica, mentre la propulsione è stata assegnata ad Avio. Tsd Space, una Pmi con sede a Napoli, ha realizzato la Spacecraft Monitoring Camera (Smc) di Hera. Mentre il cubesat Milani è stato realizzato in Italia da Tayvak.
Il lancio di Hera è avvenuto alle 16:52 ora italiana dalla rampa Slc-40 di Cape Canaveral utilizzando un vettore Falcon 9 della società americana SpaceX.
Fonte: comunicato stampa Asi, testo adattato. Licenza per il riutilizzo del testo: CC BY-NC-SA 4.0
Link e approfondimenti
• Il sito di Media Inaf da cui è tratto questo articolo.
• Un recente articolo di Josway dedicato agli asteroidi e alla difesa planetaria.
• Chi era Andrea Milani e perché un satellite è stato dedicato a lui.
• Il sito della Nasa dedicato alla difesa planetaria e quello dedicato alla missione Dart.
• Il sito di Esa dedicato a Hera.


